LA LINEA

by Adriano Aymonino

FIDUS, O DEL CULTO DELLA TERRA

Personaggi sconosciuti, illustratori dimenticati, geni incompresi, o semplicemente fatti poco noti nella storia dell’arte.

Uno dei personaggi più affascinanti ed estremi della grande stagione della grafica tedesca a cavallo tra Otto e Novecento fu Hugo Höppner, in arte “Fidus”. Nato a Lubecca nel 1868, si trasferì giovanissimo a Berlino e poi a Monaco di Baviera, dove si guadagnò fama soprattutto come illustratore per celebri testate come Pan o Jugend, il settimanale di Monaco che segnò il gusto di un’intera epoca dando il nome all’Art Nouveau tedesca: Jugendstil, “stile giovane” o “stile della gioventù”.
Contro la cultura accademica ufficiale e il perbenismo borghese, molti membri dello Jugendstil proponevano una radicale riforma culturale basata sui principi della gioventù, della femminilità, della libertà espressiva, all’insegna di una totale unione di arte e vita.
Fidus andò molto oltre. Imbevuto delle dottrine esoteriche e mistiche diffuse alla fine dell’Ottocento, come la Teosofia o la Lebensreform, la “riforma della vita”, riversò nelle sue illustrazioni molti dei loro insegnamenti, come la convinzione di un principio divino universale e l’idea della necessità di una comunione completa di uomo e natura alla ricerca della condizione pura e primigenia dell’umanità.
A soli diciotto anni si unì alla comune dell’“apostolo della natura” Karl Wilhelm Diefenbach dove si praticava il culto del sole, il vegetarianesimo, il nudismo e l’astensione da alcool, droghe e tabacco per purificare corpo e spirito dai degenerati effetti dell’urbanizzazione e della società industriale.
La grafica di Fidus divenne il veicolo di diffusione dei principi di rigenerazione spirituale, trasformandosi negli anni quasi in un’ossessione, un marchio inconfondibile della sua arte. Giovani celestiali, dai corpi puri e perfetti in totale sintonia con la natura ritornano ovunque nelle sue illustrazioni. Una gioventù dorata, libera dai vincoli del cristianesimo e della società borghese, in comune adorazione dei simboli ancestrali della civiltà indoeuropea: la croce solare o la svastica, simboli di buon augurio e carichi di valenza positiva prima della loro adozione da parte del nazifascismo. Forse il suo capolavoro sono le illustrazioni a silhouette per il fregio mobile Per Aspera ad Astra, originariamente lungo quasi settanta metri ed esposto nella casa di Diefenbach a Capri e poi riprodotto come libro pieghevole più volte ristampato. Il fregio, nero su bianco, è una sorta di manifesto programmatico delle dottrine di riforma: un lunghissimo corteo di bambini e animali in armonica unione, un inno alla vita pura e liberata raggiungibile ricongiungendosi alla Terra e ai suoi ritmi.
Nel corso del Novecento gli stessi principi che avevano influenzato Fidus si diffusero dalla Germania in tutto il mondo e divennero la base di molte delle culture che proponevano un modello alternativo alla società borghese e capitalistica. Il movimento hippy degli anni sessanta li abbracciò integralmente, semplificandoli e corrompendoli ma garantendone la diffusione a livello globale. L’opera di Fidus fu riscoperta e tornò alla ribalta come una delle maggiori fonti di ispirazione per la grafica psichedelica americana. Rick Griffin, Wes Wilson, Victor Moscoso e Stanley Mouse, il geniale gruppo che gravitava intorno al Fillmore Auditorium di San Francisco, si riappropriò delle sue linee sinuose, delle sue cornici e delle sue visioni per creare gli eccezionali poster della controcultura della West Coast.
Ma gli stessi presupposti alla base della rivolta antiborghese e del ritorno alla natura di fine Ottocento potevano anche condurre a posizioni opposte, radicalmente antimoderne e reazionarie. Basta prendere i principi universali del culto della terra, del corpo, della gioventù e della purezza dello spirito e circoscriverli entro confini nazionali e di etnia e si arriva facilmente al mito del suolo ancestrale come luogo della rigenerazione di popolo, all’abominevole culto del Blut und Boden, del Sangue e della Terra del Nazionalsocialismo.
Non a caso all’avvento al potere di Hitler, Fidus, come molti altri che erano partiti da simili posizioni, abbracciò la nuova dottrina, offrendo la sua arte al servizio della nazione. Ma le necessità pragmatiche del Nazismo non potevano tollerare la sua estrema spiritualità, le sue concezioni teosofiche difficilmente inquadrabili nella ferrea logica dello stato gerarchico: le sue opere vennero sequestrate, le riproduzioni vietate e la sua memoria destinata all’oblio. Al momento della sua morte nel 1948 l’arte di Fidus era stata quasi completamente dimenticata. Il suo universale progetto di riforma, di cui le immagini dovevano essere veicolo, era miseramente fallito nel più bieco oscurantismo.
Chissà se gli artisti psichedelici degli anni sessanta abbiano mai saputo della svolta reazionaria del loro ispiratore. Chissà soprattutto se le migliaia di hippy e figli dei fiori siano mai stati consapevoli che alcuni dei principi più estremi, antimoderni e irrazionali all’origine della loro pacifica visione del mondo, se piegati a fini diversi e distorti possono condurre al Nazionalsocialismo.


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Nella pagina precedente: fregio Per Aspera ad Astra, 1888.
In questa pagina, dall’alto in senso antiorario: illustrazione senza titolo, 1907; illustrazione per
Lebt die Liebe! di E.F. Ruedebusch e H. Lerski, 1905; Anbetende, illustrazione per Bereitung di A. von Keller.
Nella pagina successiva dall’alto:
Ausgießung, 1911; Im Tempel der Zweieinheit, 1914.

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