Japrocksampler

di Julian Cope

(Libro, Arcana, 2008)

Il libro comincia con l’attacco di quattro navi a vapore della Marina statunitense nella baia di Tokyo, è l’8 luglio del 1853, e la popolazione le descrive come “draghi giganti che sbuffano fumo”. Questo fu il primo contatto in età moderna fra la cultura giapponese, chiusa in un lungo isolamento, e l’Occidente. Lo sciamano/musicista/saggista Julian Cope ci propone una ricostruzione incentrata sulle dinamiche che portarono il rock nipponico alle apparenti somiglianze con il nativo americano, alle sue deviazioni più bizzarre e l’irrefrenabile autenticità che negli ultimi anni è arrivata ad essere un vero e proprio fenomeno, seminale per gran parte delle avanguardie europee e americane. Altro che lieve feedback da lontano, la risposta giapponese all’incursione del rock nella cultura popolare è un rumoroso e rivoluzionario strumento di ribellione. Julian Cope è stato capace di unire analisi storiche, politiche e sociali ad una ricostruzione davvero dettagliata di un universo discografico spesso impenetrabile, vuoi per ragioni di linguistica, vuoi per quella solerte tendenza a svilire le proprietà stilistiche nipponiche come semplice macchietta dei trend americani. Elementi indispensabili poi sono la quantità d’ironia e il ritmo narrativo. Che dire, di saggi così freschi e per nulla pomposi ne ricordo davvero pochi.

(francesco de figueiredo)