Tom Burr Moods

Anke Kempkes, Tom Burr

(Catalogo, Secession/Walther Koenig, 2007)

Il modernismo da qualche anno è diventato di moda quanto le scarpe “ballerine” per le ragazze chic di mezzo mondo. Post modernismo, punk modernismo, modernismo slovacco, polacco, turco, anti modernismo, fanta modernismo, modernismo contemporaneo. C’è il versante più pop newyork based (Seth Price), più architettonico (Martin Boyce) e poi ci possiamo infilare dentro anche Tom Burr. Ma dato che non ci piace generalizzare, diciamo che per Burr il modernismo come la letteratura, l’arte minimale, la poesia, la letteratura e la cultura gay è uno dei tanti elementi di cui l’artista si nutre. Dandy. Elegante. Le sue installazioni si compongono di libri, vestiti, sedie, mobili, forme geometriche. Un ordine-disordine che ti incuriosisce. Ci devi girare intorno, avvicinarti, notare il particolare, allontanarti. Ha cominciato all’inizio degli anni ‘90 e non ha mai mollato. Ora il suo lavoro è tra i più riconosciuti perchè esemplifica esattamente il gusto di questi anni. Ha cominciato a correre prima degli anni e ora hai muscoli rodati per superare anche i pischelli già sicuri di arrivare primi.

(luca lo pinto)