TEMPORARY RESIDENCE

Giordano Simoncini

(un)limited

Certe volte accade che un’ etichetta discografica indipendente diventi una cosa grossa. Non sempre; solo certe volte. Semplificando e generalizzando all’ inverosimile, ciò può venire ad accadere in due modi diversi. Il primo di questi si articola grossomodo come segue: da principio c’è una produzione che funziona come si deve, il cd. colpaccio; a seguito del riverbero economico di questo colpaccio, il vincolo di bilancio dell’ etichetta trasla in alto a destra, permettendo di investire su di una produzione a vario titolo più importante ed onerosa della precedente; gli introiti derivanti da questa seconda produzione si mantengono conformi alle più rosee aspettative, e vengono a loro volta reinvestiti in due diverse opzioni produttive, una assai interessante ma “rischiosa” ed una più “popolare”, di scontato successo; quando poi il successo di questa seconda produzione ha modo di fare vera la certezza che gli gravitava intorno, l’ etichetta è oramai già invischiata in quel circolo vizioso in forza del quale ciò che le interessa immettere sul mercato è ciò che le assicura in partenza un consono margine di profitto, da reinvestire ovvero, più spesso, capitalizzare; da indipendente che era, questa etichetta è divenuta inevitabilmente qualcosa di diverso. C’è però anche un altro modo conformemente al quale un’ etichetta discografica può ingrandirsi e farsi sempre più visibile al grande cerchio della considerazione collettiva; questo modo si articola suppergiù come segue: da principio ci sono i gusti e la ferma volontà di chi dirige l’ etichetta. Alla fine, pure.

Quando si dibatte intorno alla vexata quaestio “musica indipendente Vs. musica mainstream”, capita spesso di dover ascoltare qualunquismi come: “tanto al giorno d’ oggi, tra etichette indipendenti e major, l’ unica differenza è di scala e/o di distribuzione e/o di visibilità”. Basterebbe un po’ di buon senso per comprendere che invece, quando si desidera giudicare o meno sull’ indipendenza (leggasi anche, volendo, sull’ integrità) di una realtà musicale, sia essa un’ etichetta discografica o altro, un concetto disponibile ce l’ abbiamo eccome, ce l’ abbiamo ancora: si tratta del classico e sempreverde Non Essere Disposti A Scendere A Compromessi. Proprio quello, i “compromessi”, una delle parole più lise del vocabolario ribellista d’ ogni tempo. Una parola che rende talmente bene l’ idea che descrive che, a voler eliminare la prima, la seconda le farebbe seguito a propria volta; e c’è da star sicuri che gran parte degli italiani non rimpiangerebbe né l’ una né l’ altra.

Ciononostante, noi quella parola seguitiamo ad adoperarla, per giunta con un certo gusto; e diciamo anche che le etichette che, pur rimanendo indipendenti e dunque Capaci Di Non Scendere A Compromessi (col mercato, con la voga, con i tempi), riescono comunque a far capolino da sopra la massa, a farsi notare per la qualità ed il carattere delle loro produzioni, sono quelle che ammiriamo di più. Tra queste ultime, in particolare, la Temporary Residence Ltd di Jeremy deVine ha senza dubbio uno scranno di rappresentanza tutto suo. Con dieci anni di attività appena compiuti, dozzine e dozzine di dischi ricercati ed incantevoli e mai un solo segno di cedimento; ed anzi!, popolarità in trend di crescita costante, diffusione oramai capillare e sempre più dischi, a regime, uno dietro l’ altro. Uno meglio dell’ altro.

