L’EX RE DELLA MORTE

by Giordano Simoncini

INTERVISTA A JÖRG BUTTGEREIT

Jörg Buttgereit, wessi berlinese ultraquarantenne, metro e novanta, è il talento antiumano di Nekromantik, Der Todesking e Schramm. In ritirata decennale dal fronte del ‘nuovo cinema estremo tedesco’, che ha di fatto inaugurato, seguita ad essere un faro per gli speleologi della perversione cinematografica. Incontrato in un caffè di Schöneberg, beve Kristallen e parla per voli pindarici a volte inquietanti.

So del tipo che voleva che filmassi il suo suicidio, l’hai fatto per davvero?

No, ho motivo di credere che sia illegale. Disse che lo avrebbe fatto in un bar, quindi c’è stato un breve periodo durante il quale andare per bar non era rilassante. Poi non so se si è ucciso davvero. Non di certo in un bar, l’avrei saputo.

Tu hai avuto molte brutte esperienze con gli stalker.

Ho eliminato il mio nome dall’elenco telefonico, limitando le chiamate notturne. Erano diventate una piaga, alle quattro di notte. Però non erano sempre stalker, col tempo c’è stata una sorta d’evoluzione: prima mi chiamava solo gente che si lamentava che io fossi ancora vivo e girassi film… poi sono subentrati i fan, si facevano le loro minirassegne casalinghe e poi alzavano la cornetta.

So anche dei problemi con le femministe.

Solo col primo Nekromantik, il secondo trasmette un’idea positiva di femminilità (?, ndr). I problemi più gravi, fine anni ’80, li ebbi unicamente con chi non aveva visto il film: ne sentivano parlare, magari vedevano il poster in giro e pensavano che fosse un porno. Disturbarono anche un paio di proiezioni a Berlino. Poi però Nekromantik è finito anche nel programma di un festival femminista in Austria, se ricordo bene si chiamava Mörderinnen, “assassine”.

Il DVD ‘limited edition’ del ventennale di Nekromantik è proprio grazioso.

Ne abbiamo stampate 555 copie, vendute in un istante. Le ristampe le facciamo di tanto in tanto, ma non migliaia di copie, non potremmo venderle perché non facciamo pubblicità. Poi in Germania non possiamo vendere per posta, sono film per adulti e non è consentito venderli così, per cui finisce che li spediamo sempre all’estero. In Giappone i miei film sono usciti tutti; però le maggiori vendite sono negli USA. Quando gli americani ristampano i miei lavori in edizione limitata fanno tirature da 2000 copie e le vendono tutte.

Per le ristampe del cinema di genere italiano, ad es., uno dei Paesi d’oro è l’Olanda.

Sì, lì va bene anche a me. Anche Francia e Spagna funzionano. In Germania invece facciamo tutto da noi. C’è anche il problema che se rivendiamo i film a una casa di produzione figurati, la prima cosa che fanno è fare tagli. Dall’Italia invece non mi ha mai contattato nessuno. Perché? Sono 20 anni che aspetto.

Ti consiglio di morire.

Ma i classici del cinema estremo italiano incassavano bene anche prima della morte dei registi, prendi Lucio Fulci…

…che c’entra?

…l’ho conosciuto ad un Festival in Spagna, era venuto con la figlia e mi ha chiesto se potevo spedirgli una copia di Nekromantik II. Io ho pensato che volesse solo fare un gesto gentile, sai, l’educazione, eccetera... poi mi dicevo che non era proprio il caso di far vedere le mie cose ad un grande regista come lui. Solo che, dopo qualche mese, la figlia mi ha ricontattato, dicendomi che il padre ci teneva davvero, allora io ho spedito. Ma lui era già malato e dopo poco seppi che era morto. È verosimile che non lo abbia mai visto.

