LYNN HERSHMAN

Ilaria Gianni

Ovvero dell'Io plurimo

Ne I Sognatori Karen Blixen narra la storia della cantante lirica Pellegrina Leoni che, dopo aver perso la voce in un tragico incidente, si finge morta per poter assumere altre identità, liberandosi dalla prigionia di un io unico: “Non voglio più essere una sola donna, d’ora in avanti, voglio essere tante donne...”. Pellegrina pellegrina attraverso diverse individualità per dimenticare quella originaria, foriera di sofferenza; eppure quest’ultima è destinata, secondo la logica circolare della metamorfosi, a riapparire in punto di morte.
L’artista americana Lynn Hershman, negli anni Settanta, focalizza il suo lavoro proprio sul concetto di identità.
Nata nel 1941, è considerata una delle artiste che più ha sviluppato, attraverso la sua ricerca, le tematiche di identità/alterità, alienazione, limen tra verità e finzione. Insoddisfatta dell’unicità dell’ego e convinta dell’esistenza di un io plurimo, costruisce su sè stessa un altro personaggio. Per nove anni, dal 1973 al 1978, infatti, Lynn Hershman ha vissuto una vita doppia: la propria e quella del suo alter ego Roberta Breitmore, una donna inventata, alternativa alla sua prima esistenza. L’artista aveva configurato per Roberta un destino completamente autonomo: l’alter ego possedeva un proprio appartamento, una carta di credito a suo nome, un conto in banca, un proprio documento di riconoscimento, diventando così a tutti gli effetti una persona inserita nella società. Roberta aveva uno precipuo profilo psicologico, con relative fobie e problematiche, un passato che ne determinava singolari atteggiamenti e gesti. Lynn Hershaman ha così permesso a Roberta di diventare una “persona vera”.
Caratterizzando fin nei minimi particolari Roberta Breitmore e vestendo quotidianamente e intensamente i suoi panni, l’artista ha costruito un mondo parallelo, inserendo la sua persona fisica e psicologica, nella mise en scene esistenziale del personaggio. Hershman ha così concretamente condotto e articolato un’esistenza duplice. Per nove anni ha non solo interpretato, ma vissuto la vita di un’altra da sé, come atto artistico – attraverso una meticolosa registrazione delle esperienze quotidiane e intime di Roberta: le sue sedute psichiatriche, i suoi incontri, le sue fobie, i suoi viaggi - e come schisi dalla sua esistenza prima. Lynn Hershman, completamente immersa nella sua doppia vita, ha dovuto così creare le condizioni per gestire equamente entrambe le esistenze, pur provocando non poche difficoltà nei rapporti familiari e interpersonali. La doppia identità dell’artista ha infatti condizionato le sue normali attività, con effetti sulla sua vita e sulla sua stabilità psicologica: “Molta gente pensava che io fossi Roberta. Nonostante io abbia sempre negato - insistendo sulla sua unicità e sul suo essere her own self con esigenze, ambizioni, istinti autonomi - in fondo in fondo eravamo legate. Roberta rappresentava una parte di me…era quella parte nascosta che tutti possediamo dentro di noi; un oscuro, ombroso e anonimo cadavere che corrode i nostri corpi, che pesa sulla nostra fine, e che noi tentiamo in tutti i modi di nascondere, illudendoci che ciò possa essere possibile. Per me Roberta rappresentava la mia parte più folle, il mio rovescio fisico, le mie paure psicologiche. Come testimoniato dalla documentazione delle nostre vite in quegli anni, la sua esistenza mi ha “infettata”. La fine e la trasformazione della sua vita, hanno avuto forti risvolti sulla mia individualità.”
La scissione identitaria è stata affrontata dall’artista con forte autocontrollo. Nonostante Roberta fosse la parte più nascosta di Lynn, lo scambio profondo con il suo alter ego, richiedeva concentrazione e molta forza di volontà. La psicologia di Roberta era strutturata a tal punto da interferire, spesso, con la vita della stessa Lynn, resasi incacace di mantenere le distanze: i traumi di Roberta diventavano pensieri tormentosi, fantasmi da condividere e combattere. L’artista si è ritrovata, in più occasioni, a domandarsi quando stesse interpretando Roberta e quando fosse davvero Lynn. La difficoltà di delineare il confine tra performance artistica e vita reale rendeva il legame tra l’io e l’altro da me che costruisco un tutt’uno, un accavallamento continuo e spesso indistinguibile. Chi è l’autentica Lynn e chi è Roberta? Può davvero esistere l’autenticità nella presentazione del sé? Il sé è davvero unico? Affiorano così le tematiche dell’io e del sé, più esattamente il lavoro di Lynn Hershman affronta e analizza la tematica della costruzione del sé. Nell’esposizione della propria esistenza, verità e finzione si sovrappongono, creando una patina di indistinzione. Lo spettatore compie sempre un atto di fiducia rispetto al narratore. Lynn Hershman, con il suo doppio io, vuole compiere una demistificazione dei meccanismi della finzione che operano nella presentazione del sé all’altro. Lo sdoppiamento è così realmente vissuto: se la vita di Roberta è inventata, chi ci dice che non sia inventata anche quella di Lynn? L’identità del resto è un continuo divenire che costruiamo anche grazie all’aiuto dell’altro, che diviene rilevante nel processo autobiografico: nella specificità dell’atto artistico e biografico Lynn Hershmnn attraverso il confronto con Roberta palese il proprio sé profondo e viscerale.
Il presupposto concettuale di Lynn Hershman muove da una concezione plurima dell’identità, ipotizzando una convivenza pacifica e solidale con i molteplici io che ci compongono. Non una lotta perpetua tra due identità contrastanti, ma una comunicazione, pur faticosa, tra due personalità complementari, che tentano un processo di crescita comune senza reprimersi a vicenda. Lo slittamento tra personalità può però determinare una gestione faticosa: “I traumi di Roberta sono diventati una persecuzione della mia memoria. Venivano a galla senza avvertire, senza sosta. Lei cominciò a prendere il controllo su di me. Non ero mai libera da lei. Era sepolta in me come una seconda pelle. La negatività della sua vita condizionava le mie decisioni. L’unica cura possibile era un esorcismo: mi avrebbe liberato dall’oppressione e avrebbe simbolicamente rappresentato la liberazione dall’oppressione della donna contemporanea.”
Roberta diventava così simbolo non solo della sofferenza di Lynn Hershmann ma della più generale repressione della donna negli anni Settanta, coinvolgendo così problematiche e temi del femminismo, ben presenti nella poetica dell’artista. In questo caso la donna costruisce consapevolmente un’identità altra che potenzialmente configura un riscatto della donna in generale. Significativamente l’esorcismo ebbe luogo nella cripta di Lucrezia Borgia, figura esemplare, in un’epoca non sospetta, di una soggettività femminile attiva – seppure non sempre con mezzi legittimi…
L’artista ha dovuto esorcizzare Roberta per tentare di estromettere la sua presenza dalla propria vita. Nonostante ciò, l’esperienza della doppia identità vissuta per nove anni ha continuato a condizionarla e spesso il fantasma di Roberta è riemerso. L’esperimento di Lynn Hershman non si è quindi limitato ad una semplice performance artistica, ma è si è iscritto nelle viscere dell’esistenza.
L’“opera d’arte” di Hershman, attraverso un’interferenza biografica permette, pur a distanza di anni, una riflessione su quel doppio che, in ognuno di noi, ha urgenza di uscire.

ringrazio Roberta Ferlicca per la collaborazione.