ITALOGRIND

by Luigi De Angelis

INTERVISTA A LUCIO FULCI

Fulci in vita si è fatto notare. Ha iniziato come portiere di calcio, ha lavorato con Visconti, ha diretto Totò, e ha scritto canzoni per Celentano. E’ approdato infine all’horror, firmando alcuni fra i più belli e oscuri thriller mai prodotti in Italia. Oggi è compianto soprattutto da quelli che vorrebbero vedere, nel cinema italiano, qualcuno con le idee altrettanto chiare. Nel ’94, due anni prima di morire, si raccontava così...

Strano destino quello di Lucio Fulci. Nel cinema ha fatto praticamente di tutto: dalla sceneggiatura di un classico come Un Americano a Roma, ai filmacci sgangherati e fracassoni di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, fino all’incontro fulminante con l’horror più estremo che, nel bene e nel male, lo pose all’attenzione della critica e del pubblico di tutto il mondo. Dichiaratosi sempre un artigiano, Fulci è stato, per usare le sue stesse parole, “l’unico regista dell’horror riscoperto in vita”. La stessa critica europea che lo definì “poeta della morte” e che, citando il prestigioso Cahiers du Cinema, scorgeva ben evidente nei suoi deliri splatter una precisa e marcata grammatica capace di delineare un personalissimo linguaggio cinematografico, non era abbastanza pronta a promuoverlo sul piano produttivo, forse considerandolo un già-morto, uno zombie uscito per caso da un suo stesso film. Fulci era un uomo estremamente colto, ma non sbandierava tale cultura, limitandosi ad accennarla nel corso dei suoi numerosi interventi all’insegna della genuinità. Forse sentiva di essere vicino alla fine, e ciò lo rendeva ancora più spontaneo e diretto, e certo non si faceva scrupolo di bacchettare impietosamente chi riteneva meritevole di spregio.
 Il beffardo destino lo ha privato della vita proprio nel momento in cui, improvvisamente, la fortuna sembrava sorridergli. Come risvegliatisi da un sogno, produttori e pubblico si accorsero un giorno che Fulci era ancora vivo, e desiderava tanto lavorare, almeno quanto loro desideravano assistere ad un suo nuovo film.

La seguente intervista mi fu rilasciata da Fulci nel 1994, durante la XIV edizione del Fantafestival, di cui era assiduo frequentatore.



Per iniziare vorrei chiederle un commento sul problema della censura. Lei è considerato un regista “fastidioso” a causa delle numerose ed esplicite scene di violenza presenti in molti dei suoi film. L’Inghilterra è un caso eclatante: fino a poco tempo fa i suoi film erano addirittura banditi dalle sale cinematografiche e ne era proibita la diffusione su video cassetta. Questo le ha mai creato dei problemi? 


Non te lo saprei dire. In Inghilterra hanno fatto molti festival dedicati all’horror, e alcuni erano dedicati a me. Quindi vuol dire che qualcosa ha circolato, non credo che gli organizzatori spendano i propri soldi per cose di cui nessuno ha mai sentito parlare. Recentemente un certo Trevor Barley mi ha contattato: stava organizzando una rassegna dedicata ai miei film horror, ed aveva molte difficoltà nel reperire copie integrali (la censura ha tagliato chilometri di metraggio dai miei film, senza neanche consultarmi). Credo che alla fine si sia rivolto al mercato clandestino del porno, dell’hard-core. Lì ha trovato qualcosa, anche se mi fa tristezza doverlo raccontare.

Eppure in Inghilterra c’è un vero e proprio culto attorno ai suoi film.
E’ un culto “Valdese”, nel senso che è fuori dalla chiesa del cinema inglese. Questa cosa mi addolora molto. Io vorrei dire a questi signori: scusate tanto, non volete vedere i miei film, ma, con tutto il rispetto per un bel film come “La moglie del soldato”, quando quello si spoglia e si vedono ‘stì du’ cojoni così, vorrei sapere cosa dicono gli inglesi “Bene, Oh Wonderful!”. E che è, mica ho capito!

E’ vero che in Giappone c’è un teatro sul cui schermo viene proiettata la sua immagine durante gli intervalli? 


