C O C OO N

by Michele Manfellotto

Heaven is knowing who you are

Nel numero scorso Benji ha raccontato le origini del Flaminio, la maturità dell’hip hop a Roma dal 1990 in là. Allora si diceva che ci fosse un capo, un personaggio che spiccava tra gli altri, ispirava lo stile e faceva il passo. Benji lo conosceva bene. L’abbiamo raggiunto: in nome dei vecchi tempi ci ha dato il permesso di parlare di lui, della sua caduta e della fine di quella comitiva unica.

Lemma: Comitiva

Sillabazione/Fonetica: [co-mi-tì-va]

Etimologia: Dal lat. tardo comiti¯va(m), deriv. di co°mes -i°tis ‘conte’; propr. ‘(sèguito) del conte’

Definizione: s. f.

1 gruppo di persone che fanno insieme una gita, un viaggio, un’escursione e sim.: una comitiva di turisti; viaggiare, pranzare in comitiva.
2 (lett.) seguito di un personaggio importante.


(Dall’edizione 2003 del Dizionario d’Italiano, Garzanti)


Killa Bee, il personaggio del momento.
Psicopatico, killer, matto scocciato, e comandava.
Il capo indiscusso: il movimento l’aveva creato lui, e il declino è cominciato la prima volta che l’hanno arrestato. La prima, se escludi le cinquanta volte che si è fatto un giorno o una notte in gattabuia.
Un folle psicopatico, un genio.
2pac: Killa Bee comandava perché era 2pac, era il fuoriclasse.
Una volta, al fast food, aveva chiesto da mangiare per certi che morivano di fame. Ma il tipo non voleva dargli niente, aveva paura che non pagavano.
Killa Bee si è incazzato, e gli ha sfondato la vetrina con il secchio della monnezza.
C’era quello che levava le pistole ai poliziotti? Killa Bee pigliava il cassonetto, tipo Spike Lee, e allora tutti, Killa Bee è il capo.
Magro così, cinquanta chili: ma era sempre in prima fila a menare i buttafuori in discoteca.
C’era gente che non poteva mangiare perché stava fatta, e non c’aveva due lire in tasca: stavano là buttati al Flaminio tutto il giorno. Killa Bee, pure se erano venti, trenta, comprava da mangiare a tutti. E poi aiutava un’altra trentina di negri nullafacenti, che formavano la micro-micro-micro-microcriminalità del Flaminio.
Tanti pischelli scappavano di casa. Magari, che ne so, c’avevano cinque fratelli, e a casa non ci tornavano mai. Dormivano al Flaminio, dentro a Villa Borghese.
Avevano costruito una specie di casetta, con delle tende, tipo capanna, tipo L’isola dei famosi, e ci dormivano in dieci.
A volte ci restavo pure io. Una situazione surreale.
Drogati, sballati, a fare canne su canne, fino alle sette di mattina. Ci svegliavamo e a quell’ora la gente andava a lavorare, e noi zombi. L’alba dei morti viventi: noi tutti zombi mentre la gente stava a tremila. E noi, Ma come cazzo fate.
Ma Killa Bee trovava pure posti per dormire: una casa di qua, una casa di là, situazioni.
Al Flaminio c’aveva un appartamento occupato, e ci faceva dormire persone che se no stavano per strada.
