EFFEMERIDE PRINI

by Luca Vitone

Due genovesi, due artisti, entrambi da molti anni emigrati altrove. Il più giovane, Luca Vitone, rende omaggio al più anziano, Emilio Prini. Una lettera di un ammiratore, strettamente personale, rivolta all’artista e all’uomo.

“Percorrendo via di Monserrato, partendo da piazza Farnese, si incontra sulla sinistra una piazzetta con ad angolo un ristorante dal nome omonimo dove anni fa ricordo di aver mangiato un’indimenticabile spaghetto alle vongole…
Quello che interessa a noi, comunque, non si trova qui ma in una piccola piazza successiva, rettangolare, anche qui un ristorante, lo si vede nella stessa posizione di quello precedente ma molto più visibile. Anche qui ho mangiato ma non ricordo un piatto particolare bensì colui che mi invitò a quel desco.
Un artista di un paio di generazioni precedenti alla mia che abita nel palazzo rinascimentale in fondo a sinistra intitolato a una nobile famiglia romana. Un punto di riferimento a cui sono affezionato e che a v-olte, quando sono in città, vado a trovare.
Un artista che assume caratteri leggendari per la sua indole iconoclasta a volte agressiva spesso ironica e sarcastica. Lo si immagina imprigionato come un guascone dietro quelle sbarre cinquecentesche come accade nella miglior tradizione del romanzo d’appendice ottocentesco. Imprigionato nel suo corpo ma con lo spirito curioso e audace del fanciullino.”

Piazza de’ Ricci per Saluti da Roma, edizioni NERO, settembre 2008

Perché questo amore? Ma per chi: il cibo, Roma o il guascone?
Tralascerei i primi due argomenti questa volta e mi dedicherei solo al Guascone.
Intanto è ligure e per noi, genovesi o di riviera, anche se in realtà non è sufficiente, esserlo è un valore aggiunto. Forse perché, contrariamente alla creolozzizazione dominante, lo siamo monotonamente da generazioni e ci chiudiamo in uno “stundàiu” malinconico consapevolmente perdente.
Ma in tutto questo la mente che fa? Progetta di parlarne.
Se ne discute, e su suggerimento del guascone, nasce un Identico, Alieno, Scambiato; conversazione a due, appartenenti a generazioni diverse, sulla propria genovesitudine, l’ambito d’appartenenza e il clima in cui si è cresciuti seguendo la propria discilplina.
L’incontro fu fatale.
Anzi furono due. Il primo risale a più di vent’anni fa attraverso un libro; quello il cui testo principe, anche questo di un genovese che da apparente schivo ligure lo pone in chiusura, inizia picarescamente così: “Animali, vegetali e minerali sono insorti nel mondo dell’arte.”
In questo volume le pagine del Guascone sono dense di percorsi futuri. Parlano di corpi in movimento, riproduzioni cartografiche, misurazioni dello spazio, progetti di viaggio, pesi specifici. Tutti temi che hanno influito sul mio crescere.
Il secondo fu personale, qualche anno dopo intorno al ’90, nella galleria di Toselli. E qui il mito.
Amorevole conoscitore della poesia di ogni tempo e scuola, attentamente informato su ciò che accade non perde dettagli dell’ultima onda vedendo in essa, come Fritjof Capra sulla battigia dell’oceano californiano, la danza di Nataraja che imperturbabile e senza sosta crea quell’energia cosmica che da un passato senza inizio ci porta ad un futuro che non include una fine.
Iracondo fustigatore di curatori che non si adattano al suo volere.
Iconoclasta assertore dell’impossibilità di realizzare l’opera d’arte, promotore di progetti irrealizzabili e dell’impossibilità di mantenere quelli realizzati.
Furia distruttrice simil divina che annienta quello che la sua mano ha divinamente creato.
Lucido folle consapevole del suo essere non essere.
Figura amica, complice e sfuggente.
Conversatore arguto e prolifico che odia la sedimentazione del pensiero. Principe a cui si dedica un registro in cui si annotano gli avvenimenti giornalieri relativi al tentativo di produrre un libro.

Effemeride Prini.