Boris

Smile

(CD, Southern Lord, 2008)

Meglio non cominciare con le pippe mentali. Conviene evitare ogni estensione critica, altrimenti si rischia di non uscirne più, infilati in una serie di segni, retaggi, finzioni, parodie, rimandi. Oltretutto – per chi conosce almeno in parte la discografia del trio nipponico – è anche utile saper dimenticare. Vengo al punto: chi è affezionato al metallo-dronico si troverà titubante ancora più che nel 2006, l’anno di Pink, album che aveva attratto i curiosi e deluso i duri/puri. Se la musica è un gioco, un movimento, viene da sé che stare sempre alle stesse regole stanca, specie se non si è spettatori ma attori di spessore. Smile è un magma di attitudine metallara pre e post metal. Ai più saggi non sfugge che questa attitudine è al contempo barocca e monocroma, apocalittica e piaciona. Questo disco è l’estensione più libera e cazzona dei Boris. Non avrei potuto chiedere di meglio.

(francesco de figueiredo)