SELFILMMAKING IN CRESSONA

Lorenzo Micheli Gigotti

Intervista a Brent Green

Brent Green è nato e cresciuto, ed è tuttora abitante, a Cressona nel bel mezzo del nulla ed è un filmmaker autodidatta. Produce, del tutto istintivamente, animazioni sconclusionate piene di sbavature ed imprecisioni attraverso una tecnica del tutto personale di stop-motion realizzata con fogli trasparenti, legno e carta sui quali disegna. Guardando i suoi film, musicati dai Califone, ho provato stupore e godimento. Sono riuscito a mettere da parte lo sbadiglio che consegue all’ordine immobilizzante dello schema rigido mainstream e, una volta tanto, non sono stato disturbato dal fastidioso tintinnare dei soldi che fa sempre più spesso da sottofondo a molte produzioni attuali. Ho visto qualcosa in movimento e mi sono emozionato. Il cinema di Brent Green è prettamente personale, immaginifico, portatore di senso, libero dagli standard linguistici e di comunicazione, autonomo e inaspettato, sostanzialmente efficace; ed ha nella sua essenza, forse anche nella sua concezione, assai più a che fare con l’arte, l’artigianato, lo scotch, la carta, il legno, la stalla, la ruota, la vita e la morte.

Quando mi hai spedito la busta con i tuoi dvd mi ha colpito molto il foglietto di carta sgualcito e scritto a mano nel quale mi specificavi il contenuto della busta. C’è qualcosa nella tua produzione che ha il sapore vero delle cose fatte in casa, con tanto di imperfezioni, materiali posticci, scotch e sbavature. Ci puoi spiegare il funzionamento tecnico delle tue animazioni?

L’animazione è disegnata con gli Sharpies su plastica. Prendo dei rulli giganteschi di plastica (credo che gli architetti le usino, ma non ne sono sicuro), e poi taglio via quello che mi serve e inizio a lavorare. Giro con un macchina fotografica digitale ad alta definizione, e metto le foto in ordine su iMovie. Amo iMovie perché i miei filmati possono essere 15 fotogrammi al secondo. Così puoi veder tutti i piccoli sbagli, tutti gli scarti e le sbavature.

Le tue produzioni sono una sorta di anacronismo nell’era del digitale che indirizza le produzioni verso la perfezione dell’immagine, dei formati, delle idee…I tuoi film, piuttosto, assomigliano ad una sorta di espressionismo gotico ironico…

In realtà non e’ che guardo tanti film – e non direi che mi hanno influenzato tanto – e non sono ispirato nemmeno dal mondo dell’arte in generale. Vivo nel mezzo del nulla, quindi non ho grande accesso alle cose dell’arte. Ma leggo sempre, e questo m’influenza di sicuro. Kurt Vonnegut e John Fante, o musicisti come Vic Chesnut, Tom Waits, Califone, Sparklehorse – questi qua mi danno forza.
Intorno alla mia stalla ci sono delle strane apparecchiature e macchinari alla Dr. Seuss (pseudonimo di un novellista americana autore di: the Grinch, Cat in the Hat, the Lorax, e il meglio di the Sneetches – n.d.r.) – libri strani e ruote di metallo – queste mi sono di grande suggestione. Sono là da sempre. Non so nemmeno per cosa venivano usate.

Penso che queste apparecchiature, tra il mortale e l’irreale, soggettive e low-fi siano il tuo segno distintivo. Mi viene da pensare agli animatori dell’est europeo (Svankmajer, Trnka, ecc.)…
Comunque… . Mi sembra tu sia molto influenzato dalla musica. Che ruolo ricopre questa nei tuoi film? Come scegli e monti la musica con le immagini?...che rapporto hai con Tim Rutili dei Califone? Mi sembra abbiate una frequente collaborazione…

