Cloudland Canyon

Lie in Light

(CD, Kranky, 2008)

Prendi lo spazio interstellare, la psichedelia e gli sciamani, poi prova a farli suonare insieme e il risultato assomiglierà in qualche modo (e parte) a Lie in Light. Oggi non è tempo di esistenzialismo e comunioni cosmiche, ma sembra – timidamente – che l’urgenza di perdersi si faccia un pochino più forte, fragorosa nei suoni a volte. E allora etichette come la Kranky musicano un nuovo ritorno al vecchio, quello del rock ai crauti, dal sapore progressive quanto avanguardista. Lunghi tastieroni elettronici, percussioni ossessive, canti liturgici che invocano la resurrezione dei sensi e dell’istinto. Questa quarta prova dei Cloudland Canyon suona che è una meraviglia, va giù liscia, quasi a svelare una strizzata d’occhio al wierd-pop più digeribile e lineare, anche se di linee in questo disco ce ne sono davvero poche. Il problema – mentre Lie in Light suonerà nello stereo – potrà essere solo uno: la totale dissonanza con i lastroni di cemento, i palazzi stretti intorno, i visi cupi, grigi, smunti, morti.

(francesco de figueiredo)