ANACONDA

by Valerio Mannucci & Nicola Pecoraro

Italian version below - Versione in italiano sotto

The Aniene is an affluent of the Tiber. It springs from the Simbruini Mountains (the name derives from sub imbribus, which, in Latin, means under the rain), between the regions of Lazio and Abruzzo. We headed from this river to arrive to the Tiber, at the level of the Ponte Milvio bridge, where we encountered the first non-navigable rapids. But everything starts on September 19, 2009, thanks to a map.

19 September 2009
Ara Peterson – an artist from Providence, Rhode Island – hands us in a parcel containing two tracing papers and a piece of cardboard with a key sellotaped to it. He says Jim Drain – another Providence artist – had entrusted him to give us that parcel before leaving for the States and that he himself had had it handed over to him from an American friend of his. Her name is Marie Lorenz, an American artist who had worked at the American Academy in Rome as a resident artist.


Prior to 19 September 2009
So everything goes back to Marie, the principal artificer, not only the map, but also the boat with which we will navigate.

22 September 2009
When superimposing the two sheets – one depicting the course of the Aniene and the Tiber and one with a series of notes and instructions of every sort – we obtain a semi-complete picture of the geographic setting. Following the instructions we have to locate the boat, then follow the trail on the map, cautiously avoiding the dangers and obstacles encountered on the field, so as to finally arrive at the various landing places. Everything is prearranged and well indicated, but there’s obviously still a hint of uncertainty linked to the events, especially in regards to the weather.

25 September 2009
It seems absurd to us that three Americans, visiting Rome for a little while, had seen what 97% of Romans have never seen and, having nothing better to do, we decide to leave tomorrow.

26 September 2009 (Morning)
Equipped with cameras and cell phones (both of which are in no way waterproof) and with two paddles, we head into the toxic jungle of the Aniene, in the outskirts of Rome. We see what we had never seen before. A simple scenery, apparently free of pollution. An X in the non-civilized world, made of river waters, thick vegetation and lianas an inch from water. It looks like a scene from Herzog’s Aguirre, The Wrath of God. Up to a certain point, because in Rome’s North-eastern periphery, Nuovo Salario, the surroundings are like a sort of post-natural scenario: besides the lianas, entire rows of public housing, tennis court, (non)cycling lanes and shacks inhabited by poor immigrants. Lorenzo and Emiliano are watching us from the bank. Lorenzo takes some photos, Emiliano with his mask on.


26th of September 2009 (early afternoon)
The sheer contrast between the small river way and the urban surroundings, is deadened only by the discouraging colour of the water and its very pungent smell. In someplace, the sensation of being in Amazonia alternates with dream like visions that recalled the public toilettes of Termini Station. If they were as big as the station itself. The rapids, apart from concealing menacing rocks, carry up to the surface different types of objects: parts of shops’ mannequins, wooden doors, carcasses of detergent boxes. Some ducks, probably in full genetic mutation, move about freely. Enormous fish, maybe catfish, jump in the air making slimy splashes on the water’s surface. We're very thirsty and we have brought only one bottle of water. In the parts that are most polluted the smell is so strong that you feel dirty everywhere: In the palate, under the skin. On the other hand in someplace it’s just the smell of an ordinary river, the same that you get when it rains in Rome.

26th of September (late afternoon)
We are almost there. The oars are heavy, the scenery alternates between the idyllic and the post-apocalyptic: the milky light of the roman September colours the vegetation with emerald green, the shreds of cloth and the plastic bags that hang up on the trees have faded colours, blue and grey. Every now and then some plastic bottle slightly younger than the other debris gives a touch of contrast, with its yellow\pinkish detergent hue.

26th of September2009 (evening)
We pull the boat out, we hide it under a mantle of leaves, in the meantime two Romanian fishermen look at us. We go up on a bridge and look for the first bar that could have a cold beer. We sit down and after some minutes Asia Argento arrives and sits at the table next to us. We thought we had seen enough.

27th of September 2009
Decontamination.

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Italian Version - Versione in italiano

L’Aniene è un affluente del Tevere. Nasce al confine tra Lazio ed Abruzzo, dai monti Simbruini (il nome deriva dal latino sub imbribus, che in latino significa sotto le piogge). Abbiamo preso il via da questo fiume, per poi arrivare sul Tevere, all’altezza di Ponte Milvio, dove abbiamo incontrato le prime rapide non navigabili. Ma tutto inizia il 19 settembre 2009, grazie ad una mappa.