Scriviamo la musica per il film e la inseriamo sempre per ultima. La musica, aggiungendo intensità alle immagini, eleva totalmente il film ad un altro livello e ti porta dentro – puoi notare molto di più i dettagli; gli strani tremori nella voce del narratore vengono illuminati, cambia l’intero film, che diventa più vivo. Amo fare musica. Per me è la parte migliore. Fin ora sono stato molto fortunato se penso alle opportunità di collaborazione che ho avuto. I Califone sono irreali. Quando avevo finito il mio primo film (Susa’s Red Ears) l’ho mandato ai miei artisti preferiti – Tim (dei Califone) mi ha riscritto subito, dicendomi: “Susa’s Red Ears è stupendo! Vorresti lavorare sul nostro prossimo disco?”
Stavo tremando - sono un loro fan dai giorni di ‘Red Red Meat’ - e ho risposto: “Certo”.
Ho provato ad essere cool, sai. Tim mi ha mandato un botto di storie – ma io ho fatto “Francis” perché subito dopo averlo letto ho disegnato il personaggio con la ruota e tutto il resto – pensavo ci dovesse essere una ruota nella storia. In realtà, nella storia non c’era, ma il disegno era così chiaro, “Si, Francis assomiglia a questo e questi altri sono gli orsetti animati del racconto – una sorta di peluche troppo cresciuti, con le dita dei piedi curvati e gli occhi cuciti.” La scrittura di Tim a livello narrativo è molto diritta, ma allo stesso tempo così folle. E’ fantastico. Amo lavorare con i Califone. Jim Becker ed io stiamo scrivendo la musica per il film che sto realizzando adesso (Paulina Hollers – e con Tim avremmo anche pensato di fare un libro nel quale io faccio le illustrazioni della storia che lui ha scritto, e vice versa). Tutti e quattro i componenti dei Califone sono capaci di produrre qualsiasi cosa artisticamente.

Nel film ‘Hadacol Christmas’ la musica e gran parte della narrazione proviene dal alcune performance dal vivo dei Califone. Per esempio, il film ‘Francis’ è scritto e narrato da Rutili e animato da te? Qual è la natura di questi testi? Da quale mente e sotto quale strano influsso prendono piede queste folli storie?

Io scrivo in continuazione. Ho un botto di storie ovunque, e quando arriva il momento di produrre un nuovo film, non mi resta che sceglierne una. Prima di tutto sei un ‘Conduttore’. Un canale. Poi la merda ti viene fuori semplicemente in parole, parole, parole. Poi un editore ossessivo.
Mio nonno pensava che Dio lo odiasse – è stato colpito dai fulmini due volte. La prima volta stava sotto un albero di ciliegio, dietro casa sua, quando è stato pugnalato da un fulmine. Così ha iniziato a tagliare tutti gli alberi che vedeva. Sarebbe andato in giro nella sua fattoria legando catene agli alberi e, dopo averle agganciate al suo furgone, li avrebbe tirarti tutti giù. Era ridicolo. Pensava che dio stava venendo giù per lui per tutte le ragioni nel mondo, e per alcune di queste lui aveva probabilmente ragione. Poi, un altro giorno stava nella sua cantina – il fulmine e’ uscito dal contatore, ed è arrivato al suo petto. Da qui probabilmente deriva questo aspetto della mia scrittura “divino/conduttore”. Da mio Nonno.

Puoi dirmi qualcosa riguardo alle tue innovative strategie di distribuzione. Faccio principalmente riferimento alle performance con le band musicali e alla vendita dei tuoi dvd.

Ho l’opportunità di fare queste performance con i miei gruppi preferiti – Califone, Sin Ropas e alcune cose con Brendan Canty (dei Fugazi). Durante gli spettacoli suoniamo colonne sonore improvvisate per i film proiettati alle nostre spalle, e io urlo la narrazione come fossi un predicatore. Sediamo sul lato dello schermo così i film sono il punto focale dei nostri show.
Poi vendiamo i DVD-Rs con delle opere d’arte fatte a mano per soli 10 dollari. E’ un buon affare – puoi prendere tre dei miei film e un disegno originale. Sto cercando veramente di rendere il prodotto pregiato per poterlo un giorno vendere su e-bay.

