CRACKERS

Crackers è una nuova sezione del magazine dedicata alle persone che ci interessano. Non è però una sezione di news, è un diario comune. Prendiamo appunti come se ci dovessimo ricordare di una serie di persone conosciute durante un viaggio. Il nome Crackers, oltre ad indicare i noti biscottini salati, sta per tutta una serie di cose. Ha allo stesso tempo a che fare con l’idea di persona mentalmente instabile, attraente, che riesce a superare gli ostacoli che lo dividono da un obbiettivo, e tante altre cose del genere.

ESTASY
Immaginatevi una casa normale, quartiere Prati di Roma. La casa dove Emiliano è cresciuto e dove continua a stare quando è nella capitale. La sua stanza è una specie di caverna luminosa, ritagli di giornale, raccoglitori di immagini, ciondoli, vestiti, pezzi di stoffa, vhs, vinili, cd, anelli e simboli vari. Una composizione meticolosa che sembra casuale e ricorda il suo modo di fare e di essere: un misto di cose estetiche e cose umane. Estasy è l’alter ego musicale di Emiliano Maggi. E oltre alla musica, che è bellissima, c’è tutto il lato visivo, che in qualche modo fa parte integrante del tutto. Non esiste Estasy senza la maschera, quella maschera senza gli anelli, quegli anelli senza la musica e quella musica senza Emiliano.

www.myspace.com/extacysound
www.magikzaplakala.blogspot.com

WILL BANKHEAD
Ha fondato The Trilogy Tapes, una linea di magliette ultra-limited (di ogni modello solo 30 pezzi, ad un solo colore e senza possibilità di ristampe). Produce anche cassette (tapes, appunto) di musicisti che fanno rumore, tipo Aaron Dilloway dei Wolf Eyes, i Black Lodge e le IUD. Il tutto fabbricato con la massima cura. Will prima lavorava all Mo’ Wax Records (quella degli UNKLE), e ora si dedica alle sue cose, mille volte meglio. Ha anche il blog, dove posta foto di maschere africane, libri strani trovati chissà dove, foto dei suoi amici e psichedelia di qualità. Le T-shirt sono dedicate a gruppi come i Gang Gang Dance o a designers bravi, dalla visione cristallina. Tutto ciò è arte, senza dubbio.

www.thetrilogytapes.com

ROSSON CROW
Rosson Crow ha 26 anni ed è secondo noi la stella nascente della pittura americana. Viene da Dallas, città di grattacieli in una terra di cowboys. Da adolescente odiava lo sport e la religione. Preferiva mascherarsi e indossare parrucche. Ragazze di questo tipo sono le benvenute a New York, così Rosson è finita a studiare da quelle parti. Dato che è una ragazza intelligente, è andata poi a Los Angeles. Ora vive lì. Tutti i suoi quadri, alla luce, sono come una televisione che sfarfalla al buio. Sono pieni di colori, sgocciolanti, onirici, e sono grandi. La tecnica è sempre: olio, acrilico, smalto e spray. Black Pussy è uno dei lavori più belli. Riproduce più o meno liberamente l’omononima installazione del compianto Jason Rhoades. Al di là del gesto concettuale, il risultato è una centrifuga di colori pschidelici, luci al neon, graffiti, elementi astratti, visioni tridimensionali. Le ragazze del Texas sono facili.

www.honorfraser.com

OLIVER ACKERMANN
“Oliver Ackermann? He’s the man!”. Quando abbiamo chiesto ad un tipo di Brookyn se conosceva il leader degli A Place To Bury Strangers ci ha risposto così. Oliver è diventato l’uomo della New York shoegaze. Oltre ad essere il frontman della “loudest band in New York”, gestisce Death By Audio insieme alla sua cricca, una location radicale e suggestiva, dove si suona e si vendono pedali costruiti appositamente da lui. Pare che addirittura gli U2 e i Nine Inch Nails abbiamo cominciato a chiedergli strumentazione ad hoc. Magari arrivi in sala con una borsa piena di effetti e scopri di aver fatto un buon investimento, guarda mai dovessero diventare pezzi da collezione.