Jeremy ci piace: sin da quando ha fondato la sua piccola “impresa”, per licenziare autonomamente il proprio lavoro di musicista, è andato sempre dritto per la stessa strada, optando talvolta per produzioni difficili e rischiose, che hanno però contribuito a conferire alla TRL quell’ aura inimitabile che l’ ha resa riconoscibile e distinta agli occhi di ogni “buon intenditore”.
Jeremy è quel tipo di amante della musica che, da amante della musica, gestisce la propria etichetta come se fosse una famiglia; è quello che si è impegnato a produrre tutti i side project dei membri delle band targate TRL, una lunga lista di materiale avanguardista e sperimentale veramente poco consono alle esigenze del cd. “mercato di larga scala”; ed è anche quello con il quale abbiamo scambiato qualche battuta, tra le altre cose. Ad interessarci a lui non siamo stati di certo i primi; c’ è però da aver fede che, nel futuro più prossimo, saranno davvero in molti a farci seguito.
Quello delle produzioni Temporary Residence Ltd è davvero un mare magnum. Se ci si imbarca con l’ intenzione di solcarlo per la prima volta, sarebbe opportuno avere ben fermo qualche punto di riferimento. Senza la benchè minima pretesa di essere esaustivi - non c’è materialmente spazio - ci limitiamo dunque ad indicare alcune tra le stelle che, da queste parti, adoperiamo più spesso per orientarci.

Gli Explosions in the Sky sono un quartetto di stanza ad Austin, Texas. Il loro ultimo disco in lungo, The Earth Is Not a Cold Dead Place (2003), è quanto di più toccante e trionfante il post rock strumentale degli ultimi 10 anni abbia mai conosciuto. Partiture eteree e tragici crescendo per una mescola sonora che ha il dono di avere uno Spirito proprio; musica viva, fatta di raffinatissimo istinto melodico e di un approccio agli strumenti fisico, carnale. Sul palco non hanno rivali.

I Tarentel, chiamatisi così ad onore della nostra tarantella, sono tre californiani. Chi ha avuto cura di seguirli attraverso gli anni sa che, tra le pieghe di quell’ infinito in atto che è la loro discografia, non c’è verso di trovare due album simili tra loro. Al debutto, con From Bone to Satellite (1999), si lasciavano accostare in modo sghembo al post rock dei Mogwai di Come on die young. Con The Order of Things (2001), erano già da tutt’ altra parte: in un limbo diagonale al tempo ed agli elementi, formalizzato da una fisica incerta e lumeggiato con chitarre minime e reiterative, rumorismo analogico e rarefazioni in bassa frequenza che fluttuano in uno spazio dai margini sfocati. Il più recente We Move Through Wheater (2004), infine, li ha riportati alla nascita (della tragedia) della musica; attraverso questo in-credibile album passa un rinnovato interesse per le percussioni - icone sonore del villaggio ai primordi – e la traduzione in drones del gemito collettivo originario. Ai lati dei full lenght, infine, una pletora di cd ep, alcuni dei quali scaturiti da lunghe session d’ improvvisazione; non c’è buon intenditore di musica contemporanea che non ne abbia allineati almeno un paio sul proprio scaffale. Per quel che ci riguarda, qui i lavori dei Tarentel li consigliamo tutti & in blocco.

Così come per gli Halifax Pier, anche per i Sonna si dovrebbe senza alcun dubbio preferire l’ album più datato, vale a dire We Sing Loud Sing Soft Tonight (2001), prodotto peraltro da Steve Albini. Ci sono dentro frane, slavine di chitarre, in costante ed indefesso plinplin. Un plinplin tenuto dritto dalla più essenziale sezione ritmica, che si prende tutto il suo tempo, ed assecondato sporadicamente da un pianoforte. Post rock chitarristico e soporifero, e le pennate del nostro Jeremy in persona. Se ne viene fuori mesmerizzati.

Ci sono invece ben sei persone dietro al moniker Halifax Pier, e sono sei teste che sanno bene quello che fanno. Prova ne è che, dopo due soli album targati TRL, sono immediatamente entrati a fare parte della top ten delle più amate folk band statunitensi in attività. Il loro approccio alle chitarre acustiche è seducente ma nient’ affatto convenzionale; si tratta di arrangiamenti intricati, dall’ incedere lento ed a volte angoscioso, a cui da replica una voce trasognata ed aliena. Straconsigliato il loro album d’ esordio, un self titled uscito nel 2000.

