Vincenzo Agnetti

Achille Bonito Oliva, Giorgio Verzotti

(Catalogo, Skira, 2008)

Agnetti, per il sottoscritto, incarna perfettamente la fisicità e la fisionomia dell’uomo lombardo. Serioso. Mai sorridente. Lavoratore. Agnetti non lavorava in banca e non era un imprenditore. Era un’artista. Non lavorava con i pennelli, nè con i materiali poveri. Lavorava con il linguaggio. Era proprio uno di quegli artisti che le persone che non si occupano di arte detestano. Concettualmente e semanticamente analitico da spaventare la massa, ma affascinare una nicchia. Io faccio parte di questa nicchia. Agnetti lo scoprii leggendo un suo romanzo, Obsoleto, poi scoprii che fu assistente di Piero Manzoni e conobbi tutti i suoi lavori. Nonostante abbia lavorato con gallerie e musei prestigiosi – che i nostri giovani artisti si sognano – Agnetti è stato dimenticato. Finalmente qualcuno ha deciso di riscoprirlo con una mostra e un catalogo degno del personaggio. In fondo siamo italiani e gli italiani amano le feste, le cerimonie, le celebrazioni. Questa è una giusta celebrazione. Speriamo ce ne siano altre.

(luca lo pinto)