CRONOFLATU

by Simone Berti

Tunhuzun, Ghiao, M-Teoria e altre cose che spiegare sarebbe inutile. Di fatto quello che segue è un racconto di fantascienza raccontato da Simone Berti, artista visivo che a cose belle e solo apparentemente prive di senso ci ha già abituato. Di solito lo fa con quadri, disegni, foto e installazioni, stavolta scrivendo.

Credono ancora nella materia, disse Sgnao. Poveri terrestri, rispose Ghiao, non riusciranno mai a comprendere che le particelle altro non sono che i colpi di tosse del Primo Immaginatore.
Tunhuzun si trovava sulla superficie di una delle membrane della M-teoria e i suoi abitanti vedevano e sentivano ciò che succedeva sulla Terra utilizzando semplicemente il falsopunteruolo che, come dice il nome, non era un vero punteruolo ma una facoltà intrinseca del loro essere. Gli abitanti di Tunhuzun erano sostanzialmente due: Sgnao e Ghiao. E questo era un bene dato che erano esseri estremamente sensibili e insicuri, nonchè parecchio bisbetici. Se ce ne fosse stato uno soltanto, non avrebbe avuto riscontri sulla sua specie e sulla certezza di esistere e ne sarebbe morto. Invece erano in due. E per fortuna soltanto due, vista la loro litigiosità.
In quel settore della M-teoria le leggi fisiche erano diverse, e Sgnao se ne rese conto quando provò a eseguire per la prima volta una ricetta terrestre, il baccalà mantecato, ovviamente con i materiali a sua disposizione. La bassissima costante gravitazionale e una differente coesione molecolare non permetteva però alla pastella di finto baccalà di assumere una buona consistenza. Le molecole svolazzarono, insinuandosi ovunque, fin nelle circonvoluzioni del pensiero di Ghiao, intasandogli i concetti. Fu seccante ritrovarsi con i concetti in panne proprio mentre elaborava la teoria del Sovraccarico Residuale Mistico. Il punto consisteva nello sfruttare l’eccesso di misticismo che... e le particelle di finto baccalà bloccarono allo stato germinale la meravigliosa teoria. Quella volta Ghiao si arrabbiò talmente che non rivolse parola al compagno per almeno una ventina di millisecondi.
Basta con questo falsopunteruolo! Proruppe Ghiao. Gli abitanti di questo pianeta non hanno speranze. Con l’invenzione del metodo sperimentale si sono giocati la possibilità di conoscere lo Spostamento Rivelato a Balzelloni Quantici. Meglio dare un’occhiata a qualche altro universo. Sgnao finse di non cogliere la vera causa dell’irritazione di Ghiao. Suvvia, dagli tempo, disse. Magari ci vorrà un minuto o persino uno e mezzo, ma vedrai che evolveranno, li incontreremo e faremo una bella partita a rubatachioni pandimensionale.
Come no, zizagando a sinusoide, rispose Ghiao, che equivaleva grossomodo al detto terrestre “campa cavallo”.
I collegamenti sinaptici sono perfetti. Borbottò tra se Elvirazz Gardni.
Non capisco cosa non funzioni. Fu la risposta del suo assistente Oremste Peregoh. Quello che i due scienziati stavano testando era un impianto encefalico molecolare a induzione osmotica che, in teoria, avrebbe permesso di parlare le lingue immagazzinate in memoria.
Niente, non capisco una parola, commentò la donna dopo avere ascoltato per la seconda volta il testo in europese.
Avverte effetti collaterali dottoressa?
Non saprei... Ho la netta sensazione che un’imprevista facoltà si stia sviluppando.
Riesce a descriverla? Incalzò Oremste.
Difficile, direi che stanno avvenendo delle traslazioni nel mio stato di coscienza, ma tutto ciò sembra accadere sotto forma di rivelazione. L’assistente aggrottò la fronte con espressione dubbiosa.
Mi sento come se stessi per compiere un “balzellone quantico”, qualunque cosa esso sia. E, perbacco!, sembra che qualcuno mi stia invitando a una partita a “rubatachioni pandimensionale”.
Dottoressa, è sicura di stare bene? Non capisco quello che dice.
Va tutto bene, non si preoccupi Oremste. E detto ciò i contorni di Elvirazz Gardni iniziarono a tremolare, soprattutto nella zona dell’addome. Sul volto apparve la tipica smorfia che denota un malessere a livello intestinale. La scienziata produsse un suono... Preng! E l’assistente si precipitò a dare l’allarme.