…qual è il tuo contributo pratico durante gli show?

Sono anche un musicista. Sono parte del gruppo e solitamente suono il banjo, il violino, o altre cazzate – oltre che preoccuparmi di fare la narrazione dal vivo.

Un altro segno distintivo delle tue animazioni è l’unione tra bidimensionale e tridimensionale. Mi immagino sia per te un qualcosa di istintivo. Che ne pensi? Puoi dirmi qualcosa sul tuo nuovo progetto ‘Paulina Hollers? Cosa ne verrà fuori?

Questo nuovo film, Paulina Hollers, è un’animazione per metà disegnata a mano e per metà composta da personaggi e ambienti di legno tagliati a mano. Ho provato a scrivere una favola folcloristica degli Appalachi (sistema montuoso dell’America del Nord, che si stende per più di 2000 chilometri, parallelamente alla costa atlantica, dalla foce del San Lorenzo all’Alabama – n.d.r.). Si tratta di un coglione che spara ai conigli con i pallini dalla finestra della camera da letto e schiaccia gli insetti con le mani. Alla fine viene investito da un Autobus. Quando sbatte a terra il suo fantasma vola via dal suo corpo e va in direzione dell’inferno che si trova dall’altra parte della terra. Sua madre Paulina è una religiosa pazzesca. Si sta domandando quanto suo figlio fosse un cattivo ragazzo e se stava all’inferno. Si ubriaca e parla agli uccelli. Il termosifone vibra. Il pane si ammuffisce. Lei finalmente decide che il ragazzo è all’Inferno e si suicida così lui non sarà più solo laggiù. Quando lei si spappola a terra il suo fantasma esce di scatto dal suo corpo, attraversa la pavimentazione e va nell’inferno.
Vaga in giro cercando suo figlio. Finalmente lo trova e provano a fuggire arrampicandosi sulle radici come fossero scale, cercando il sottosuolo del loro giardino.
Tutto nell’inferno è disegnato a mano e tutto sulla terra è tagliato a mano. E’ molto bello fino adesso. Sono molto contento. Sto scrivendo la musica con Jim Becker (dei Califone) e lui è meraviglioso, quindi anche quella parte sta andando bene. L’intera cosa sembra e mi suona come se ci fosse da sempre.

Da cosa deriva questo successo pazzesco che ha in America questa narrazione demenziale ed estremamente cinica (qualcosa che ha a che fare con l’ingenuità dei bambini e la crudeltà degli adulti) che si estende anche nella cultura pop – penso a South Park, The Simpson, o agli esiti positivi della Troma Entertainment?

Credo che quest’aspetto abbia sempre fatto parte della cultura americana. I ragazzini nella scuola elementare cantano “You are My Sunshine.” Così hanno fatto anche Johnny Cash e, Rodgers. E’ davvero una canzone triste se la pensi in modo non superficiale. Io mi auguro che la gente imparerà ad avere un atteggiamento meno superficiale sulle cose.
Penso anche che il successo di questo tipo di narrazione di cui parli abbia a che fare con quanto il nostro paese sia fottuto in questo momento.
Siamo, in generale, un paese poco istruito. Siamo arrivati ad un punto dove la maggioranza di noi crede a tutto quello che viene detto. E’ davvero sconcertante quando questo accade intorno a te. Tutta quella storia del “Intelligent Design”, che “l’evoluzione e’ solo una teoria.” Che la gravità e’ solo una cazzo di teoria…no?
Quindi, prendiamo il caso di South Park: è una serie molto intelligente con uno sfondo sociale, è qualcosa di ilare e crudele ma allo stesso tempo portatore di un messaggio. Questo vuol dire che raggiunge un’ampia gamma di gente ignara del proprio livello d’istruzione o della propria capacità di essere informata, che però in qualche modo ascolterà il messaggio di Trey Parker e Matt Stone.

