LA LINEA

by Adriano Aymonino

Epica Nazionale Per Giovani Germanici: I Nibelunghi Di Carl Otto Czeschka.

Personaggi sconosciuti, illustratori dimenticati, geni incompresi, o semplicemente fatti poco noti nella storia dell’arte.

In alcune librerie antiquarie e in qualche biblioteca specializzata a volte si può ancora trovare un piccolo libro apparentemente modesto, dalla copertina in tela grigia con al centro una scritta semplice ed elegante: Die Nibelungen.
Sfogliandolo apparirà via via qualcosa di completamente diverso: un testo dall’impostazione grafica controllata e rigorosa e otto eccezionali immagini a doppia pagina, tra le più ricche ed evocative mai prodotte dall’illustrazione libraria.
Questo volumetto di circa quindici centimetri per lato è uno degli oggetti più avidamente ricercati dai collezionisti di tutto il mondo e da molti considerato a ragione il re dei libri a stampa del Novecento, il prodotto perfetto e ineguagliabile della grafica Art Noveau e in generale dell’arte decorativa europea d’inizio secolo.
In realtà non si tratta altro che di un libro per bambini, prodotto però da quell’eccezionale gruppo di artisti che fu la Wiener Werkstätte, la sezione di arti applicate della Secessione viennese. Il suo autore, Carl Otto Czeschka, fu forse il più geniale grafico del gruppo e nel 1909 realizzò questo capolavoro a formato tascabile per le Gerlach’s Jugendbücherei, una celebre collana di testi per l’infanzia, di bellezza e qualità fuori dal comune.
Caratteristiche essenziali della collana erano il piccolo taglio quadrato, una forte integrazione tra testo e immagini e una coerenza grafica portata all’estremo, nello sforzo di nobilitare un prodotto realizzato con materiali relativamente poveri. Czeschka sfruttò al massimo queste direttive, producendo una serie di illustrazioni essenziali che fecero presa sull’immaginario collettivo di generazioni di giovani austriaci e tedeschi.
Il soggetto delle tavole era tra i più difficili in assoluto. Il ciclo dei Nibelunghi è la saga epica per eccellenza del popolo germanico, quella che più di ogni altra raccoglie il simbolismo ancestrale della tradizione nordica, delle terre al di là del Reno mai raggiunte dalla civiltà mediterranea. I temi dell’epopea indoeuropea in chiave teutonica compaiono tutti: il drago, il cavaliere invincibile, il sangue, l’oro, la terra, la vendetta perpetuata a costo di trascinare la propria stirpe alla rovina, il senso estremo dell’onore e della fedeltà.
È il campo minato del mito nazionale, dove facilmente si può scivolare nella retorica patriottica o all’opposto rischiare di trasformare il mito in racconto d’appendice. Le illustrazioni per una materia del genere non possono essere descrittive od ordinarie, ma piuttosto devono essere sintetiche e simboliche, per mantenere l’aura senza tempo dell’epica, evitando allo stesso tempo il rischio della ridondanza.
La fantasia visionaria di Czescha produsse immagini che non potevano essere più efficaci: assolutamente bidimensionali, basate su tre o al massimo quattro colori, con uno sfoggio di oro e decorazioni a evocare i tempi remoti degli avi germanici. Sono tavole essenziali, evocative, che usano suggestioni giapponesi e bizantine per produrre emblemi, quasi stendardi da parata più che illustrazioni. La più geniale di tutte, quella che più di altre comunica la sensazione del mistero e del pericolo, è non a caso la più semplice: le immense mura inaccessibli della città di Worms, le cui finestre ricordano occhi minacciosi; sotto di esse il suolo nero cosparso di fiori blu e ciottoli bianchi; sopra di esse il cielo stellato di stelle dorate.
Altra illustrazione celebre, tra le più riprodotte della serie, è quella in cui la divisione dell’unica immagine in due pagine affrontate è usata nella maniera più originale: avvolta dalle tenebre Crimilde si alza di scatto atterrita da un sogno notturno. Di fronte a lei l’incubo prende forma: due aquile d’oro si avventano e smembrano un piccolo falco, premonizione del futuro vile assassinio di Sigfrido. Lo spazio vuoto, il nero, predomina, a dare il senso della dimensione onirica della scena.
L’insieme del libro è organizzato secondo un ferreo criterio che ricorda più un manoscritto medievale che un moderno libro a stampa: il testo in caratteri gotici a riempire completamente lo spazio del foglio, le pagine bianche con piccole vignette a intervallare testo e immagini a colori, la cornice a rettangoli bianchi e neri che ritorna ovunque dando omogeneità al tutto.
Il risultato è un libro perfetto. Perfetto però all’interno di una logica che costringeva gli artisti entro un rigido schema editoriale e che non a caso venne abbandonata del tutto dalle successive generazioni di illustratori e grafici. Lo stesso sogno della Wiener Werkstätte e di altri simili manifatture, di creare oggetti di alta qualità su scala industriale, era destinato al totale fallimento di fronte alle esigenze della produzione di massa.
Die Nibelungen è insomma lo splendido prodotto di un’epoca al suo declino, in cui alcuni artisti idealisti pensavano ancora di poter forgiare e indirizzare il gusto di un popolo e le scelte di mercato della grande impresa.
Il prezioso originale venne però ristampato molte volte: grazie ai mezzi della larga tiratura industriale la sua versione ridotta, e inevitabilmente più modesta, entrò nelle case di molte famiglie, diventando patrimonio comune di una nazione.
Ancora oggi lo si può trovare in molte librerie della Germania e ancora oggi per molti adulti e bambini tedeschi l’eterno mito dei Nibelunghi è indissolubilmente legato alle splendide immagini create un secolo fa da Carl Otto Czeschka.



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Chi voglia vedere la riproduzione integrale del testo e delle tavole può andare su: http://lalineagrafica.blogspot.com


Sopra e nelle pagine seguenti: frontespizio e quattro delle otto illustrazioni a doppia pagina di Carl Otto Czescha per Die Nibelungen, Gerlach, Vienna, 1909.

(01/9)