Neanche lui c’aveva una residenza fissa. La madre era eritrea, il padre invece era italiano: era un fascista, e lo ammazzava di botte.
Al Flaminio i negri si sono aggrappati a chi poteva farli svoltare. Ma di fatto non facevano una lira se non per uscire e andare a ballare in discoteca. La svolta loro in caso era rimorchiarsi la pischella bianca e fare i mantenuti.
Killa Bee si era messo con una che adesso è un’attrice famosa. Lei se lo veniva a caricare al Flaminio, la sera, e tante volte lui voleva che andassi con loro perché sapeva che poteva portarmi in giro in determinate situazioni: posti precisi, non posti da negri.
Sono stati insieme più di due anni, sono usciti pure sul giornale, in copertina: Il mio amore per un ragazzo di colore, faceva pure rima, e Killa Bee era diventato tipo il tronista di Maria De Filippi.
Stavo con lui perché eravamo amici: mi piaceva come si comportava, c’aveva stile.
Tra tutti gli eritrei, io ero Quello che stava in quarto superiore, perciò lui mi chiedeva aiuto per fare i conti, dividere i soldi. Io ci mettevo cinque minuti, lui c’avrebbe messo un’ora.
Gli altri, tutte capre. Tanti leggevano e scrivevano male, si sbagliavano a fare le moltiplicazioni, e lui si scocciava di chiedere, che ne so, ai francesi, ai diplomatici. Sia per non fargli vedere i cazzi suoi, sia per rispetto di se stesso: Anvedi quello, non sa fare i conti.
Se toccavano uno dei nostri Killa Bee andava per primo.
Una volta, in discoteca, due fasci ce l’avevano con me. Guarda questo negro, di qua e di là, Ma che, ti credi di stare a casa tua?
Arriva Killa Bee. Lo vedo solo con la coda dell’occhio, perché stava a venti metri.
Arriva, salta, Bum, destro subito in testa a uno: Bum, Bum, Bum, Bum.
Gli prende il portafoglio, gli prende la carta d’identità, i soldi, il cellulare, e li lasciamo lì per terra.
Dopo siamo andati a casa mia. Per tutta la sera questi chiamavano il cellulare che gli avevamo levato.
E noi, Che vuoi? Aspetta che devo telefonare in America.
Allora stavi con il contratto, che non si poteva chiudere prima del giorno dopo. Abbiamo fatto quarantamila telefonate.
Poi gli abbiamo dato appuntamento per ridargli il cellulare e la carta d’identità. Loro dovevano portare trecentomila lire.
Al Flaminio, no? E quando sono venuti, in dieci, non sapevano che noi al Flaminio avevamo occhi e orecchie dappertutto, ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i giorni.
Si sono presentati in due: gli altri si erano nascosti, ma noi sapevamo già tutto.
Allora chiamano il loro telefono, quello che c’aveva Killa Bee, e lui dice che non può più venire, gli dà appuntamento per il giorno dopo.
Quelli se ne vanno, e noi li seguiamo in motorino. Li becchiamo venti metri dopo, guidavo io, loro in macchina, e Killa Bee comincia a prendere a calci la macchina in corsa.
Scendi, infame!
Che, mi prendi per deficiente a me? Io ti sto portando tutto e tu vieni con dieci persone?
E ora paghi, cretino!