Sei sorpreso del tuo successo (‘Filmaker’ ti ha inserito nella classifica dei 25 nuovi talenti del cinema indipendente americano, hai vinto la borsa di studio della Creative Capital Foundation…questa stessa intervista)? Tutto si sviluppa così velocemente…oggi anche gli audiovisivi godono di una maggiore diffusione e visibilità…

Si, è davvero shoccante. Anche se i miei film sono ancora un po’ difficili da trovare. Fondamentalmente mi dovete scrivere per ricevere una copia (brent@nervousfilms.com). Ho provato ad evitare i festival per la maggior parte delle volte, ovviamente ci sono un po’ di eccezioni – andrei in qualsiasi posto dove Ralph McKay e’ coinvolto – lavora a Rotterdam, sta nella direzione del Ballroom Marfa, e mi piace davvero il modo in cui lavora. Principalmente tiene in mente gli interessi degli artisti, a differenza di quanto facciano i festival dal grande nome. Sta cercando di spingere avanti l’arte, invece di fissarsi su qualche tipo di formula (ma alla gente piace la “formula”). Così penso che il suo atteggiamento sia benefico per tutte le persone che gli stanno attorno. Anche il Sundance Institute è favoloso – non solo per il Sundance Festival ma anche se pensiamo al meraviglioso lavoro di supporto che l’Istituto produce. Nonostante io sia rimasto a casa mia, quasi ogni giorno c’è la possibilità di fare qualcosa di veramente grande. E per questo sono molto fortunato.

…e riguardo alla Creative Capital Foundatoin?

Creative Capital è sorprendente (www.creative-capital.org). Loro sono un’organizzazione no-profit che cerca di aiutare gli artisti che stanno facendo realmente ricerca e che creano qualcosa di nuovo. Mi hanno dato l’opportunità di lavorare in uno studio funzionante (computer nuovi, una cinepresa e ProTools per registrare) così non ho avuto più bisogno di affittare nulla per realizzare i miei film. Mi hanno anche aiutato nel procurarmi un conto di pensionamento. Ogni anno inoltre la Creative Capital organizza un incontro dove ti fanno sedere con dei grandi del mondo dell’arte – con gente del Sundance, del MoMa, della Warhol Foundatoin. Insomma ti fanno incontrare ogni tipo di persona. Sono il meglio.

Posso immaginare che la domanda ti suoni leggermente generica, ma può essere un buon modo per presentarti. Tu sei un artista eclettico: filmi, disegni, scrivi, suoni...ed hai diverse passioni e interessi, tanto che il cinema non sembra essere il primo tra questi. Cosa significa per te ‘filmmaking’? Qual è il tuo approccio al cinema?

Il mio approccio all’arte avviene da differenti angolature. Io provo a tirare fuori qualcosa da me - scrivo o disegno o faccio qualsiasi altra cosa pensando a qualcosa di specifico con il quale sto lottando, e in questo senso io cerco una sorta di catarsi. Da questo punto di vista la cosa è molto personale. Ma voglio che la maggior parte delle cose che faccio siano molto più grandi di me. Vorrei che le persone, guardando i miei film, si connettano con il loro senso di stupore e meraviglia. E’ incredibile quanto sia facile dimenticarsi di come sia sorprendente il mondo che ci sta intorno. Noi lo scordiamo in continuazione. Ma io mi sforzo di provare a ricordarlo. Gli uccelli hanno le ossa vuote. Motori a combustione. Gravità. Tutta questa merda è ovunque e io non posso credere come è facile dimenticarsene.
Spero di aver risposto bene alle tue domande. Ora sono in Louisville, Kentucky, ci sentiamo domani così ti spedisco le immagini delle animazioni.
Brent

traduzione dell’intervista a cura di Frank Capiello

(01/5)