1987 - 1990

by V/Vm

The Sound of new beat

Non esistono solo Chicago e New York, se si parla di musica dance. Questa è la storia del New Beat, genere musicale belga che ha avuto la vita di un lampo. V/Vm, musicista inglese residente a Berlino, da un po’ di tempo sta recuperando materiale risalente alla fine degli anni ’80, epoca appunto di nascita e di morte del New Beat. Gli abbiamo chiesto di raccontarci in poche righe, in maniera quasi filologica, la storia di questo suono svanito nel nulla.

PREFAZIONE DELL’AUTORE

V/Vm ha deciso di ridare vita allo stile New Beat perché crede che sia l’unico stile musicale tuttora intatto e non imbastardito dai musicisti di oggi. Quasi tutti sono infatti intenti a produrre tracce dritte di house, techno e acid. Il New Beat ha in qualche maniera evitato quest’ondata di remake, a differenza della maggior parte dei generi che lo circondano.

Sarebbe bello rivitalizzare il New Beat e farlo conoscere anche lì da voi, in Italia. Certo, voi italiani avete prodotto alcune indimenticabili tracce di italo disco non così differenti dal New Beat, ma c’è una differenza di fondo, perché il suono belga è un po’ più oscuro e decisamente più invischiato col sesso.

Sarebbe bello insomma far conoscere il New Beat a quelle persone che non lo conoscono, e spero che qualcuno prima o poi cerchi di investigare più a fondo le radici di questo stile, in modo che torni a ridare vita al suono ormai stantio dei sound-system di tutto il mondo.

Ad aiutare lo sviluppo della musica elettronica può esserci anche qualcos’altro oltre al suono di Chicago e New York.


BREVE STORIA DEL NEW BEAT BELGA

Il New Beat ha origine in Belgio e guadagna un’improvvisa popolarità alla fine degli anni ottanta grazie all’attenzione che si crea intorno alle comunità dance di Ghent, Anversa e Bruxelles. In genere le tracce New Beat viaggiano tra i 95 bpm e i 115 bpm. Sono tracce spesso ripetitive con bassi da arresto cardiaco e percussioni esplosive.

Originariamente lo stile fu creato in modo accidentale dal DJ Marc Grouls, che suonò a 33 giri, anziché a 45, la versione maxi di Flesh degli A Split Second. Ronnie Harmsen (Fat Ronnie) è il vero padre, dal momento che in diversi club di Anversa cominciò volutamente a mixare i maxi singoli (singoli su 12” a 45 giri, ndt) a 33 giri. Le persone sembrarono apprezzare le versioni rallentate, e così nacque la scena. Influenzati da questi suoni rallentati, i musicisti iniziarono a produrre dischi che nel giro di poco passarono negli impianti audio di gran parte dei club della regione belga.
Due dei club più famosi erano il Boccaccio a Destelbergen, vicino Ghent, e l’Ancienne Belgique a Bruxelles. Clubbers da tutti i Paesi Bassi e dalla Gran Bretagna cominciarono ad affollare le piste per sentire i suoni del New Beat.

Le influenze provenivano dalla electronic body music, dalla techno di Detroit e dall’acid house. I musicisti del New Beat gettarono tutti questi stili in un calderone nuovo, senza mai aver paura di sperimentare nuove soluzioni. La Antler Records fu la prima etichetta discografica a prendere seriamente in considerazione questo stile. Fondata nei primi anni ’80 la Antler era conosciuta principalmente per le uscite di industrial music. Nel 1987 si fuse con la Subway Records e formò la Antler Subway, diventando la maggior sostenitrice della New Beat Music.

Altre etichette la seguirono velocemente, fra cui la R&S, la Target e la Music Man. Come dicevamo però fu la Subway che divenne il principale ambasciatore del genere musicale, rilasciando le due leggendarie serie Take, che raccoglievano in compilation le migliori tracce del periodo.

Questo genere tuttavia non era destinato a rimanere solo un trend underground. Presto emerse dal sottosuolo e in Belgio divenne padrona delle classifiche pop.

La stampa musicale inglese non perse tempo e il NME dedicò la copertina a questo nuovo suono belga. Anche il Music Express gli dedicò spazio.

Il declino del genere arrivò quando le grandi etichette decisero di investire sul New Beat per fare dei soldi.

Il genere, nato nel 1987, stava collassando nel 1990. Molti considerano la versione new beat-commerciale di Marina di Rocco Granata come il momento decisivo in cui la scena si disgregò e l’energia andò del tutto persa.

Detto questo, alcune hit spettacolari emersero ancora, ma nessuna più di Pump Up The Jam dei Technotronic, scritta da Jo Bogaert. La versione originale non aveva la parte cantata, era pregna del suono New Beat e fu così ignorata. Con l’aggiunta del famosissimo cantato, il remix andò in cima alle classifiche americane ed inglesi e rese milionario il suo silenzioso padre di Aalst.

Il New Beat si divise poi in alcuni sottogeneri, c’era l’Hard Beat, il cui suono era più duro e sporco, come esemplificato dai lavori dei Lords Of Acid, di Miss Nicky Trax e di Zsa Zsa Laboum. Poi c’era l’Acid Beat che era ugualmente sporco, ma le linee campionate di TB-303 erano montate su campioni sonori a sfondo sessuale tratti da film.

E’ stata una lunga strada quella del suono belga, dalla sua nascita per così dire casuale alla cima delle classifiche USA e UK. La sua influenza sulla musica elettronica è stata quindi forte e molto ampia.

Molti di coloro che sono stati toccati dal New Beat lo citano come influenza primaria. Da Carl Craig ai Prodigy, da Orbital ai Chemical Brothers, anche gli Autechre, tutti sono stati influenzati dal New Beat. I KLF lo portarono alla luce, nelle classifiche pop, con i loro classici pezzi trance, chiaramente influenzati dal suono belga. D’altra parte non sarebbe difficile rintracciare l’influenza del New Beat in molti altri generi di musica elettronica di oggi.

Nonostante ciò, ancora si tende a non dare la giusta importanza a questo genere per molti anni ignorato e virtualmente dimenticato. Nessun valore creativo è stato dato a questa musica. Rispetto a tutte le serate di acid e di techno che capita di vedere in giro, è molto raro trovare serate dedicate al New Beat.

Il New Beat è stato il suono del Belgio dal 1987 al 1990 ed è stato un momento di creatività incredibile, accanto a quello delle scene ormai ultra-citate di Detroit e Chicago. In ogni caso, avrà sempre un posto speciale nelle menti di coloro che da quel suono sono stati toccati.


“Quando creammo il New Beat, eravamo fra quei DJ che ritenevano il Belgio il centro della dance music europea. Quello che non potemmo evitare fu però che il nome New Beat diventasse un nome usato in maniera indiscriminata. Il 75% dei dischi che escono oggi non ha niente a che fare col New Beat originario, usano quel nome solamente per finalità commerciali e di guadagno. Non ci stanchiamo di ripeterlo, il New Beat è atmosfera, beat e non voce, e – sicuro quanto l’inferno – non è commerciale!!!”
Marc Grouls and Olivier Pieters - 1989






_____________________________________
V/Vm ha creato un personale archivio on-line sul New Beat, con tracce originali e pezzi nuovi – ispirati al suono belga – oltre ad informazioni e ad alcune immagini del periodo: http://brainwashed.com/vvm/micro/benelux

(01/3)