www.deathbyaudio.net

FERGADELIC
Parla Fergus Purcell, a.k.a Fergadelic: “Quando avevo undici anni (e prima e dopo) non mi piaceva andare a scuola. Anzi la odiavo proprio, la scuola. Ma adoravo il lunedì mattina perché usciva 2.000 AD, un fumetto inglese, meglio conosciuto per il suo personaggio protagonista, il Giudice Dredd. Ringrazio 2.000 AD (e mia mamma per avermi fatto l’abbonamento!) per aver risvegliato qualcosa in me. Aveva stile e ironia, e veniva direttamente dal futuro. E’ stata la prima occasione in cui mi sono imbattuto nel mondo della Pop Culture, e sapevo che in qualche modo ne avrei fatto parte. A livello inconscio avevo anche assorbito l’idea dell’arte come stile di vita, non solo nel consumarla, ma nel farla. E ancora non avevo idea che dell’arte si potesse fare una carriera, era qualcosa di più simile ad una botola di salvataggio; una che potevo disegnarmi da solo e  attraverso la quale potevo entrare in un eccitante Nuovo Mondo. Ero già un disegno-dipendente, ma adesso ho sviluppato un particolare interesse per i personaggi fichi e le grafiche dai contorni netti.”

www.tonitesite.com

BARTOLOMÈ SANSON
La voce che gira di frequente su di lui è che è un ragazzo gentile, a modo, capace. Vive a Parigi, ama gli autori americani un po’ fascisti (Frank Miller, Garth Ennis, ecc.), odia Mc Donald’s, perde tempo su Myspace e vive nel casino totale. Certo questo non è che ci dica molto, sembra un pò da manuale del giovane indipendente. Ma Bartolomé ha tirato su Kaugummi, una piccola casa editrice che pubblica giovani talenti alle prese con disegni, collages, collezioni di immagini e fumetti d’arte. Insomma magari non tutti i bravi sono glam, ma noi conosciamo quello che fa, e ci piace molto.

www.editionskaugummi.free.fr

KRIS LATOCHA
Kris è polacco, ma vive a Londra. Ha venticinque anni, un giorno ci esci a bere una quantità non definita di birra e il giorno dopo scopri che, mentre tu sei a casa a guardare un film, lui è a cena con i galleristi Hauser & Wirth. A Miami. O a Tokyo con i Boredoms. Insomma, è una specie di imprenditore astratto che non si sa mai bene di cosa si occupi. Però conosce tutti, dal tuo vicino di casa al direttore del Whitney. Ed è sempre al posto giusto. Nel tempo è riuscito a trasformare tutta questa serie di connessioni tra artisti, amici e nemici, in Paperback, uno dei  magazine più interessanti in circolazione. Quando c’è da esserci, c’è sempre. Se fosse uno degli X-men sarebbe quello con il potere del networking.

www.paperbackmagazine.com

TODD P.
La potenza delle mailing-list unita all’intelligenza. Patrick Todd, a.k.a. Todd P. è un giovane promoter di New York che ha, in pratica, tirato su una scena – o meglio un circuito – a passo di email. Per districarsi nella selva degli infiniti happening musicali, feste e concerti della Grande Mela ha preso contatti con le migliori band del sottobosco, gente con un potenziale da mostrare. Li ha fatti a suonare in loft, club dimenticati, appartamenti e lavanderie, creando hype intorno a questi eventi, perchè un concerto in una lavanderia è fico a prescindere. E’ in un certo senso una nuova icona dell’underground sofisticato, una sorta di John Peel fatto in casa e vivereccio. Ne avremmo tanto bisogno anche qui, chi pensa di riuscirci si faccia avanti.

www.toddpnyc.com

MANDY MORBID
C’è un video di Mandy Morbid in cui un teschio nero, con i tentacoli tipo octopus, la sorprende nel sonno e ne abusa in maniera piuttosto sofisticata. Con musica etereo-metal in sottofondo. Mandy è la nuova proposta dell’indie porno. Le ragazzine punk-emo-drastic-porn ci hanno un po’ stancato, ma Mandy ci piace perché è di seconda generazione. Soprattutto, sembra avere una soluzione ad ogni cosa, come racconta un suo amico a proposito di una serata andata storta dopo un concerto dei Killing Joke: « Abbiamo speso gli ultimi soldi per uno show del cazzo! E’ la nostra ultima notte e non succede nulla. E’ tutto tempo perso, che cosa mai possiamo fare senza soldi, completamente sobri, senza saper dove andare e senza avere nulla da fare?! E’ tutto sbagliato! E’ tutto inutile! Odio tutto e tutti!» Lui (Simon, il classico punkrocker con il complesso di superiorità) a volte si sfogava così. Quindi tornai da Zak e Mandy chiedendogli cosa avremmo dovuto fare, e lei disse: “Possiamo sempre prendere una stanza in albergo e fare un orgia.” Cosa che in effetti non faceva una piega. Fu proprio ciò che facemmo. Adoro il fatto che dopo che si pronunciano quelle parole, tutto diventa automaticamente decadente.

