LA LINEA

by Adriano Aymonino

IVAN BILIBIN AND THE ENCHANTED VISION OF OLD RUSSIA

Italian version below - Versione in italiano sotto

With a territory that could almost include China and the United States of America put together, Russia is by far the largest nation in the world. In the nineteenth century its empire embraced both the frosty Siberian steppe and the deserts of Central Asia and its soil was shared by the nomadic Mongols of Tartary with the Europhile aristocrats of western Russia.
Centuries of invasions, migrations and trades have made the folk art of this immense country, straddling Asia and Europe, an eccentric fusion of extremely different influences. Slavic, Greek, Latin, Indian and Persian elements appear, mixed and revived, in the decorations of the rural churches, in the geometric and animal patterns employed in fabric and in the intricate details of the izbe – the wooden houses of the Russian peasants.
In 1899 Ivan Bilibin, a young student and artist from St Petersburg, embarked on the first of a series of trips in search of the popular art and traditions of Old Russia, gathering on his way all sorts of objects, fabric, prints and decorative elements. In 1903 he visited the Volga region and the Karelia, far away in the remote north. Here he was struck by the lyrical beauty of the medieval wooden churches, by the splendour of the monasteries protected by thick walls washed with white lime.
In these early years of the new century, Bilibin also joined Mir iskusstva (World of Art), the famous group of vanguard artists that proposed a radical transformation of nineteenth-century Russian art, taking their inspiration from contemporary European trends, especially Symbolism and the Art Nouveau.
Bilibin specialised in graphic design, pouring into his art all his love for the motherland’s folklore. The most spectacular result of this process was his various celebrated illustrations for a series of medieval Russian fables, published in the first years of the twentieth century. All the diverse facets of popular Russian art, all its themes and symbols, were filtered by Bilibin through the decorative language of Art Nouveau, creating in this way fairytale images which in their turn became part of the national collective imagination.
His illustrations intentionally avoid chiaroscuro, the use of light and shade to create depth. The figures are composed by uniform surfaces of colour, framed by well delineated black lines, as if they were marble inlays or medieval stained-glass. This essential and evocative technique influenced an entire generation of young Russian artists and among them Wassily Kandinsky, whose early, vibrant paintings closely resemble Bilibin’s style of illustration.
The most famous image, the one that would become a sort of icon of the golden age of Russian illustration, was produced for the Tale of the Tsar Saltan by Aleksandr Pushkin. It is a vision of an enchanted city, in which every element speaks of ancient Russia: the excess of decorative elements, the thick white walls and the golden domes, the fabrics covered with floral patterns, the stylised animals in the lower frame.
After more than two decades spent producing illustrations, posters, set designs and theatrical costumes for the Russian public, in February 1920 Bilibin reached the Black Sea and boarded a ship crowded with political refugees. He was abandoning his beloved land, torn into pieces by the civil war in the aftermath of the October Revolution. He spent the following twenty years in exile, first in Cairo and then in Paris, renouncing illustration almost entirely and devoting himself instead to landscapes and later to set designs for the celebrated Russian operas and ballets in Paris.
Only in 1938 did he return to Russia. He resumed his illustrations but the lyrical vein of his early years was lost forever. Nonetheless, his fame granted him numerous commissions and he once again, as many years before, invented tables for the epic poems of medieval Russia, withdrawing into this mythical past while the world around him was falling to pieces. He died, alongside more than a million of his fellow residents, in the Nazi siege of Leningrad in the winter of 1942, with a handful of drawings for his beloved national tales just outlined on his desk.