19 Settembre 2009
Ara Peterson – artista di Providence, Rhode Island – ci passa in consegna un pacco contenente due lucidi da architetto ed un cartoncino con del nastro adesivo, al quale è fissata una chiave. Ci dice che Jim Drain – altro artista di Providence – prima di partire per gli Stati Uniti si è raccomandato di lasciare a noi quel pacco, che, a sua volta, gli era stato dato in lascito da un’amica americana. Il suo nome è Marie Lorenz, artista americana che ha fatto una residenza all’Accademia Americana di Roma.


Prima del 19 Settembre 2009
Tutto è quindi da ricondurre a Marie, l’artefice principale, non solo della mappa, ma anche della barca su cui navigheremo.

22 Settembre 2009
Sovrapponendo i due lucidi – uno raffigurante i corsi del Tevere e dell’Aniene ed uno con una serie di note ed indicazioni di vario genere – otteniamo un quadro semi-completo della situazione geografica. Seguendo le indicazioni dovremmo individuare la barca, poi percorrere la tratta disegnata, evitando cautamente i pericoli e gli ostacoli rilevati sul campo, per arrivare infine ai vari punti d’approdo. È tutto previsto e ben indicato, ma rimane, ovviamente, una dose d’aleatorietà legata agli eventi, soprattutto di carattere atmosferico.

25 Settembre 2009
Ci sembra assurdo che tre americani, venuti a Roma per poco tempo, abbiano visto quello che il 97% dei romani non ha mai visto, e non avendo nulla di meglio da fare, abbiamo deciso di partire domani.

26 Settembre 2009 (Mattina)
Muniti di macchine fotografiche e cellulari (entrambe le cose per niente impermeabili) e di due pagaie, ci inoltriamo nella jungla tossica dell’Aniene, alla periferia di Roma. Vediamo quello che non avevamo mai visto. Uno scenario semplice, apparentemente non inquinato. Un luogo X del mondo non civilizzato, fatto di acque fiumane, vegetazione fitta e liane a pelo d’acqua. Sembra una scena di Aguirre Furore di Dio, il film di Herzog. Fino ad un certo punto, perché, essendo alla periferia nord-est di Roma, Nuovo Salario, il contorno è una specie di scenario post-vegetale: oltre le liane, intere file di palazzi popolari, campi da tennis, piste non-ciclabili e baracche popolate da extracomunitari. A guardarci dagli argini ci sono Lorenzo ed Emiliano. Lorenzo scatta un po’ di foto, Emiliano si è messo la maschera.


26 Settembre 2009 (primo pomeriggio)
Lo stacco netto, tra il corso del piccolo fiume e il contorno urbano, è attutito solo dal colore non rassicurante dell’acqua e dal suo odore piuttosto pungente. A tratti, la sensazione di essere in Amazzonia si alterna a visioni oniriche che riportavano alla mente i bagni pubblici della Stazione Termini. Se questi fossero grandi come la stazione stessa. Le rapide, oltre a nascondere rocce minacciose, portano in superficie oggetti di vario tipo: parti di manichini da negozio, porte in legno, carcasse di fustini di detersivo. Alcune anatre, con tutta probabilità in piena mutazione genetica, si muovono libere. Pesci enormi, forse pesci gatto, saltano in aria facendo schizzi viscidi sulla superficie dell’acqua. La sete è tanta e ci siamo portati una sola bottiglia d’acqua. Nei tratti più sporchi l’odore è talmente forte che ti senti sporco ovunque: nel palato, sotto la pelle. A tratti invece è un semplice odore di fiume, di quelli che senti a Roma quando piove.

26 Settembre 2009 (secondo pomeriggio)
Siamo quasi arrivati. I remi pesano, lo scenario si alterna tra l’idilliaco e il post-atomico: la luce lattiginosa del settembre romano colora la vegetazione di un verde smeraldo, i brandelli di stoffa e buste di plastica appesi agli alberi sono perlopiù di colori sbiaditi, blu e grigi. Ogni tanto qualche bottiglia di plastica meno antica delle altre dà un tocco di contrasto, col suo giallo/rosa lavapavimenti.

26 Settembre 2009 (sera)
Tiriamo a secco la barca, la nascondiamo sotto un manto di foglie, mentre due rumeni che stanno pescando ci guardano. Saliamo sul ponte e cerchiamo il primo bar che abbia una birra ghiacciata. Ci sediamo, dopo pochi minuti al tavolo accanto a noi si siede Asia Argento. Pensavamo di aver visto abbastanza.

27 Settembre 2009
Decontaminazione.


Photos by the authors and Lorenzo Micheli Gigotti

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