L’incredulo personale medico fece appena in tempo a vedere l’ultimo lieve tremolio con il quale la dottoressa svanì e... tutti arricciarono il naso. I successivi mesi di indagini e misurazioni non diedero risultati. Solo Algoritmo, il piccolo meticcio di Elvirazz, annusava e abbaiava nel punto dove la sua padrona era scomparsa. Fu così che il naso elettronico a scansione rivelò una bolla di odore proprio in quel punto. La sostanza odorosa non si disperdeva, rimaneva immobile al suo posto come costretta da un campo di contenimento. La bolla venne tenuta sotto stretta sorveglianza 24 ore su 23 ore, 59 minuti, 999 millisecondi. Ci si accorse infatti che una fluttuazione spazio-temporale accorciava la giornata di un millisecondo, intorno alla bolla.
Passarono gli anni. Qualcuno tentò anche di spostare la bolla per studiarla più comodamente, ma senza successo. Sembrava appartenere a un’altra dimensione. E tuttavia l’odore c’era, impercettibile per i grossolani nasi umani, ma c’era. Davvero inspiegabile.
La bolla era sempre lì e sul posto venne edificato un mausoleo ove orde di pellegrini si recavano per annusare e chiedere grazia. Erano passati 2000 anni e naturalmente, perdendo la bolla un millisecondo ogni 24 ore, era rimasta indietro di circa 8,4 giorni. Questo creava molta confusione nei fedeli, alcuni arrivavano due settimane prima, altri arrivavano quando arrivavano e tiravano semplicemente indietro l’orologio.
Nel frattempo Elvirazz era in svantaggio e la partita volgeva al termine.
Beh, poco male, pensò, mi rimane la rivincita. Ghiao pensava con aria soddisfatta alla mossa successiva mentre Sgnao continuava i suoi esperimenti culinari.
Ora, i tunhunzuniani non passavano i loro vari millisecondi esclusivamente a giocare a rubatachioni o cucinare improbabili poltiglie. A differenza dei terrestri, i quali si chiedevano raramente chi fosse Dio, loro si interrogavano eccome su quale fosse la vera natura del Primo Immaginatore. In particolare Ghiao, una volta se lo chiese per ben 12 nanosec e gliene bastò uno per domandarsi “chi avesse creato chi”. E tuttavia tentò di elaborare una teoria sulla fede. Fu quella volta che le molecole di finto baccalà gli intasarono i concetti. Da allora non ci pensò più.
Fra un colpo di tosse e l’altro, il Primo Immaginatore mandò a chiamare il Cronospruzzatore Capo, suo sottoposto.
Che sta succedendo nel tremilasettimo universo a destra di questa Membrana? disse il P.I. indicandola. Sento che, da diversi millenni, non tossisco bene dalle parti della Terra. Hai notato niente di strano dal punto di vista temporale?
In effetti c’è una piccola bolla che rimane indietro di un millisec ogni 24 ore, rispose il C.C. Devo ancora localizzarla con precisione.
E anche quest’altro punto mi preoccupa, aggiunse il P.I., su Tunhunzun hanno smesso di pensare a noi. Se si dovessero convincere che noi creatori del tutto-compresinoistessi siamo una loro invenzione, smetteremmo di esistere. E se scomparissimo noi scomparirebbe anche il tutto, compreso Tunhunzun e quell’altra... la Terra.
Hai ragione P.I., dobbiamo stare più attenti. Il C.C. ricontrollò tutti i campi temporali del Multiverso, diede una cronospruzzata qui, una là e tutti i parametri tornarono a posto.

Elvirazz Gardni ebbe la sua rivincita e scomparve nell’arco di 0.13 nanosecondi.
Per la bronchite del Grande Immaginatore! Sono stufo di questo gioco! esclamò irritato Ghiao. Forse perché ti sei fatto battere da una terrestre? Lo provocò Sgnao. Il compagno si allontanò indispettito.
Non mi cercare per i prossimi 3 microsecondi, disse. E con un balzellone quantico se ne andò, sbattendo il falsopunteruolo.
Il cappellano del mausoleo della Beata Elvirazz, nonchè custode della bolla del Sacro Odore o, per gli esegeti, Delizia di Improbabilità Olfattiva, gridò al miracolo. Un corpo si era materializzato al posto della bolla, sotto il suo naso e quello dei fedeli. Prima un fantasma tremolante poi sempre più concreto, si adagiò in terra. Assomigliava proprio alla Beata Elvirazz, nonostante non fosse magra e giovane come nelle rappresentazioni sacre. La donna si alzò e guardò la folla ammutolita. Trascorsero lunghi attimi di tensione, poi un giovanotto in fondo alla sala esclamò: Ehi cicciona! che ne hai fatto della Beata Elvirazz?!