I Rumah Sakit sono quattro come le Esplosioni ma calcano ben altri sentieri. La loro cifra stilistica ibrida in un unico organismo le “solite” strutturazioni matematiche dei Don Caballero ed un certo tipo di post rock dagli accenti progressive, particolarmente aggressivo e rumoroso, scandito da continui e repentini cambi di tempo. Si tratta di una scrittura musicale irruente e decisamente ostica, padroneggiata alla perfezione da una band che, con gli strumenti tra le mani, non la manda davvero a dire. Vale la pena di ascoltare per intero entrambe le due lunghe durate Obscured by Clowns (2002) e Rumah Sakit (2000). Magari con un quarto d’ ora di ricreazione nel mezzo.

In quattro sono anche i giapponesi Mono; che sembrano davvero troppo pochi, quando ci si trova alle prese con l’ ascolto dai One Step More and You Die (2004), un capolavoro di post rock sinfonico soave ed al contempo fragoroso, delicato e sonicamente violento, onirico, distorto e cerebrale. L’ incrocio ideale tra pensiero Mogwai e ricerca GSY!BE per un dramma infinito e struggente.

Per concludere, tre brevi segnalazioni tra le uscite TRL di questo poco di 2005 già trascorso: Talk Amongst the Trees, scaturito dalle mani del progetto Eluvium, un incredibile album di drone rock per nulla parametrico ed anzi particolarmente “fresco” nel suo essere avvolgente e non di rado (addirittura) armonico; A Tribute To Tigers, l’ ultimo By the end of tonight, band che pare faccia faville dal vivo, e che suona un rock strumentale particolarmente frenetico, in gradita discontinuità rispetto allo stile predominante dell’ etichetta; ed infine il debutto dei The Drift, ennesimo side project (con membri di Tarentel e Halifax Pier a cimentarsi in quello che tra le file della casa madre viene descritto come “dub-jazz psichedelico”), destinato a raggiungere a breve le masse in una disgraziatissima tiratura limitata a mille copie; bisogna muoversi a pre-ordinarlo, insomma…

G: C’è una qualche possibilità di ricostruire la storia della TRL in modo al contempo esaustivo e non noioso?

TRL: Io, Jeremy, ed il mio compagno di casa Ben Fogarty, decidemmo di dar vita all’ etichetta nell’ inverno del 1995. Avevamo una band di roba prevalentemente strumentale, si chiamava The Concord Anthology Process, ed eravamo intenzionati a produrre da noi la nostra musica. La prima uscita è stata dunque uno split 7” con una band di amici di Louisville, KY, che si chiamava Nero (!, ndG). Di quel 7” abbiamo stampato 500 copie, io stesso ho preparato a mano tutte le copertine . Ad oggi, di quel singolo abbiamo ancora una trentina di copie rimaste! Dopo questo 7” abbiamo deciso di mandare avanti la Temporary Residence come una “vera” etichetta. La seconda produzione è stata il singolo di un’ altra band di Louisville che si chiamava Wino (nessuna connessione con il tristemente famoso padrino del doom metal). A seguito di quest’ ultimo singolo, ho deciso di continuare da solo il lavoro per l’ etichetta, mentre invece Ben ha preferito dedicarsi ad altro. Da quel momento fino ad oggi, ho portato avanti la TRL da solo, anche se di volta in volta con l’ aiuto di molti amici nel corso degli anni.

G: La TRL ha stabilito sin dall’ inizio una particolare “linea di produzione”? Qualcosa come “ok, mio caro Chissachì, sappi che da ora in poi la TRL produrrà solo quel certo tipo di postqualcosa / avantqualcosa rock che sai e tanti saluti”?

TRL: Nient’ affatto. Direi addirittura che se c’è un motivo per cui la TRL continua ad esistere, è proprio quello di celebrare le diversità della musica. C’è gente che ci vede come un’ etichetta che produce soltanto musica strumentale, solo perchè le nostre band più conosciute suonano per la gran parte quelle cose. Ma a ben vedere il nostro roster include artisti che rappresentano vitualmente ogni singolo angolo del paesaggio della musica. Folk, rock, metal, sperimentale, elettronica, jazz, neoclassica, minimale, avant pop... dinne una qualsiasi, e noi probabilmente ce l’ abbiamo.

