OLDUVAI CLIFF

Alex Francis (Testo) & Sam Griffin (Disegni)

Per l’Olduvai Cliff dobbiamo aspettare il 2012. Un’ondata di blackout continui, devastanti, dovuti all’esaurimento delle tradizionali risorse energetiche. Lo vedremo scomparire nel 2030, insieme alla civiltà industriale. Il nome deriva da Olduvai Gorge, uno dei più antichi insediamenti dell’uomo primitivo. I disegni sono di Sam Griffin, ad accompagnarli il testo di Alex Francis.

This is the case with mythology… it is a historical science: it studies idea-in-form
[Roland Barthes, ‘Mythologies’, (1957)]

Dal trattato di Vitruvio sull’architettura, risalente al primo secolo AC, c’è sempre stato un dialogo strutturale tra l’uomo e l’universo: tra il tangibile e l’astratto1. Secondo l’autore, è per la sua consapevolezza spaziale che l’uomo è arrivato a desiderare una sintesi di questi due aspetti sotto forma di “insediamento”. È quest’ultimo che ha perdurato nel corso della storia – immutato nei suoi elementi di base, temporale rispetto all’evoluzione dell’umanità – diventando così un oggetto storico. Di fronte al pensiero contemporaneo, esso mette in luce i riti e i desideri di un dato periodo storico: l’insediamento diventa idea fatta forma, diventa mito2 .

We participate in an imaginative reconstruction combining the particular of our own lives and accumulated experiences with the ideal state of this universal unchanging tale.
[E.H. Gombrich, ‘Meditations on a Hobby Horse’, (1963)]

La formazione del mito avviene quando un individuo tenta di ricreare quella forma storica: la forma d’insediamento rimane un emblema delle società passate, la cui interpretazione si evolve man mano che la conoscenza aumenta e l’immaginazione viene stimolata. La ricreazione di un insediamento è un rituale che mette in luce i canoni che esistevano in quella società, condizionando il pensiero contemporaneo su di essa, la sua interpretazione e la proiezione di idée. Perciò l’insediamento come mito non può essere né tangibile, né statico. E’ un sistema astratto d’idée, ‘temporale’ nel suo stare a cavallo della storia, presente e futura.

Studied alive, myth... is not an explanation… of a scientific interest, but a narrative resurrection of a primeval reality… Myth is thus a vital ingredient of human civilisation...
[B. Malinowski, ‘Myth in Primitive Psychology’ (1926)]


Esplorando la natura del mito3, anziché della semplice scienza, l’insediamento diviene parte del processo di civilizzazione umana, linfa vitale dell’immaginazione sociale4. E’ la struttura che incanala il desiderio umano verso un ideale di civiltà: l’insediamento porta al desiderio di una società ideale; una visione utopica.

… in Utopia, where every man has a right to everything… among them there is no unequal distribution, so that no man is poor, none in necessity, and though no man has anything, yet they are all rich; for what can make a man so rich as to lead a serene and cheerful life, free from anxieties….” [Saint Thomas More, ‘Utopia’ (1516)]

A proposito dell’insediamento, Vitruvio parla dell’aggregarsi degli uomini nella creazione di questi ripari5. Allo stesso modo, la descrizione dell’utopia fatta da Tommaso Moro nel sedicesimo secolo, faceva riferimento all’idea di un’isola composta di città e di gruppi di insediamenti. Quindi il paesaggio architettonico è la manifestazione fisica della forma ideale di una civiltà che tende all’utopia. E’ la forma nella quale il mito è fissato, ad interpretazione e uso di civiltà future. Dunque se nel presente tale forma rimane concreta, nel futuro si muove nella memoria collettiva come punto di riferimento nella continua ricerca di un’utopia.

A map of the world that does not include Utopia is not worth even glancing at…And when Humanity lands there [Utopia], it looks out, and seeing a better country sets sail [Oscar Wilde, ‘The Soul of Man under Socialism’ (1891)

Il successo dell’utopia è indissolubilmente legato alla fede dell’umanità nella sua ‘ricerca continua’: la fede nel fatto che il presente stia creando una nazione migliore. Il successo di questo mito è dato dai fallimenti trascorsi dell’utopia e dal desiderio umano di migliorare la propria condizione: “Osservando I rifugi degli altri… con l’andar del tempo costruirono case sempre migliori”. Questa dicotomia tra la fede e il fallimento indica un’escatologia profetica secolare – l’insediamento come simbolo di speranza per le civiltà presenti e future. Speranza nel fatto che gli insediamenti esprimano con successo una sintesi tra l’uomo e l’universo: tra il tangibile e l’astratto. Di nuovo, a causa di questa natura astratta e temporale un’utopia definitiva non sarà mai possibile. L’universo non sarà mai conosciuto nella sua totalità – la sua fisicità, a differenza di quella umana, non è finita. Quindi, l’insediamento non raggiungerà mai un ideale utopico finito. Esso rimane un mito.

…that strange precinct we call ‘art’ is like a hall of mirrors or a whispering gallery. Each form conjures up a thousand memories and after-images [E.H. Gombrich, ‘Meditations on a Hobby Horse’, (1963)].


[1] For a full discussion of Vitruvius’ views upon the origin of the dwelling see Marcus Pollio Vitruvius, ‘Vitruvius, The Ten Books on Architecture’. Trans. Morris Hicky Morgan. (Cambridge, Harvard University Press, 1914).
[2] For a full discussion of Barthes’ views on the semiotics of Myth see Roland Barthes ‘Mythologies’. Trans. Annette Lavers. (London, Vinatge, 2000).
[3] Rather than exploring the semiotic systems of Myth, as in Barthes.
[4] For Manheim’s discussion of this see Nathaniel Coleman, ‘Utopias and Architecture’ (2005)
[5] See Marcus Pollio Vitruvius, op. cit.

tutte le immagini © Sam Griffin/ courtesy Schirman & de Beaucé

Didascalie foto (dall'alto): Huey, Dewey and Louie, 2007, matita su carta; The Abbey Of Thelema, 2008, matita su carta; Valley Forge, 2006, matita su carta; Ruin Value, 2008, matita su carta

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