TO BE CONTINUED............................

Luca Lo Pinto. Illustrazioni Carola Bonfili

Nel 1979, un signore, I.C., scrisse un magnifico romanzo composto da 10 romanzi con un inizio ma senza una fine. Quest’estate mi è capitato sotto gli occhi e, appena ho cominciato a leggere, non ho resistito all’idea di adattare questo concept ad un articolo. Ovvero cinque testi all’interno di uno. Il filo che li lega è l’incompletezza. Un modo per poter spaziare tra argomenti diversi e lasciare libero chi legge di poter scegliere all’interno dell’articolo stesso.


A. WILLIAM CASTLE: Buzz the ass

Vi ricordate John “grande lebowsky” Goodman nel film “Matineè”? Interpretava un fantomatico produttore di B-Movies anni ’60 il cui unico fine era riuscire a spingere ad ogni costo i suoi film trash, facendo ricorso alle più basse (ma geniali) strategie di event-marketing. Come? Modificando le poltrone dei cinema con speciali effetti scossa elettrica o facendo indossare particolari occhiali 3-d per assistere alle proiezioni di film quali “Blob-il fluido che uccide” e simili.
Il personaggio che Goodman interpreta nel film è liberamente (nemmeno troppo) ispirato al William Castle del titolo. Io lo scoprii un po’ di anni fa in quelle chicche che tempo fa usava regalarci il defunto Tele+. “Homicidal” è il titolo di questo film, uno dei più celebri di questo regista americano morto nel 1977 e sconosciuto ai più. Specializzato in titoli a metà strada tra il thriller e l’horror, Castle andrebbe riconsiderato non tanto alla luce di una generale (e indiscrimanata) riscoperta del genere trash o di serie B, quanto rispetto allo specifico valore dei suoi film. “Homicidal”, ad esempio, potrebbe apparire a prima vista uno dei tanti thriller, nati sulla scia del successo di “Psycho”, ambientati nelle provincie americane con tanto di finale a sorpresa. Ma, in realtà, nasconde delle trovate geniali. A due minuti dalla fine, il film è interrotto dalla voce dello stesso regista che informa che chi non se la sente di vedere il finale può uscire ed essere rimborsato alla cassa! E si continua con una quantità di piccoli effetti, quasi comici, nel loro essere cosi espliciti. Ad essere onesti credo che il mio punto di vista sia molto diverso da quello dello stesso Castle. I suoi obbiettivi,infatti, erano puramente commerciali, ma nella sua ingenuità, a mio parere, ha avuto degli spunti quasi avanguardistici paragonandoli ai futuri tentativi di molti registi di sperimentare e giocare con il film ed i suoi diversi elementi strutturali.
Un vero anticipatore delle attuali strategie di marketing basate sul rapporto interattivo tra film e spettatore. Per lanciare “Macabre”, nel 1958, stipulò un contratto dove era prevista un’assicurazione (non valida per i malati di cuore) di $1000 per chi si fosse sentito male per la paura. Il suo fiuto lo portò a produrre…………………………………………………………………………


