THE GALVESTON CHRONICLES

by Carola Spadoni

Cos’è
Cut up di immagini e testi da fanzine, libri, magazine, still da film e video, copertine di dischi, foto….che ho accumulato negli anni newyorkesi e romani e qualche viaggio. Materiale che è diventato un archivio legato a fissazioni, studi ed esperienze personali avvenute spesso in contesti che hanno segnato periodi o epoche appena passate. Molti incroci e progetti scaturivano in modo del tutto d.i.y. per la voglia di fare stando insieme. Il confine tra vita privata e sociale era piuttosto labile. Ci si influenzava a vicenda e si innovavano i linguaggi non preoccupandosi di dividere per categorie la musica, la moda, il cinema, il sesso, i club improvvisati, discutere di politica, mettere i dischi, scrivere per pubblicazioni, ballare, disegnare, entrare gratis dappertutto, e trovare la meglio weed organica in circolazione. Per il resto c’era solo l’affitto e i bills da pagare con lavori vari.
La sperimentazione e il senso imprenditoriale self made erano il motore principale da spingere al massimo, senza andare in perdita. Economica, di un tetto sotto cui dormire, dei neuroni funzionanti, e con la salute.
Fino a che il mainstream non risucchiasse e commercializzasse,
a quel punto chi non faceva del “cash in” immediato e entrava nel trip della capitalizzazione turbo modello Nasdaq, già stava creando spazio per generare nuovo immaginario e altre modalità per produrlo.
Questi intrecci di attitudine e persone si sono riproposti in anni e città diverse. Ancora adesso effervescenti si evolvono non di rado con gli stessi dubbi e desideri di allora.

Storiella #1
Con Chloe Sevigny ci siamo conosciute nel ‘92 quando lei lavorava da Liquid Sky, un negozio di vestiti e dischi ad impronta raver su Lafayette St., dietro l’angolo di casa. Messo su da Carlos (Soul) Slinger, tipo brasiliano benestante a go-go che conobbi intorno al ‘90 al Choice (un after hours di deep house nell’East Village). Da Liquid Sky (nome del mitico film anni ‘80 che si vide per la prima volta a Roma a Massenzio al Circo Massimo, alle ? del mattino, in pellegrinaggio una platea di più o meno pischelli punk, new wave, psycho billy e darkoni) lavoravano già dal ’91 anche Gabriel Hunter, Carisa Glucksmann, On-E. In quel periodo si fecero anche delle seratine il lunedì sera dove erano fissi Dj Spooky, che cominciò allora a mettere l’illbient, e un tipo giapponese che ci mandava tutti in fissa con il suo theremin. Ci bazzicavano ravers, skaters, djs, altri che arrivavano da Washington Sq. Park e il Lower East Side e qualche wannabe anguilloso. Erano assidui Mark Gonzales, Harmony Korine che abitava lì vicino, Harold Hunter dal LES, Justin Pierce, Leo Fitzpatrick, DB, Moby, Scotto, Jason Jinx, Rita Ackermann, che aveva appena decorato l’entrata del New Museum su Broadway. Spuntavano Spike Jonze, Aaron Rose, e il tipo che poi aprì Stussy due blocchi più su, qualche anno dopo. Con Giovanna Cellini e Paolo Di Nola facemmo una mini linea di magliette che lì era in vendita, Parental Advisory Explicit Images. La prima guerra del Golfo era appena finita ma qualche yellow ribbon rimaneva ancora sparso sui cruscotti e all’entrata di qualche casa fuori Manhattan. Come a Greenpoint, Brooklyn, dove ci fu uno dei primi rave assurdi perché anche un po’ grunge, sfatto, messo su da Carlos e da qualcuno del giro Liquid Sky. Pareti di plastica retro-illuminate su cui correva acqua a palate, che dopo un po’ inondò la metà del posto, tutti contenti a ballare mentre si rischiava di essere electricuted. La guerra, le immagini pixelate del fuoco americano e inglese nella notte araba che si vedevano in tv, assomigliavano molto ai visuals usati nei club. Che però avevano tutt’altro effetto, si mirava infatti al gathering of the tribes! Con Paolo dal ‘92 eravamo assidui frequentatori di NASA, un rave settimanale che si teneva allo Shelter, e ci beccavamo spesso con Kier e Dmitri dei Dee Lite, anche loro del giro e in quel periodo in mega successo planetario con il pezzo Groove is in the Heart. Per i visuals dei loro live-act usavano un artista ex dead head sulla cinquantina, fissato con le proiezioni di found footage. Si era costruito il suo marchingegno per far ruotare gelatine di varie forme e colori di fronte alla lente del proiettore. Psichedelia pura. Kier è stata la protagonista del mio primo corto girato nel ‘92 durante il college, di cui Paolo curò l’art direction e la consulenza musicale e Billy (Beyond) Erb gli effetti sonori. Make Believe Aconin, 12 minuti in 16mm, su una raver solitaria e alcolica che cerca di comunicare con gli alieni.
L’idea mi venne dalle documentazioni sulle apparizioni di alieni che ci passavamo. Durante la pre-produzione ne spuntò anche uno della NASA, del periodo Carter, appena reso pubblico.
Intorno al ‘94 feci delle riprese a Williamsburg con Chloe, in 16mm, per un corto mai finito. Poi capitò di girare ancora a Londra, in video Hi 8, qualche anno dopo con lei e Garreth Welch, fidanzato con Connie Prantera. Coppia tra le più old timers, vivono a Londra con Tegan e Nye dove si conobbero nel giro degli squatters e dell’hard core all’inzio dei ‘90.
I due, anni più tardi, scoprii essere anche super amici con Andrea Lissoni e Carlo Antonelli.
Nel ‘96 girai Neighbors, 10 minuti in 35mm tra gli altri con Carisa, che aveva appena finito di lavorare su Kids, Gabriel e Paolo. Le loro parti erano ispirate alla prima scena raver appena discioltasi nella diffusione di crack e special k, della jungle e della techno commerciale da mila persone. Paolo e Dmitri ne composero la colonna sonora. Ed eravamo già nella New York di Giuliani, cominciava la tolleranza zero. Il materiale con Chloe è ancora inedito, prima o poi verrà montato in qualche percorso narrativo.

Strumenti
uno scanner, la voglia di ricordarmi posti persone bisbocce e peripezie varie, e di trasmettere percorsi e intrecci che durano negli anni.



Didascalia foto: Foto di Chloe Sevigny, sedia di Liquid Sky, Gabriel Hunter e Guru, fotogrammi da Neighbors e Make Believe Aconin (Carola Spadoni). Flyers di Wonderland’s e NASA, No Budget FF application.