LA LINEA

by Adriano Aymonino

LA NUIT, OR THE TRAGEDY OF LIFE IN COMICS.

Italian version below - Versione in italiano sotto

In 1975 Philippe Druillet realized for the magazine Rock and Folk La Nuit, one of the most violent, dark and desperate products of modern comics. Compared to other French celebrities, such as Moebius or Bilal, Druillet is less famous in Italy and, in general, his fame has faded over the course of the last decades. During the 70s he was, nevertheless, one of the main characters of that generation of French comic book artists who pushed to the limits the subversion of the language of traditional comics already begun in the previous decade. Born in 1944, Druillet started working at the age of sixteen as a photographer but he soon switched to comics and graphic design. In 1966 he published the first adventures of Loane Sloane, a sort of intergalactic pirate perennially struggling against evil divinities and unknown ultra-dimensional forces. Druillet’s obsession was then and remained for all his life American science fiction and the parallel worlds of Lovecraft’s novels, both filtered through massive doses of lysergic substances. His art became increasingly baroque – clearly borrowing from Art Noveau, American psychedelic graphic art, Indian and Aztec art – reaching sometimes stunning results but at the same time very often producing extremely kitsch illustrations. His universes are populated by horrible monsters and entities; his apocalyptic visions show hordes of desperate creatures wandering through hostile landscapes and inhuman architectures. Any human feeling is decisively banned. In 1970 Druillet joined Pilote, the celebrated comic magazine then directed by René Goscinny. In 1975, however, he abandoned it to create with Moebius and others the publishing house Les Humanoïdes Associés and the legendary magazine Métal Hurlant which published most of the best European comics of the 70s and the 80s. In the same year he started working on La Nuit, a barbaric delirium in the form of a comic book, a ‘post-atomic rock opera’ as Druillet defined it. The story is very simple and typical of the s70s, anticipating The Warriors in a certain way, but with a much higher level of violence. In a desperate and devastated world, gangs of bikers wander through the night butchering each other and fighting to death the ‘skulls’, black and impersonal representatives of law and order. Their only reason for life is the heroin kept in a faraway ‘blue depot’, whose psychedelic emanations are visible on the horizon. Hearing the news that the depot is no longer accessible, the tribes of addicts decide to unite for once to overcome the security forces and recapture their only source of survival. Their words are basic, raw, the junkies have lost forever the coherent mastery of the language. The plot is truly desperate, tormenting, hopeless. Druillet produced it during the illness of his wife Nicole, who eventually died of cancer when he was halfway through its conclusion. The whole comic is impregnated with this feeling of death and of a violent refusal of life in its social manifestations. The final part, which actually covers more than half of the volume, is a desperate escape towards drugs, death and the final extinction of the species. The page setting becomes more and more experimental and complex, with entire illustrations devoted to the immense final battle for the conquest of the depot. Pictures of Nicole recur, scattered among the drawings as psychedelic visions and heartbreaking tribute to the beloved woman lost forever.
La Nuit is probably the work that more than any other overturned the initial conception of comics as a harmless product of mass-entertainment. It is indeed this apparent contradiction between a format intended traditionally as a means of amusement and distraction and the terrible personal content that Druillet poured in it, that make La Nuit a hybrid, unique and touching work. Not surprisingly during the years the comic has become a cult-work far beyond the French borders. After thirty years its dark violence is still impressive and La Nuit remains one of the most vivid examples of an age when the European comic industry could offer much more than its richer and more consolidated American counterpart.

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La Nuit was published in France as a volume in 1976: P. Druillet, La Nuit, Paris, Les Humanoïdes Associés. The French edition has been republished several times (the last time in the year 2000) and can be found easily online.
In Italy it was published in the series
Umanoidi of Totem Comics in 1982 and has never been republished: P. Druillet, La Notte, Roma, Edizioni Nuova Frontiera.
It has never been translated into English.




