James Pants

Welcome

(CD, Stones Throw, 2008)

Il groove, il beat, il flow. Ci sono produttori bianchi che li rincorrono disperatamente, improvvisando con ostinazione tutti i cliché alla ricerca del passo e della miscela giusta. Poi ci sono quelli bravi, che nonostante non sia una questione di sangue, a furia di agitare la testa si ritrovano posseduti dal funk (che non è solo un genere, ma anche un muscolo del collo). James Pants fa parte di questo gruppo, lui è bravo. Se n’è accorto perfino Peanut Butter Wolf, padre della gloriosa Stones Throw nonché uno dei bianchi più autorevoli in materia di ritmo. Entriamo nel merito della questione, Welcome lascia uno strano sapore in bocca, è un’emulazione riuscita ma allo stesso tempo spoglia dei lati trascendentali della cultura afroamericana. Early-rap, electro-boogie, soul, afro-beat. Tutto maledettamente lineare, forse troppo. Insomma il disco d’esordio di James Pants assomiglia a una sorta di piccolo quanto utile Bignami. Usarlo è lecito purché non ci si illuda, ciò che resta nel subconscio è il lato profondo delle esperienze, non la superficie.

(francesco de figueiredo)