INNER STORIES. BOB FLANAGAN'S PAIN JOURNAL

by Bob Flanagan

L’inedito diario personale di Bob Flanagan, artista, scrittore e performer americano scomparso nel 1996. Tre mesi invernali riassunti in poche parole, dure e commoventi. Ci sono stati inverni peggiori di quello che ci aspetta. Continua sul prossimo numero, con i mesi estivi.

GENNAIO

Di nuovo a New York, Gramercy Park Hotel. Tornato a letto. Dimentico che ore sono – alla fine che importa? E’ stato un Natale orribile e un compleanno ancora peggiore. Io, il mio ego lamentoso, ansimante, brontolante, che fa paura a tutti, che si comporta come se stesse per morire da un momento all’altro. Ancora depresso. Tutto quello che voglio è morire – intendo dire piangere – volevo scrivere piangere e ho scritto morire. Quanto Freudiani possiamo diventare?
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Festa di compleanno finita – grazie a Dio. Sembra che abbia avuto successo. Gente. Regali. Torta. Ma io? Dove diavolo ero? Disteso nudo sulla Gurney of Nails (letteralmente “Barella di Chiodi”, ndt), un grande pene di marzapane sullo stomaco, candele in fiamme. Tutti impressionati alla mia vista, suppongo – ma non interamente – troppo cacasotto per lasciarmi andare. Senza respirare. Il mio lamento da idiota. Terrorizzato alla vista di Sheree con il suo grande coltello che taglia a fette il pene di marzapane – spaventato dal fatto che possa andare troppo in là – spaventato da possibili incidenti, sempre spaventato, senza più riuscire a starci dentro, così come non riesco a stare dentro a niente, in questi giorni. Sempre sul limite. Sempre terrorizzato, esausto, annoiato, incazzato, ansioso, fuori da tutto – fuori dal loop, fuori di testa, fuori dal tempo.
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Terribili dolori allo stomaco e nausea. Fottutamente forti. E’ colpa del nuovo antidepressivo, il Wellbutrin? Non so se sono malato o pazzo. Un filo di fiato, ovunque vada. Come se stessi sempre sul punto di morire. Sto esagerando? Perché dovrei? Chi sto provando ad impressionare? Sto sempre a pensare al fatto che sto per morire, mi autoconvinco ed entro in una frenesia apatica e faticosa. Forse sto migliorando. Forse no. Mi dicono che dovrei esercitarmi. Prima dicevano: “Usa la sedia a rotelle e conserva l’energia.” Ora dicono: “Esercitati.” Esercizio/sedia a rotelle. Esercizio/sedia a rotelle. Difficile capire cosa faccio e chi sono, in tutto questo. E mentre mi soffermo sulla morte – Preston, 23 anni, del centro estivo per fibrosi cistica, è morto un paio di giorni fa. Domani i funerali, ma non andrò. Dovevo chiamarlo la scorsa settimana, ma cosa avrei dovuto fare, augurargli buona fortuna?
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Depresso. All’ospedale. Assumo delle grandi pillole rosse di Wellbutrin, ma sono ancora depresso. Il quarantacinquesimo anniversario di Mamma e Papà – ho fatto una chiamata – no, non l’ho fatta – mi hanno chiamato loro perché io sono quello malato all’ospedale. Il loro bambino malato. Il loro ragazzo morente. Quando mia mamma mi dice che do l’impressione che stia migliorando, le dico di no, no davvero, non ancora. Sono abbastanza duro con lei su questo. No, non sto meglio. Non sono pronto a stare meglio, quindi basta di farmi sentire meglio già da ora. Ovviamente ho passato l’intera giornata a sentirmi colpevole di aver tagliato corto, perché il pensiero che io potessi stare meglio la faceva stare così bene, ma rimedierò – domani starò meglio, anche se ho appena sputato una grande palla di sangue – starò ancora meglio, aspetta e vedrai.
FEBBRAIO