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Italian Version - Versione in italiano

Con un territorio che potrebbe quasi includere Cina e Stati Uniti messi insieme, la Russia è di gran lunga la nazione più estesa del mondo. Nell’Ottocento il suo impero abbracciava le gelide steppe della Siberia e i deserti dell’Asia Centrale e il suo suolo era condiviso dai nomadi mongoli della Tartaria e dagli aristocratici filoeuropei della Russia occidentale.
Secoli di invasioni, spostamenti di genti e commerci, hanno reso l’arte popolare di questo immenso paese a cavallo tra Asia e Europa un’eccezionale fusione di influenze diversissime tra loro. Elementi slavi, greci, latini, indiani e persiani riappaiono mescolati e rielaborati nelle decorazioni delle chiese rurali, nei motivi geometrici e animaleschi dei tessuti e degli oggetti quotidiani, negli intricati dettagli delle
isbe, le case di legno dei contadini russi.
Nel 1899 Ivan Bilibin, un giovane artista e studente di San Pietroburgo, iniziò il primo di una serie di viaggi alla scoperta dell’arte e delle tradizioni popolari dell’antica Russia, raccogliendo forsennatamente oggetti, tessuti, stampe e elementi decorativi di ogni sorta. Nel 1903 si spinse nell’estermo Nord, in Carelia, e nella regione del Volga, dove rimase folgorato dalla lirica bellezza delle chiese lignee medievali e dallo splendore dei monasteri circondati da spesse mura bianche.
Negli stessi anni Bilibin si legò a
Mir iskusstva (Mondo dell’arte), il celebre gruppo di artisti d’avanguardia che proponeva un radicale rinnovamento dell’arte russa ottocentesca ispirandosi all’arte europea contemporanea e soprattutto al Simbolismo e all’Art Nouveau.
Bilibin si specializzò nel campo della grafica, riversando in essa tutta la sua passione per il folklore della madrepatria. Il risultato più spettacolare fu una serie di illustrazioni per una collana di favole medievali pubblicate nei primi anni del Novecento. Tutte le diverse anime dell’arte popolare russa, tutti i suoi temi e simboli, vennero filtrati da Bilibin attraverso il linguaggio decorativo dell’Art Nouveau, creando delle immagini fiabesche che entrarono a loro volta a far parte dell’immaginario nazionale.
Le sue illustrazioni ignorano volutamente il chiaroscuro, le sfumature di luce. Le figure sono composte da macchie di colore uniformi racchiuse da marcate linee di contorno, come fossero complessi intarsi marmorei o vetrate medievali. Questa tecnica essenziale ed evocativa fece presa su un intera generazione di giovani artisti russi tra cui Wassily Kandinsky, i cui primi splendidi quadri ricordano da vicino le illustrazioni di Bilibin.
L’immagine più celebre, quella che nel tempo è diventata una sorta di icona dell’epoca d’oro dell’illustrazione russa, fu prodotta per la
Favola dello Zar Saltan di Aleksandr Pushkin. È la visione di una città incantata, dove tutto parla dell’antica Russia: l’eccesso di elementi decorativi, le spesse mura bianche e le cupole dorate, i tessuti ricoperti da morivi floreali, gli animali stilizzati nella cornice di fondo.
Dopo più di due decenni passati a produrre illustrazioni, manifesti, scenografie e costumi teatrali per il pubblico russo, Bilibin nel febbraio del 1920 raggiunse il Mar Nero e si imbarcò su una nave carica di rifugiati politici, abbandonando l’amata patria flagellata dalla guerra civile. I vent’anni succesivi li passò in esilio, prima al Cairo e poi a Parigi, rinunciando quasi del tutto all’illustrazione e dedicandosi alle scenografie e costumi per i celebri
Ballets Russes rappresentati a Parigi.
Solamente nel 1938 Bilibin decise di tornare in Russia. Riprese in mano l’illustrazione ma la vena lirica degli anni giovanili era persa per sempre. Iniziò a disegnare, come molti anni prima, varie tavole per cicli epici della Russia medievale, ritirandosi in un mitico passato mentre il mondo intorno a lui sprofondava nell’orrore.
Ivan Bilibin morì, come oltre un milione di suoi concittadini, nell’inverno del 1942 durante il terribile assedio di Leningrado, lasciando dietro di sè alcuni schizzi incompiuti per le sue amate leggende nazionali.


Photos:

1: Head-piece for Bilibin’s article Folk Arts and Crafts in the North of Russia published in the World of Art journal, 1904
2: And behold! To his amaze A great city met his gaze. Illustration for The Tale of the Tsar Saltan by Pushkin, 1905
3: Title-page for The Tale of the Tsar Saltan by Pushkin, 1905.


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