B. FUCKED UP

Se l’economista ha bisogno di una conoscenza di base della produzione culturale per comprendere l’economia, analogamente la critica culturale ha bisogno di una conoscenza di base dei processi economici per comprendere la cultura.
La cultura è un concetto notoriamente ambiguo. Rifratta in secoli di uso, la parola ha acquisito una serie di significati assai differenti e spesso contrastanti tra loro. Perfino come termine scientifico, si riferisce sia a un processo che a un prodotto.
Ma tutto questo non ha nulla a che fare con l’arte e nemmeno con la politica. Si può naturalmente attaccare un cavallo a un taxi o un taxi a un cavallo, ma sono entrambe soluzioni poco efficaci. E così di solito va a finire con l’arte politica: si attacca il cavallo all’automobile e ci si stupisce che la cosa non funzioni o che il cavallo ci lasci presto la pelle.
L’arte visiva forse non è il medium più adatto per un attuale cambiamento politico in senso lato, ma i progetti artistici possono provocare qualche piccola trasformazione o alterare alcune condizioni per un gruppo di persone.
E’ una cosa che vedo in continuazione: la corruzione istantanea di cose che sono fuori e provocanti e il tentativo di portarle dentro…prendere una certa energia e addomesticarla dolcemente e trasformarla in un flusso consumistico.
Se date bene un’occhiata, troverete merda in ogni strada che intraprenderete e se non mi credete leggete i vostri libri.
Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo!) ma sapete anche come essere  prepotenti, ricattatori e sicuri:  prerogative piccolo-borghesi, amici.
Provo a ridere di questo, nascondendo le lacrime nei miei occhi perché i ragazzi non piangono.
La maggior parte dei melodrammi, per esempio, sono legati ad una problematica che interessa la borghesia. Il che è del tutto menzognero e mistificatorio. Bisogna partire alla ricerca dei melodrammi che sono vissuti dal proletariato. Non di quelli che la borghesia ama o si eccita a credere siano vissuti da esso.
Il godimento è l’eccessivo piacere dato dalla rinuncia, o dallo stesso sacrificio. Cos’ha a che fare tutto questo con la nostra società liberal-permissiva che incita costantemente a godere il più possibile? Dovrebbe farci riflettere sui pericoli del moderno edonismo, che rischia di trasformarsi nel più rigoroso ascetismo. Oggi viene richiesto di godere, ma per poter davvero godere bisogna fare jogging, sottomettersi a una dura dieta, non bere, non fumare o abbandonarsi a eccessi sessuali. L’edonismo vorrebbe confinarci nella società più regolamentata che la storia umana abbia mai conosciuto.
L’uomo è educato in modo tale che ha bisogno d’amore in qualsiasi situazione. Ma non c’è nulla nella sua educazione che impedisca a chi è più forte in amore di sfruttare l’amore del più debole. In altre parole, è più facile farsi amare che amare.
Lo so che è veramente difficile vedere le persone che ami attaccarti dall’alto e scoprire che tutti quelli di cui ti fidi ti stanno soltanto vendendo secchi di bugie.
Ma questa è la vita o almeno quello che dicono tutti……………………………………………………………..

Il testo che avete appena letto è composto dalla contrapposizione di idee, testi di persone molto distanti tra loro per età, ideologie e professioni. Alcune frasi sono state modificate nella grammatica per problemi di traduzione e per tentare di creare un possibile link tra le parti. La volontà non è quella di creare un semplice collage di frasi ma giocare a creare una creatura meticcia dove diventa difficile distinguere posizioni e ideologie individuali che appaiono, invece, chiare e talvolta radicali se considerate nel loro contesto originario.
Un particolare puzzle composto da elementi di sagome diverse che non potranno mai incastrarsi perfettamente ma con un po’ di pressione forse si!
Gli “ospiti” (in ordine alfabetico): ELMGREEN & DRAGSET - BRIAN ENO – RAINER WERNER FASSBINDER - ADAM GREEN – DICK HEBDIGE - HEINER MULLER - TONI NEGRI – PIER PAOLO PASOLINI – FRANK SINATRA - THE CURE - THE MOLDY PEACHES -SLAVOJ ZIZEK

C. ART EDUCATION

accademia di belle arti di brera. milano. italia:

Giovanni M. Accame
Lelio Aiello
Luca Beatrice
Laura CherubinI
Italo Chiodi
Giuseppe Damiani
Giacinto Di Pietrantonio
Federico Ferrari
Mauro Folci
Alberto Garutti
Flaminio Gualdoni
Ermanno Krumm
Giovanni Iovane
Andrea Lissoni
Elisabetta Longari
Angela Madesani
Gianfranco Maraniello
M. Grazia Mattei
Marco Meneguzzo
Francesco Poli
Elena Pontiggia
Maura Pozzati
Filippo Scimeca
Lorenzo Taiuti
Tommaso Trini
accademia di belle arti. roma. italia:

Nicoletta AGOSTINI
Gabriella Bernardini
Donato Bianco 
Ivo Bomba 
Moreno Bondi
Roberto Bossaglia
Cecilia Casorati
Angela Cipriani 
Annamaria DAMIGELLA
Francesco Delli Santi
Michelle Humbert
Donatella Landi
Bruno Liberatore
Giuseppe Modica
Piero Mottola
Gianfranco Notargiacomo
Pietro Roccasecca
Nunzio Solendo
calarts. los angeles. usa:

