Lowfish

Burn The Lights Out

(CD, Satamile Records, 2007)

Che dire… Lowfish, questo musicista e produttore canadese, è un caso clinico. L’electro, la vera electro, ce l’ha incisa nel dna, ma ha creato un’estetica musicale tutta sua, non dimenticando (guai a farlo, e questo vale per tutti) di essere un acuto debitore della new wave e della cosiddetta IDM. Ingredienti che troviamo nella sua ultima geniale creatura Burn the lights out, firmata questa volta Satamile Records. Diciamo la verità, non è un disco adatto a tutte le occasioni, anzi direi che la tranquillità cerebrale è indispensabile, se non si vuole correre il rischio di vedere mostri di varia natura apparire all’improvviso; o se si preferisce evitare che ansie e paranoie vengano amplificate fino a dover fermare il cd. Sarebbe un peccato. Ogni brano ha un sapore melodico (999, Burn the lights out, 8_oP) che lenisce le ritmiche di una drum machine sofisticata e grezza allo stesso tempo. Tracce profondamente oscure, di un‘oscurità che seduce fino all’eccesso, come a voler sondare, o congelare, l’inconscio e l’ignoto (fra tutte la tetrissima Bitter). Bellissimo pezzo di ammaliante drum & bass è il brano di chiusura Machine Aesthetic (detto da una che non ama la drum & bass…). Insomma da avere, ma “da maneggiare con cura”.

(laura sacchi)