TWO WAY MONOLOGUE

Dialoghi fra artisti, musicisti, registi, designers... TERENCE KOH E NICO VASCELLARI

Terence Koh è l’artista più amato dal mondo della moda internazionale. L’asian punk boy già vanta una personale al Whitney e nei prossimi mesi gliene sarà dedicata una alla Schirn Kunsthalle di Francoforte. Gli abbiamo proposto una conversazione con il nostro Nico Vascellari, artista italiano che ha portato un po’ di freschezza nel noioso immaginario artistico nazionale. Membri maschili, moda, arte, finzione e gossip, tutto in una notte.

Nico Vascellari: Proviamo a dare inizio alla nostra conversazione?

Terence Koh: Sì, questi drink ci aiutano. Non pensi?

NV: Molto, direi. Forse potremmo tornare a quel piano di suicidio di cui mi stavi parlando a cena… lo scenario mi sembra un mix di testi di Burzum e dipinti di Caspar David Friedrich.

TK: Ho sempre pensato che sarei morto camminando su un lago al chiaro di luna suonando la tromba. Ma ho cambiato idea. Meglio morire in un altro modo. Il suicidio è troppo egoista. Perché essere egoista quando muori? Diventare altruista invece: questo è un modo migliore di morire. Penso che l’istante della morte sia eterno, così preferirei non essere personalmente responsabile di qualcosa che dura per sempre. Suona come una tortura..

NV: Non è l’egoismo che mi rende incerto sul suicidio. Credo abbia a che fare col fatto che mi piacciono le sorprese e penso che la morte dovrebbe arrivare così. Forse mi piacerebbe l’idea di essere ucciso, da un animale potrebbe essere carino.

TK: Quale?

NV: Probabilmente un orso. Un orso polare e, per non perdere completamente l’idea del suicidio, potrebbe succedere in uno zoo.

TK: La migliore forma di morte è morire senza emozione, senza ragionare. Morire come un animale, come un cane… Questa per l’uomo è la cosa più vicina all’essere un animale. Voglio essere inculato fino alla morte in maniera fittizia, in un film, e morire lì realmente. Così potrei vedermi nel film e questa sarebbe la perfezione.

NV: Il che mi fa pensare a Otto, il film porno-zombie di Bruce La Bruce che hai prodotto…

TK: Potrei immaginare di morire in quel film. Morire in un film è meglio che morire nella realtà.

NV: Questo significa che io sarei dovuto morire in Grizzly Man di Herzog?

TK: No, quello no…

NV: Lo so, scusami. Produrrai altri film?

TK: Otto è destinato a essere l’ultimo film che produco. Quando l’ho visto per la prima volta, ho pensato che era un film perfetto; quindi perché preoccuparsi di aiutare qualcuno a farne altri?

NV: Wow, questi pantaloni che abbiamo comprato oggi sono meravigliosi. Molto scultorei!

TK: E’ il modo in cui li indossiamo. I vestiti sono come il dipinto che vedi all’esterno, ma quello a cui tu aspiri è un’emozione che vuoi far percepire agli altri.

NV: In qualche modo, è come fare arte. E’ creare uno spirito vivo che coinvolga qualcun altro oltre te stesso. E’ dare vita a un’anima.

TK: Di conseguenza c’è una grossa responsabilità. Non è la ragione per cui spendi così tanto tempo a pensare e a fare quello che indossi nelle tue performances?

NV: Sì. Anche se responsabilità non è proprio una parola che mi piace. Credi di potermi fare il nome del tuo stilista preferito?

TK: Non voglio dire che ho uno stilista preferito, perché penso di essere io il mio stilista preferito.

NV: Ah, prima che mi dimentichi, ancora parlando di vestiti, ti volevo chiedere: cosa vende meglio, lo sperma o la cacca? Mi sai dire quante mutande usate hai venduto sul tuo sito (www.kohbunny.com)?

TK: Sperma, certamente. Adoro il porno e ne produco un sacco. La merda invece viene fuori in maniera naturale, lo sperma lo devi volere per averlo. Non voglio dire quanti ne ho venduti. Sarebbe come classificare la mia felicità.

NV: Lo sperma è felicità. La melanconia viene subito dopo, e questo è il mio sentimento preferito.

TK: Il mio sentimento preferito è la tristezza.

NV: Il modo in cui hai annunciato la tua mostra al Musac ha che fare con questo?