Ancora di fronte alla debole luce della televisione, il debole Bob si lamenta non appena Sheree russa. Non posso sentire la TV perché non voglio sentire Sheree, così mi sono messo i tappi nelle orecchie; è cosi frustrante, vorrei sentire il calvo Dennis Hopper parlare a Tom Snyder, ma non posso sopportare il suono del russare di Sheree – intendo che non lo posso proprio sopportare. Mi innervosisce. Sono il peggior russatore del mondo, ma lei non lo sa, perché lei è andata e io sono sveglio – sempre sveglio. Un relitto nervoso. Antidepressivi. Ansiolitici. Vicodin. Steroidi. Mi viene sempre da piangere. Non voglio fare questo viaggio a Boston e a Berlino. Ho dato tutte le mie restanti energie alle “ore di visita” a New York. Non posso più dare nulla. Ma lo farò. Lo odio e lo faccio. Intanto ho tolto i tappi – uno solo, così posso sentire la TV con un orecchio, anche se tutto ciò che sento è Sheree – la amo, voglio stare con lei, ma quel suono! Argh! Mi fa venire voglia di gridare.
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Non so quando è stata l’ultima volta che abbiamo fatto sesso. Lo dico perché in televisione ci sono due persone che scopano. Sheree ed io siamo vicini, sì – più vicini che mai, in un certo senso – ma fisicamente non sappiamo da dove cominciare. Antidepressivi? Forse. Una buona scusa. Ma ancora non riesco a scrollarmi di dosso la mia depressione. Questa volta Sheree si sta comportando benissimo e io sono quello che si crogiola nell’oscurità – c’è stata una vera inversione di ruoli, adesso. Ho smesso di prendere Paxil perché non riuscivo a venire. Ora ci riesco, ma non m’importa. Ultimamente non riesco neanche ad avere un’erezione. Vengo, ma non mi si indurisce. Nessun aiuto da Sheree. Lei è morta, addormentata. E quando prova ad aiutarmi, scappo. L’altra sera le ho quasi staccato la testa perché voleva abbracciarmi. Che razza di stronzo sto diventando? Mr. Artist. Oggi abbiamo avuto novità sui sussidi di Art Matters. 2.000 dollari per me. E 1.500 ciascuno per Sheree e Kirby. Ma questo non alleggerisce il mio peso mentale. Sono ancora pieno di merda.
MARZO

Irritabilità e depressione sono fuori controllo. Ho la sensazione di passare tutto il tempo a piangere. Il mio computer continua a crashare, che è esattamente come mi sento io. Ho abbandonato gli antidepressivi, da Natale. E’ ora di tornare indietro? Suppongo. Mi aiuterà? E tutto questo ossigeno è da mettere in relazione? Sono arrivato a 3 litri. Troppo? Non abbastanza? Chissà. La televisione è accesa, ma non posso sentirla perché, per isolarmi dal russare di Sheree, ho messo i tappi nelle orecchie. Vorrei correre per le scale e gingillarmi con il computer, averlo di nuovo funzionante, così almeno qualcosa tornerebbe in pista, ma è troppo tardi (sono le 4 del mattino). Ero addormentato, mi sono svegliato un’ora fa con un terribile dolore allo stomaco e il solito dolore al cuore. Non so che fare con me stesso. Ho preso un paio di pillole ansiolitiche, Oxazepams, ma mi fanno solo venir sonno, così ora sono assonnato ed ansioso. Ormai mi piacciono parecchio queste pillole. L’antica ricerca delle pillole della felicità. Ma non esistono. Il mio corpo pulsa d’infelicità. E’ come un immenso peso, una grande distrazione ogni minuto. Sono sempre irritato da questa cosa, ostile dal momento in cui mi alzo, fino a quando vado a dormire – non lascia spazio ad altro.
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Di nuovo sveglio alle 3 di notte – che faccio? Dormito sodo dalle 11. Sveglio alle 3, in ogni caso. Stasera pensavo che non avrei scritto, ma mi sono ritrovato a riflettere sul perché non mi piaccia più il dolore. Ho da fare questa performance il primo Aprile e sto tentando in tutti i modi di evitare di farla, di subire atteggiamenti sadomaso, perché il dolore e l’idea del dolore per lo più mi irritano e mi annoiano, piuttosto che eccitarmi. Ma il mio Io masochista mi manca. Odio la persona che sono diventato. Che dire della mia reputazione? Ogni cosa che dico alle persone è tutta una bugia, o almeno è due anni in ritardo – ma che…? Non sono le 3. E’ solo l’1.30. Non riesco nemmeno a capire che ora è. Lo sapevo che doveva essere meno tardi, i programmi in Tv erano tutti sbagliati.

(continua sul prossimo numero)