G: Come funziona il recruiting della TRL? Reclutate solo band delle quali conoscete già da tempo il valore o prestate anche un po’ d’ attenzione all’ andirivieni dei demo?

TRL: Ci sono solo due artisti che hanno firmato un contratto con la TRL dopo aver spedito di propria iniziativa del materiale, e sono i By the End of Tonight (una band texana che suona prog-rock strumentale) e Caroline Lufkin (una musicista electropop giapponese). Ogni altra realtà con la quale abbiamo lavorato ci è stata presentata da amici in comune. Preferiamo sempre lavorare con gente che conosciamo, dal momento che conduciamo l’ etichetta come se fosse una grande famiglia.

G: Gran parte del catalogo TRL è costituita dai side project dei membri delle band più importanti dell’ etichetta. C’ è da esser convinti che la TRL abbia davvero molta cura dei propri artisti. Ti va di esprimerti in merito?

TRL: I side projects sono un’ estensione di quelle persone che suonano nelle nostre band migliori. Come dicevo prima, qui siamo qualcosa di simile ad una grande famiglia; pertanto, cerchiamo di supportare quanto più ci è possibile ogni membro della famiglia, in tutto quello che fa. Certo, c’è poi da dire che sono stato molto fortunato, perchè gli artisti con cui ho avuto modo di lavorare sono tutti brillanti e talentuosi...

G: Ci si vive, allo stato dei fatti, con l’ etichetta? Dico, economicamente parlando? La TRL è l’ unica cosa nella quale sei impegnato, nella vita?

TRL: La Temporary Residence è il mio solo ed unico lavoro e sì, economicamente parlando mi permette di vivere. E’ il mio lavoro a tempo pieno, le sto dietro in maniera costante. Non credo di esagerare se dico che lavoro almeno 80 ore alla settimana, per l’ etichetta; anche perchè, in fin dei conti, è gran parte della mia vita ed adoro farlo. Diciamo pure che quasi tutto quello che faccio riguarda in qualche modo la TRL. E’ come se fosse il mio stesso sangue!

G: C’è qualche etichetta che finisce per fare, in un modo o nell’ altro, concorrenza alla TRL? Un’ etichetta che produce cose più o meno simili, che ruba market share? Questa può essere letta anche in questo modo: “c’ è un’ etichetta che la TRL reputa decisamente valida, nel suo stesso “campo”, sulla sua stessa “linea” produttiva”?

TRL: Come dice il mio caro amico William Trevor Lazarus, “non c’è concorrenza in una canzone”. Non penso a nessun’ altra etichetta come ad un concorrente sul mercato. Ad ogni modo, ce ne sono alcune che ammiro immensamente per la loro estetica e per l’ attitudine di chi le dirige. Per le più varie ragioni, ora mi vengono in mente Hydra Head, Drag City, Time-Lag, Domino e Constellation

G: Dai con la pubblicità: progetti per il futuro? Nuove band delle quali vale la pena fare la conoscenza? Per che cosa si sente eccitata, oggi, la Temporary Residence?

TRL: Siamo eccitatissimi per il debutto dei The Drift (un nuovo progetto con membri di Tarentel ed Halifax Pier), per Caroline (quell’ artista giapponese che dicevo prima) e per gli Sleeping People (un gruppo neo-prog metal con membri di Pinback/ Howard Hello/ Rumah Sakit). Siamo inoltre in fibrillazione per l’ aver incluso nel nostro roster i Bellini (membri di Uzeda e Girls Against Boys). Il loro ultimo album vedrà la luce in autunno, ed è spettacolare.

G: La più grande ambizione della Temporary Residence Ltd.

TRL: Raggiungere un certo successo riuscendo comunque a trattare sempre i nostri artisti con il massimo rispetto e la massima ammirazione. Certo, sento già di aver ottenuto risultati che vanno ben oltre le aspettative originarie; ma poi le aspettative, col tempo, sono cambiate per adattarsi al successo che è arrivato anno dopo anno. Quindi guardo sempre avanti, verso cose sempre più grandi...

(01/6)