TK: Sì, dire goodbye è un bel sentimento. Dire goodbye è, per come la vedo io, quasi come un film, con uno schermo fumoso e una mano che saluta, con un’immagine negli occhi che potrebbe essere l’ultima volta che vedi. Così le cose possono essere eterne. Questo è quel sentimento di tristezza di cui ti parlavo. Un bel sentimento. Goodbye, goodbye, ci vediamo nella prossima vita! Hai un fiore preferito?

NV: Al momento penso che potrebbe essere quello che in italiano chiamiamo “Agave”. E’ una pianta che fa solo un grande, grande fiore in tutta la sua vita. Poi la pianta muore. E’ la celebrazione della vita. Quasi come qualcuno che finisce in coma alcolico dopo un lungo party… Chissà se la pianta è consapevole di questo processo…

TK: Gli opposti. Questo sembra venir fuori molto nel tuo lavoro. I Kate You riguarda questo?

NV: Sì. E’ una lotta interna anche se non sarei in grado di dire chi sto combattendo. E’ divertente che mi fai una domanda su Kate Moss, perché ti volevo chiedere qualcosa sulla tua frase “Sono la Naomi Campbell del mondo dell’arte.” Lei non mi piace molto, ma una delle mie frasi preferite è sua. Quando le hanno chiesto quanti taxi prende al giorno, ha risposto “Non uso mai mezzi pubblici.”

TK: Sono d’accordo con lei. Non mi ricordo l’ultima volta che ho preso la metropolitana, forse dieci anni fa. Non è un atto di superiorità. E’ solo che quando hai il tuo autista e la macchina, non hai bisogno di interagire con l’esterno. Puoi semplicemente guardare dal finestrino. L’idea di stare rinchiuso in un container, incapace di scappare, mi fa cagare addosso. Mi fa quasi venire.

NV: Ho provato la stessa cosa a Roma. Qui a Tokyo è diverso. Anche a New York. Quello che hai detto mi ricorda quello che disse una volta Donatella Versace su I-D. Qualcosa sul mercato che andava verso “l’esclusività, il lusso e l’opulenza”.

TK: Hai altre citazioni preferite?

NV: Certo. Una è di Michael Jackson sulla danza e penso sia vero per ogni arte. “Il più grande errore che puoi fare è pensare. Devi sentire.”

TK: E’ vero.

NV: Mi piacciono molte cose che ha detto nel documentario Living with Michael Jackson.

TK: Perché ti rifiuti di conoscere quello che odi di più?

NV: L’odio è un corpo enorme. Non puoi mai vederlo interamente, penso. Noi stiamo sopra di esso e ci guarda da ogni direzione. Non è qualcosa che ho dentro, è qualcosa in cui sto dentro.

TK: Altro?

NV: Sì, grazie. Cosa mi dici della rivista che hai fatto invitando persone eterosessuali ad inviare materiale al fine di provare che non sono inferiori, come tu invece hai sempre sostenuto?

TK:Totalmente etero penso sia tipo il 20% dell’umanità. E’ la sola razza inferiore. Oltre qualsiasi background razziale, sessualità o qualsiasi cosa. Perché possono pensare solo a fare più umani e quindi non posso percepire la forma più alta dell’amore, che è essere uomo e donna allo stesso tempo. Intendo dire che non ci puoi fare niente se nasci totalmente etero, ma rimarrai sempre una persona incompleta. Quindi, forse, i ragazzi etero dovrebbero farsi succhiare il cazzo da me almeno una volta. Per salvare la loro anima. E lo si potrebbe dimostrare per tutta l’umanità, se essa si facesse fotografare in questo senso sulla mia rivista. E’ chiamata Asianpunkboy ed è tornato con una vendetta.

NV: Mi piace l’idea. Mi ricorda di un’intervista fatta al mio amico Carlo sulle pagine di Fantastic Man. E’ una delle mie interviste preferite di sempre. Voglio vedere la rivista.
Sono dipendente dalle riviste. In particolare dalle loro immagini. Sai, di colpo mi sono ricordato della prima volta che ci siamo conosciuti. Ero venuto a casa tua per un party che avevi fatto pocho dopo l’opening della tua personale al Whitney Museum.

TK: Aspetta, eri tu il ragazzo totalmente ubriaco sdraiato sul mio letto?

NV: Beh, è vero che ero io ma non ero il solo.

TK: Mi ricordo. Avevi un completo tigre. Chi ti aveva portato?

NV: Sul tuo letto o alla festa?

TK: Alla festa…

NV: Penso Pablo.

TK: Quando vedi la luna piena con le nuvole che ci passano sopra pensi che potresti
diventare luna anche te?

NV: Proviamo a diventare luna ora. Hai la tromba con te?

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