Non proprio. Mentre proiettavano i miei film, nella “dinsa” (all’esterno della sala) proiettavano anche la mia faccia, che è una cosa orripilante. Comunque la proiettarono solo in un’occasione particolare. I Giapponesi hanno una specie di culto per me, soprattutto per i miei film più violenti. E’ chiaro che se gli mando Le porte del silenzio (1991) mi prendono a calci, perché è diverso dalla mia precedente produzione.

Ha mai fatto qualche film prodotto dai giapponesi o dagli americani? 


No, magari, magari! Niente. Forse sono io che non ci ho saputo fare, perché è venuto un giapponese per propormi un film tratto da un romanzo, anche famoso ma di cui non ricordo il nome. Poi l’autore non ha ceduto i diritti e non si è più fatto nulla.

Se lei dovesse presentarsi ad un ipotetico spettatore che non la conosce e non ha mai visto un suo film, che titoli sceglierebbe dal suo vasto carnet, non solo di film fantastici o horror?

Non si sevizia un paperino (1972) e Beatrice Cenci (1969). Poi Sette note in nero (1976) e tutti quelli dell’orrore che sono ottimi. Comunque sono particolarmente legato a Beatrice Cenci, uno dei miei film meno conosciuti ma, a mio parere, il più bello.

Il film ebbe molto successo? 


Niente affatto! Ricordo una proiezione cui assistetti in Spagna, mischiato al pubblico insieme al direttore della fotografia. Alla fine siamo scappati, perché tutti gridavano “Ammazzate il regista!” ed io avevo paura che qualcuno mi riconoscesse (Fulci ride con gusto, ndr).

La critica la accusa di aver copiato Romero con Zombi 2, uno dei suoi film più riusciti e famosi. Cosa mi dice in proposito?


Zombi 2 è naturalmente nato sulla scia del film di Romero, che solo in Italia si chiamava Zombi (il titolo originale è Dawn of the Dead, ndr). In Italia si producono film con questo sistema, il regista non può farci nulla. Il mio Zombi è completamente diverso da quello di Romero, che considero un regista bravo ma sopravvalutato. Romero ha fatto un film sociale, la rivolta dei morti viventi rappresenta il grido di disperazione degli emarginati e degli oppressi, dei reietti dalla società. Io ho fatto un film più avventuroso e, soprattutto, ho ricondotto la figura del morto vivente alla Jamaica e ai riti voodoo cui naturalmente appartiene. Non credo di averlo copiato, se i critici visionassero entrambi i film si renderebbero conto da soli dell’assurdità di tali affermazioni.

Cinema americano e cinema italiano. Lei spesso afferma che grandi nomi del cinema USA si sono apertamente ispirati ad opere minori italiane, senza mai dichiararlo... 


I miei film sono poveri, fatti con pochi soldi, ma pieni d’idee. Non lo dico io: anche il nuovo astro nascente Quentin Tarantino ha dichiarato di aver tratto ispirazione dal mio lavoro, soprattutto dal film Lo Squartatore di New York (1982), che lo impressionò molto perché lo considerava un film estremo e senza compromessi. Tarantino è un cinefilo, attenzione, sa cosa dice quando parla di cinema. Purtroppo in Italia dobbiamo spesso lavorare con delle produzioni in cui è alto il grado di cialtronaggine. Ricordo un episodio a proposito de L’Aldilà (1981). Cercavamo ulteriori finanziamenti e i tedeschi ci dissero che avrebbero comprato il film solo se ci fossero state scene con degli zombies. Noi le inserimmo (anche se c’entravano poco o nulla) e, a prodotto finito, si rifiutarono di acquistare il film perché le scene con gli Zombies erano troppo violente! E questo è solo un esempio. Recentemente hanno tagliato il finale di Un Gatto nel Cervello (1990): doveva essere ironico e invece hanno fatto in modo che risultasse “spaventoso”. Risultato: un film rovinato! (Il film era interpretato dallo stesso Fulci nei panni di se stesso. Nel finale originale portava una ragazza nella cabina di una nave, si udiva il rumore di una sega elettrica, delle urla, e poi una voce fuori campo urlava: “Stop!”, Fulci e la ragazza uscivano dalla cabina, salutavano la troupe e se ne andavano con la barca. I produttori hanno tagliato quest’ultima parte, sminuendo il già presente contenuto meta-filmico dell’opera, ndr).