La tua prima missione è stata andare contro la censura. L’acme di questa guerra personale è giunta tardi, con Nekromantik II, dichiarato illegale. Nel frattempo hai fatto quello che hai voluto. M’interessava capire la connessione tra il tuo intento polemico ed il fatto che sono 15 anni che non giri più nulla di “estremo”. Poi: non ti manca? Torturare le anime belle, i recensori, il Cinema…

L’orrore oggi è commerciale, ha perso mordente, l’underground non ha più la forza per smuovere le acque. Sono comunque costretto a vedere ancora molti horror, perché scrivo recensioni per diversi magazine. Oggi le cose interessanti sono tutte francesi: proprio ieri ho visto Inside (À l’intérieur, 2008, ndr), molto bello. Recensisco anche pacchi di roba giapponese, sai ho scritto un libro sui mostri giapponesi, Monsterinsel…

… far marcire corpi in cantina, tirare secchi di sangue di porco sul muro? Non ti manca?

Non faccio più neanche effetti speciali. L’ultima volta, metà anni ’90, è stato per Killer Condom, avevamo fatto un ottimo lavoro. Tanto che Erwin Dietrich ha rigettato la maggior parte delle creazioni, perché pensava che fossero troppo disgustose. Cazzi mozzati ovunque. È vergognoso che un produttore del genere, con quel curriculum, si sia rivelato un cacasotto. Se non altro quella volta non ho appestato una cantina, come nel caso di Der Todesking a cui ti riferisci, perché c’era a disposizione lo studio Babelsberg di Potsdam. Poi ho guadagnato molti soldi! La mia unità era di 8 persone e c’erano a disposizione 300.000 marchi. Il film poi lo ha comprato la Troma.

Mai ricevuto proposte da Lloyd Kaufman?

Certo, mi ha offerto 300 dollari per Nekromantik! Non ho mai capito se voleva prendermi in giro. Lui è una persona molto divertente, lo incontro spesso ai Festival… ciò non toglie che ha acquisito Combat Shock, il film di un amico (Buddy Giovinazzo, ndr), e non l’ha mai pagato. Per cui niente di più facile che facesse sul serio.

Riprendiamo dai mostri giapponesi. Azzardo l’ipotesi che Monsterland sia una trasposizione cinematografica di Monsterinsel. Poi magari sbaglio.

È un documentario e lo vedremo tutti su ARTE, esce proprio il giorno di Halloween!

Sei passato da Schramm ai documentari sui mostri di cartapesta, lasciando campo libero a gente di minor talento, Schnaas o Ittenbach. Se continuavi te li mettevi tutti nel sacco e diventavi un classico vivente.

Come no, la scuola tedesca (mi ride in faccia, ndr). No davvero, ne ho fatti quattro, sono abbastanza. E poi basta con i film no-budget! Se vuoi iniziare a fare sul serio devi poterti permettere di pagare gli attori. Io ho sempre lavorato con amici, non può durare in eterno.

Suona molto bene, che da quella dimensione lì sei passato a tenere seminari nelle scuole d’arte. Ti sei tolto la soddisfazione di entrare, da professore, nei medesimi luoghi che ti negavano l’accesso quando eri ancora un punk.

Ad Ovest c’era solo la Film und Fernsehen Akademie, che oggi è a Potsdamer Platz, ed io provai ad entrare lì. Anni dopo, c’era un altro direttore, mi hanno chiamato per fare dei seminari. Titolo tutto un programma: Low Budget, Hi Energy. Poi c’è anche un’altra scuola di cinema a Potsdam e mi è capitato di fare lezioni anche là, si è trattato di parlare con gli studenti di questioni di produzione e post produzione, comunque sempre dal punto di vista del diy (do it yourself, ndr) e dell’economicità. Che poi nulla toglie che si possa fare cinema a basso costo anche oggi, con ottimi risultati, vedi Inland Empire…

… anche per via del digitale.

Esatto. Però roba del genere non fa per me. Io, per cinema low budget, intendo la cinepresa! Pensa che nello stesso Monsterisland ci saranno molti inserti, soprattutto riprese metropolitane, in Super 8, che utilizzo ancora con piacere. Tu sai che non è che uno usa il Super 8 per una produzione televisiva. Io però lo faccio.

