High Tech Soul

di Gary Bredow

(DVD, Plexifilm / Key Note, 2008)

Fa un po’ rabbia che certe cose non sono come dovrebbero essere. Ora ci va di mezzo la techno, in modo diverso ma con esiti simili a quello che è successo di recente con Control, il film di Anton Corbijn su Ian Curtis dei Joy Division (una via di mezzo tra le ricostruzioni di cronaca fatte nei programmi di Rai Tre e i film per teenager con scarsa capacità d’apprendimento. Mi ha fatto rimpiangere La Bamba di Luis Valdez). Compaiono un sacco di personaggi, praticamente tutti i grandi della techno, ma la storia raccontata nel DVD è anche troppo chiara, le interviste sono montate a giro (eliminando la domanda – come va tanto di questi tempi) e non ci sono molti documenti originali. Diciamo il minimo indispensabile, su un argomento che invece meriterebbe la massima attenzione e anche un po’ d’inventiva autoriale. In sostanza più che di un film-documentario, come dichiarato nel cofanetto, si tratta di un servizio televisivo senza il limite dei 3 minuti. Un po’ il classico documentario musicale ad uso e consumo non si sa di chi. Si parla della primissima scena techno di Detroit, in particolare delle figure cardine di Juan Atkins, Kevin Saunderson e Derrick May. Certo è divertente sentirli parlare e vedere i differenti atteggiamenti di fronte al tentativo neanche troppo implicito di mitizzare quella scena. E poi qualche spunto interessante fra le battute e le memorie varie c’è, visto che stiamo parlando sempre di una cosa seria.

(valerio mannucci)