C’è un progetto che non è mai riuscito a realizzare e che desidererebbe riprendere in futuro?
Tanti, troppi! Ogni regista nel cassetto ha molti scheletri. Solo che questo è un momento in cui mi pare non si possa esumare nessuno zombie, perché ora come ora, il cinema italiano non esiste più. Che ci siano delle colpe, non ne parliamo per favore; la politica, i registi con la tessera di partito, la RAI che finanziava solo certa roba. Io però spero in un ritorno, ma non perché ho fiducia in Berlusconi, che comunque è un uomo intelligente, questo bisogna ammetterlo. Però ho fiducia che qualcosa stia cambiando! Ecco, questo Fantafestival di Roma: oggi c’erano 350 persone che volevano vedere un mio vecchio film (L’Aldilà), che probabilmente avevano già visto altre volte. Questo significa che vogliono rivedere del cinema, non solo delle novità dettate dalla moda del momento. Tarantino, e lo cito ancora perché mi piacciono molto i suoi film, ne è un esempio.

Anche lei è un cinefilo?
Cinefago! Figlio di cinefaghi; mi vedrò 200 film al giorno! Tutti noi cinefili siamo degli “stupidoni”, perché in fondo amiamo molto il cinema, alla fine ti rendi conto che è l’unica cosa che hai nella vita.

Quindi avrà anche dei cult-movies personali. Quali sono? 


Freaks di Tod Browning, Detour di Edgar Ulmer, Reservoir Dogs di Quentin Tarantino, i film di Hawks e tutto Don Siegel, un regista spesso sottovalutato ma grandissimo.

Molti dei suoi film erano realizzati da una “factory” sul modello di quella di Roger Corman o della famosa casa di produzione inglese Hammer, composta da elementi fissi come Dardano Sacchetti alla sceneggiatura, Salvati alla fotografia, Giannetto De Rossi e Rosario Prestopino agli effetti speciali e di make-up. Conta di ricostruire in seguito questa squadra vincente? 


Mi piacerebbe molto, spero di poterlo fare, in futuro. Però ritengo che anche l’orrore cominci ad essere datato; la luce è cinema, cinema chiaramente più violento. Ritengo, fra l’altro, che il cinema deve essere cattivo e la televisione buona. Questo non l’ho detto in altre occasioni e me ne dispiace, perché ritengo sia molto importante. Perciò io sono per il cinema CATTIVO: Il cinema di Tarantino è cattivo e va bene. Cito molto Tarantino perché ritengo che sia l’ultima grande scoperta del cinema americano.

Secondo lei è sbagliato tagliare i film trasmessi in TV per tutelare il pubblico più sensibile, o è un compromesso accettabile pur di far circolare l’opera e raggiungere un pubblico più vasto? 


Sono assolutamente contrario ai tagli televisivi! Perché devono passare i film con i tagli, non lo capisco proprio. O non li trasmettono affatto, oppure li lasciano integrali.
Presto arriveremo ad una separazione fra il cinema, che è scelta, e la televisione, che è imposizione. Se la televisione tornerà ad essere il Giro d’Italia, il Campionato di Calcio, cioè solo i fatti di importanza “collettiva”, lo sport in genere e, naturalmente, i film televisivi, allora sarà una vera televisione. In Italia abbiamo continuato a fare degli sceneggiati inutili con Barbara De Rossi che perde i figli e abbiamo ‘educato’ il gusto dello spettatore a godere del fatto che questa disgraziata li perda continuamente. E ne ha persi a quintali, poveraccia. Se continua a perderli siamo rovinati (sghignazza ammiccante, ndr).

Se dovesse incaricare un famoso scrittore, non necessariamente di narrativa fantastica, di scrivere il soggetto e la sceneggiatura di un suo film, chi sceglierebbe? 


Il mio scrittore preferito, da lettore, è Lovecraft, il più grande. Adoro le atmosfere dei suoi racconti. Mai Stephen King! In questo sono in contraddizione con mia figlia e con il mio amico e sceneggiatore Dardano Sacchetti, che sono suoi grandi ammiratori. Un’altra cosa che abbiamo in comune con Tarantino, è l’essere contro King.