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Italian Version - Versione in italiano


Nel 1975 Philippe Druillet realizzava per la rivista Rock and Folk
La Notte, uno dei prodotti più violenti, neri e disperati del fumetto moderno. Rispetto ad altre celebrità francesi come Moebius o Bilal, Druillet è meno noto in Italia e in generale la sua fama si è andata affievolendo col tempo. Nel corso degli anni settanta fu tuttavia uno dei protagonisti della rivoluzionaria generazione di disegnatori francesi che portarono alle estreme conseguenze la dissoluzione del linguaggio del fumetto tradizionale inaugurata nel decennio precedente. Nato nel 1944, Druillet iniziò a lavorare a sedici anni come fotografo ma ben presto passò alla grafica e al fumetto, pubblicando nel 1966 le prime avventure di Loane Sloane, una sorta di pirata intergalattico in perenne lotta con divinità malvagie e oscure forze ultradimensionali. L’ossessione di Druillet era allora e resterà per tutta la vita la fantascienza americana e i mondi paralleli dei romanzi di Lovecraft, il tutto condito con massicce dosi di sostanze allucinogene. Il suo tratto divenne negli anni sempre più barocco, con dichiarati prestiti dall’Art Noveau, dalla psichedelia americana, dall’arte indiana e atzeca, raggiungendo risultati eccezionali ma allo stesso tempo producendo spesso tavole di un kitsch estremo. I suoi universi sono popolati da mostri ed entità orrende, le sue visioni apocalittiche mostrano orde di esseri disperati che si aggirano tra paesaggi ostili e architetture immense e disumane. Ogni sentimento umano è pressoché bandito. Nel 1970 Druillet approdò a Pilote, la celebre rivista di fumetti diretta allora da René Goscinny, da cui si staccò tuttavia nel 1975 per fondare con Moebius e altri la casa editrice Les Humanoïdes Associés e la mitica rivista Métal Hurlant, su cui vennero pubblicati gran parte dei migliori fumetti europei a cavallo tra gli anni settanta e ottanta. Nello stesso anno iniziò a lavorare alla Notte, un delirio barbaro a fumetti, un “Opera rock post-atomica” come la definì lo stesso Druillet. La storia è molto semplice e tipicamente anni settanta, una sorta di Guerrieri della Notte ante litteram con una dose di violenza molto maggiore. In un mondo devastato e disperato, tribù di motociclisti si aggirano di notte massacrandosi a vicenda e scontrandosi a morte con i “crani”, neri e impersonali rappresentanti dell’ordine. La loro ragione di vita è la droga, l’eroina conservata in un lontano “deposito blu” le cui emanazioni psichedeliche si intravedono all’orizzonte. Alla notizia che il deposito non è più accessibile, le bande di tossici decidono di riunirsi per sconfiggere le forze dell’ordine e riconquistare la loro unica fonte di sopravvivenza. Il linguaggio è elementare, grezzo, i tossici hanno perso l’uso coerente della parola. La storia è veramente disperata, angosciante, senza speranza. Druillet la compose durante la malattia della moglie Nicole, morta di cancro a metà della stesura. Tutto il fumetto è impregnato di questo senso di morte e soprattutto di radicale rifiuto della vita e delle sue forme sociali. La parte finale, di fatto più di metà del volume, è una corsa disperata verso la droga, la morte e la finale estinzione della specie. L’impostazione delle pagine diventa via via più sperimentale e complessa, con intere illustrazioni dedicate all’immane battaglia finale per la conquista del deposito. Immagini di Nicole ricorrono tra i disegni come visioni lisergiche, straziante tributo di un uomo alla donna perduta per sempre.
La Notte è forse l’opera che più di ogni altra ha ribaltato l’originale concezione del fumetto inteso come innocuo prodotto di intrattenimento di massa. Proprio questa apparente contraddizione tra un mezzo tradizionalmente concepito come strumento di evasione e il terribile contenuto personale che Druillet riversò in esso, rende La Notte un’opera ibrida, unica e toccante. Non a caso nel corso degli anni il fumetto è diventato un vero e proprio oggetto di culto ben oltre i confini francesi. A distanza di più di trent’anni la sua nera violenza è ancora impressionante e La Notte rimane una delle testimonianze più chiare di un’epoca in cui il fumetto europeo poteva offrire ben più del consolidato e più ricco rivale americano.

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La Notte venne pubblicato in Francia come album nel 1976: P. Druillet, La Nuit, Paris, Les Humanoides Associés. L’edizione francese è stata più volte ripubblicata (l’ultima volta nel 2000), ed è facilmente reperibile online.
In Italia venne pubblicato nella collana
Umanoidi di Totem Comics nel 1982 e mai più ristampato: P. Druillet, La Notte, Roma, Edizioni Nuova Frontiera.
Non esiste un’edizione in inglese.


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