www.mandymorbid.com

JAMES FERRARO
James Ferraro non ha soldi né telefono né internet. Passa i giorni e le notti chiuso in casa a suonare (con strumenti “non tradizionali”) e a produrre valanghe di Cd-R, cassette e album che poi distribuisce attraverso canali interdimensionali a pochi fortunati. Ogni disco è un progetto nuovo, con un nuovo nome. Wooden Cupboard, Silicon Oasis, 90210, Vodka Soap, Monopoly Child Star Searchers per dirne alcuni. Fa anche parte del progetto a due The Skaters. La musica è incredibile, una sorta di documento nostalgico di un’era inesistente, cartoline dal continente sommerso, filtrato dalla polvere cosmica e dai mezzi di fortuna con cui compone. C’è poco di avanguardistico, solo il tentativo di far vibrare all’unisono pianeti diversi. Alcuni dischi sono distribuiti in Europa da Volcanic Tongue.

www.volcanictongue.com

SALVATORE ARANCIO
Salvatore Arancio, nato a Catania nel 1974, è cresciuto artisticamente a Londra. Abbiamo avuto occasione di vedere i suoi ultimi lavori, realizzato con la tecnica della foto-incisione, e ne siamo rimasti affascinati. Ecco cosa ci ha detto riguardo al suo lavoro: “Gran parte delle idee mi vengono inaspettatamente. Solitamente prendo spunto da cose diverse come film, musica, libri, oggetti trovati o da esperienze personali, senza un’idea definita in testa, quasi alla maniera situazionista. Poi cerco di trovare il tempo per liberarmi da ciò che mi circonda, come se sognassi ad occhi aperti, ricercando collegamenti e significati. A livello tecnico, inizio raccogliendo incisioni geologiche del XIX secolo, poi le metto insieme e le tratto di nuovo digitalmente, alterandone la struttura e il significato originario. Ho sempre amato la qualità visiva delle incisioni. Credo che possiedano qualcosa di prezioso, antico e senza tempo, una certa aura che solo le cose del passato hanno. Ma sono affascinato anche dal fatto che, allo stesso tempo, hanno una funzione, dal punto di vista illustrativo, “cheap”. La prima volta che ho scoperto queste illustrazioni del XIX secolo, sono stato attratto dall’idea che originariamente venivano usate per esemplificare le teorie scientifiche dell’epoca, che spesso mischiavano scienza e mito popolare. Sono certamente un uomo di città. Trovo la natura un po’ inquietante, ma contemporaneamente ne sono attratto, dal momento che ho la sensazione che essa si confronta continuamente con me, generando un senso di umana inefficacia. Il mio lavoro precedente era prevalentemente fotografico e video. Ma ho un rapporto d’amore e odio con la fotografia. Subito dopo essermi laureato all’università, ho smesso più o meno di fare foto e ho cominciato a sperimentare con altri mezzi. Mi è sembrata una evoluzione naturale.”

FARAH
Lei, oltre che carina, è brava. Una voce sexy, sicura, ma da lolita. Sotto, una ritmica balearica accompagnata da synth cosmici. Lei produce e canta. Ce la immaginiamo con il microfono in mano e il cavo avvolto al suo corpo, coperta solamente da una specie di vestaglia color smeraldo. La sua estetica fa parte del gioco, un po’ come tutte le cose che si raccolgono sotto il nome di Italians Do It Better. E’ da un po’ che ci giriamo intorno, più che altro per l’atteggiamento. Sembra in pratica che abbiano un’idea. Cosa non da poco, in tempi in cui molti ancora non hanno capito che bisogna averne una.

www.myspace.com/farahfarahmusic
vivaitalians.blogspot.com






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