Contro King sceneggiatore cinematografico, o contro King scrittore di fiction?
Non lo so, è bravissimo, straordinario, ha un grande intuito, però, non c’entra con me, è una cosa strana che non so spiegare. Comunque come sceneggiatore prenderei Richard Matheson, quello dei film di Corman tratti da Poe. E’ straordinario. Mi piacerebbe rifare un racconto chiamato Il Terrore in cui gli animali riacquistano il peccato originale, perdono la loro innocenza e perciò diventano cattivi. Un racconto straordinario (è scritto da Arthur Machen, ndr). Mi sarebbe piaciuto rifare La Mummia, però ho visto che lo doveva fare il mio amico Joe Dante, poi ora sembra che non lo faccia più. Ecco, il film della mummia lo avrei pure combinato, perché i francesi sembravano interessati a produrlo, però, niente. Sembra non ci sia niente da fare.

Esiste, nel vasto panorama del cinema di genere, un film che l’ha veramente terrorizzata? 


Assolutamente no! Mi terrorizzano i telegiornali, con le loro notizie e l’evidente compiacimento che hanno nel fare il resoconto delle disgrazie umane. E i film brutti, anche. Al cinema non mi ha mai impressionato nulla. Ci sono alcuni registi che mi spaventano per la bruttezza dei loro film: ad esempio, Ermanno Olmi, che io ritengo fra i peggiori registi del cinema mondiale. Non è una novità, l’ho già affermato altre volte.

Mi sembra che oggi, nel cinema horror, ci sia una tendenza al grottesco e alla commedia, che si discosta molto dal ‘vecchio’ modo di fare cinema a lei caro, basato sulla tensione, sulla suspence. Pensa che ci sarà un’inversione di tendenza o i registi continueranno su questa linea?
La risposta è scontata, banale. La commedia è sempre stata la colonna portante del cinema, specialmente di quello italiano, e continuerà ad esserlo. La morte di Massimo Troisi, che era un grandissimo attore e un grandissimo regista, ha privato il cinema italiano di una grandissima fonte. Fa solo quello, il cinema italiano. Non creda agli art.28, non creda alle Pompadour di regime che, se gli prude qualcosa s’improvvisano registi, quello non conta niente. Uno degli ultimi film italiani che mi sono veramente piaciuti è quello di Massimo D’Alatri, Senza Pelle, perché è un vero film.

Quali sono i registi italiani, vecchi e nuovi, da lei amati?
Valerio Zurlini, Sergio Leone, grandissimo, gli americani gli devono molto, Elio Petri, Bernardo Bertolucci. Mi piace Fellini, alcuni film di Risi e di Monicelli, ma non molti e, soprattutto, Steno, che io considero il mio grande maestro e penso sia giusto rivalutare. Detesto invece Pupi Avati e Nichetti. Salvatores è bravo, il suo film Mediterraneo è gradevole, ma nulla più. Anche Tornatore è bravo, ma io penso che molti giovani siano bravi in un solo film, poi... Dario Argento non è male: lui mi odia ma io penso sia bravino.L’unico suo difetto è che si crede un grande artista mentre è solo un artigiano (Fulci si riferisce a vecchie polemiche con Argento, poi estinte, tanto che il suo ultimo film doveva essere prodotto proprio da Argento, che spendeva numerose parole di elogio per Fulci, ndr).

Attualmente sta lavorando a qualche nuovo progetto? 


Ho due film a cui sto lavorando. Uno si chiama Inferno personale e l’altro La morte di Figaro che spero di combinare (purtroppo, non lo farà, ndr). Prima devo uscire da questa situazione (indica il piede ingessato, ndr): mi sono rovinato facendo un film, ma fra due mesi, quando il mio piede sarà a posto, spero di ritornare a lavorare. In questo momento di crisi, in cui nessuno lavora, io sono l’unico regista italiano con ‘alibi’, perché di lavoro ce ne sta veramente poco.

Fulci, la ringrazio molto per la sua cortesia e disponibilità e le faccio un ‘in bocca al lupo’ per il suo lavoro. 


Ti ringrazio... senti mi spediresti una copia di questa cosa, quando esce? Ora ti do il mio indirizzo, a patto che non lo comunichi ai creditori... (ride di gusto, ndr).

(01/2)