E Bum, Bum, Bum, li ha lasciati lì per terra e gli ha tolto pure l’altro portafoglio, quello dell’altro tipo, che c’aveva cinquantamila lire.
E questa è casa mia, cretino, coglione, guarda ‘sto coglione, questa è casa mia.
Li vedi? Cinquecento negri, non li vedi? Comando io!

E poi non so com’è finita.
Io ho fatto una ventina di telefonate. C’era il contratto, no? Con la bolletta, fai tutte le telefonate che vuoi.
Fammi chiamare a Londra, fammi chiamare a Dallas.
Mia madre c’ha tredici fratelli, hai voglia a fare telefonate. Stanno tutti all’estero, a Londra, in Svezia, in Canada, a Dallas.
E lui, Chiama, e io non sapevo più chi chiamare, avevo chiamato tutti.
Con la pischella, Non ti preoccupare amore posso parlare quanto voglio. Ma a quel punto non sapevo più che dirle.
Killa Bee, sempre il primo della fila. Era il collante, era un bravo re.
Beccavano uno? Killa Bee andava a trovarlo in carcere.
Servivano soldi? Lui dava i soldi al fratellino più piccolo.
Si occupava della gente sua.
Aveva avuto un’infanzia brutta e tutto, no? Una volta che ha avuto il gruppo ha capito che per comandare devi essere benvoluto, devi occuparti dei tuoi sudditi. Funziona così.
Io dicevo, Cazzo gli frega di alzarsi alle cinque di mattina per andare in tribunale invece di starsene con la bella fica della donna sua, e me lo ricordo, lui, No, devo andare, e si alzava e andava. Non ti voltava mai le spalle.
Intanto succedevano storie brutte, giravano voci.
Ripicche, rappresaglie di altra gente, di altre comitive, chiacchiere su come trattavamo le pischelle.
C’erano tante donne, di tutti i tipi: bei tempi, e le pischelle non mancavano. Italiane di dovunque, eritree, che erano sempre la maggior parte, altre americane, francesi o canadesi.
E poi alcuni puttanoni, perché poi diventavano puttanoni, perché stando in mezzo a noi diventavano puttanoni, perché poi dopo che stai con tre della comitiva, il quarto ti dice, OK sto con te oggi, ma domani vattene via, capito come?
Alcuni, e questa cosa si sapeva, le mettevano in soggezione. Le imbruttivano, e loro per stare nella comitiva finiva che gliela davano.
Altri prendevano le NAF: enne, a, effe, queste pasticche che non ti fanno venire.
Tu scopi, scopi, e non ti fanno venire.
La donna è contentissima: te la scopi venti, trenta volte. Tu stai avvelenato.
Io me le sono prese due volte. Una volta sono venuto il giorno dopo, l’altra volta ho scopato tipo tre, quattro ore, lei se ne è andata, io ho messo un film porno, e stavo ancora a farmi le pippe.
Certi se le pigliavano sempre. Non so, perché non è che devi dimostrare che sei Superman. Devi fare bella figura con una pischella? Non penso che servono quelle.
E altri ancora mettevano le roipnol, o il tavor, nel bicchiere delle tipe, per farle mezze svenire e scoparsele. Praticamente uno stupro.
La gente non si regolava, stavamo rovinando tutto.
E difatti se ne parlava, in gruppi di quaranta persone in cerchio a Villa Borghese, tipo Alcolisti Anonimi, guidati dallo zio di Killa Bee, che aveva dieci, quindici anni più di noi. Era breaker da una vita, e al Flaminio c’era da sempre.
Faceva il maestro di cerimonia. Ti faceva delle domande, ti faceva parlare. Come stai, e ti faceva cacciare fuori quello che c’avevi, ti faceva fare un esame di coscienza quando ti mettevi nei casini.
La pischella incinta, o quello con la causa in tribunale, chi era indeciso se continuare a studiare o andare a lavorare, o chi non voleva spacciare ma era costretto perché c’aveva troppi buffi. Andavano da lui, era un guru.
Una tipa era rimasta incinta? Lui faceva in modo che realizzasse il problema.
Perché non è che abortire è così, Tac, spingi un bottone: c’ha delle conseguenze psicologiche e fisiche e tutto, capito? Ti serve una guida.
È capitato pure che pischelle hanno abortito senza dire niente a nessuno e c’hanno avuto problemi. C’è ignoranza:
perché non ti spiegano le cose, no?
Pure Killa Bee all’inizio lo sentiva, poi ha smesso di andarci, anche se lo rispettava.
Per lui, che era suo zio, Killa Bee era la pecorella smarrita.
Aiuto tutti e non posso aiutare mio nipote?
Certo, all’inizio era più facile. Tipo, Torna a casa, Non fare cazzate, Non trattare male la pischella, Non farti troppe canne, Non ti ubriacare troppo la sera perché poi ci prendi le botte.
Dopo è diventato, Non ti fare le spade, Non ti incastrare tutti i giorni, Stai incastrato, Non scippare, Non menare le persone per la roba.
Alla fine il tema era sempre quello, l’eroina.



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