L’hai fatto negli Stati Uniti, in Giappone… com’è Shinya Tsukamoto di persona?

Sì, prima a New York per intervistare Joe Coleman, col quale abbiamo parlato di freak e serial killer, quindi diciamo mostri “umani”, poi Chicago, per la convention annuale di Godzilla, immagina migliaia di persone, ed infine Los Angeles, per incontrare Carpenter e Joe Dante. Tsukamoto è una persona molto serena e professionale, niente di che. È stato più interessante Kenpachiro Satsuma, davvero fuori di testa, un pazzo bavoso.

Già, l’essere umano nel costume di Godzilla. In una scena si è bruciato entrambe le gambe, che cosa mesta.

Ti stai confondendo, quello era il tipo che è stato nel costume dal ’54 al ’71. Io invece ho intervistato quello che c’è stato dal ’72 al ‘95. Mi ha invitato in un posto molto strano, in cui lui vive, uno spazio ritagliato tra due palazzi, col tetto di plastica, pieno di autoscatti di lui vestito da Godzilla e da samurai. Oggi dovrebbe essere in pensione. Ha passato tutto il tempo del nostro incontro a darmi lezioni su come si deve recitare la parte del mostro spaventoso, muovere le braccia, l’andatura…

… dal “monster step” lo snodo lo colgo volentieri, passando ai supereroi e chiedendoti di Captain Berlin. Mi sono riso via gli occhi quando commenti il primo cortometraggio del supereroe, nei contenuti extra dell’edizione giapponese dei tuoi corti, dicendo che è stato solo “un pretesto per indossare la maschera di Spiderman” che avevi da poco comprato. Di lì però le cose si sono evolute, c’è stato l’Hörspielalla radio e tra poco c’è anche il film.

Sì, sono ore ed ore di riprese datate tra l’ottobre ed il novembre 2007. Le ha girate il mio amico Thilo Gosejohann, altrimenti famoso per Captain Cosmotic e Operation Dance Sensation. Gli ho chiesto di seguire con due telecamere l’allestimento e lo spettacolo di Captain Berlin vs. Hitler, che ho scritto e che recito, anche. Io sono cresciuto con i fumetti dei supereroi e ad un certo punto ho realizzato che la Germania non aveva supereroi e la cosa era odiosa. Pertanto ho deciso di inventarmi un supereroe tedesco, ad oggi l’unico, una versione personale di Captain America.

Ovvio: Der Todesking, Schramm, dopodiché la versione tedesca di Captain America.

Guarda che per i tedeschi vedere il cervello di Hitler nel Robot non è scherzoso, qui non è ancora arrivato il momento per scherzare sui nazisti. Il fatto che tutto ciò sia stato presentato su di un palco molto serio, quale è quello del Teatro Habbel (Habbel am Ufer, Kreuzberg, ndr), ha fatto sì che gli abituèe del luogo si ritrovassero sperduti dinanzi all’allestimento, assolutamente privi di punti di riferimento culturali.

Io ne ho letto recensioni entusiastiche.

Lo spettacolo è andato in scena solo quattro sere ma abbiamo fatto un migliaio di spettatori. È un ottimo risultato per le dimensioni del Teatro e considerato il fatto che lì non ripetono mai uno spettacolo per più di quattro sere. Per me è stata una soddisfazione. Dopo aver girato il musical Gabba Gabba Hey ero piombato nella stasi, con cui non riesco mai a convivere. Non sapevo a cosa mi sarei dedicato, per cui sono approdato alla radio.

Ecco questa cosa di Buttgereit alla radio non la capirò mai.

In realtà è una cosa abbastanza tedesca, qui gli spettacoli radiofonici sono sempre andati forte. Ovviamente anche i miei, che fino ad ora sono 8. Pensa poi che divertente, lavoro con i più famosi doppiatori tedeschi, con le voci di De Niro, Bruce Willis, Schwarzenegger etc.

Certo, divertente.

(01/4)