Michael ASHER
Michael ASHEN
Jessica BRONSON
Leslie DICK
Sam DURANT
Anoka FARUQEE
Charles GAINES
Connie HATCH
Darcy HUEBLER
Martin KERSELS
Thomas LAWSON
John MANDEL
Shirley TSE
Millie WILSON
columbia university. new york. usa:

Gregory Amenoff
Janine Antoni
Jan Avgikos
Dan Cameron
Mark Dion
Coco Fusco
Liam Gillick
Peter Halley
Dana Hoey
Jutta Koether
Paul Ramirez Jonas
Jon Kessler
John Miller
Matt Mullican
Robert Nickas
Blake Rayne
Thomas Roma
Collier Schorr
Jeanne Silverthorne
Rirkrit Tiravanija
Tomas Vu-Daniel
Charline von Heyl
Kara Walker
goldsmiths. londra. inghilterra:

Simon Bedwell
Victor Burgin
Juan Cruz
Nina Danino
Nick de Ville
Alexia Defert
Sam Fisher
Gerard Hemsworth
Janis Jefferies
Stephen Johnson
Jiri Kratochvil
David Mabb
Suhail Malik
Jacqueline Pennell
Kate Smith
Susan Taylor
Michael Craig-Martin
staedschule. francoforte. germania:

Ben van Berkel
Johan Bettum
Daniel Birnbaum
Ayse Erkmen
Isabelle Graw
Wolfgang Günzel
Michael Krebber
Mark Leckey
Niklas Maak
Christa Näher
Tobias Rehberger
Simon Starling
Wolfgang Tillmans
Mark Wigley
Wolfgang Winter
Ritengo l’educazione uno degli elementi fondamentali e necessari per lo sviluppo di qualsiasi percorso professionale e lo stesso dicasi per il sistema dell’arte contemporanea.
Una delle tante e diverse ragioni dell’incapacità del sistema artistico italiano di costruire e produrre una solida e, affermata internazionalmente, generazione di giovani artisti risiede senza dubbio nella carenza dell’offerta delle scuole d’arte nazionali da un punto di vista didattico e logistico. Per curiosità personale ho voluto porre a confronto lo staff didattico di diverse accademie d’arte (italiane ed internazionali) prendendo come punto di partenza Roma, città in cui vivo, come esempio più drammatico. Per mancanza di spazio ho tralasciato altre realtà parimenti conosciute. Ammetto che non saranno molte le persone a conoscere i nomi sopra citati ma, per quei pochi eletti, questa lista vale molto più di tante parole……………………………………………………………
D. Quando pochi mesi fa

sono passato da Colette, il negozio (di vestiti, libri, cd, dvd e quant’altro) trendy per eccellenza di Parigi, c’è una cosa che mi ha sconvolto. Vendevano le playlist dell’I-Pod! Incredibile. Oramai non ci lasciano più neanche la libertà di scegliere quali sono i nostri dischi o film preferiti. Vedere questi quarantenni, infiocchettati in completi Dior e con scarpe ai piedi rigorosamente Adidas, ascoltare in cuffia la playlist di Colette con la convinzione di essere “avantgarde” mi provocava un sentimento a metà tra il comico e il rabbioso. Comico perché mi faceva sorridere pensare alla facilità con cui spillare i soldi a questo target di persone. Rabbioso perché quel mostro che si chiama capitalismo non è più un mostro ma un essere bianco-trasparente che manco i Ghostbusters riusciranno a catturare.
Il punto è che Colette non vende prodotti trendy tipo cuscini gonfiabili o compilation alla Cafè del mar, ma i film di H.Korine o Antonioni, alcune chicche della Criterion Collection, persino libri di filosofia e riviste autoprodotte. E’ questo l’elemento impressionante. Ogni prodotto, pur molto valido, inserito in un contesto del genere, riesce ad essere snaturato del suo significato e viene venduto non per cio che è, ma per ciò che riesce a rappresentare in quel preciso luogo e per quello specifico pubblico. Ormai……………………………

E.

L’attesa della ricerca deriva dalla impossbilità del risultatO. Mi spiego meglio. Anzi no. Tentare di rinchiUdere iL suo testo dentro questo appare eccessIvamente forzato a tal Punto che….non fInisce mAi…è uNa ruotA che gira senza fermarsi. Un movimento infinito. Ma stimolato da una struttura chiusa quale il cerchio.

Ho voluto concludere uno dei cinque articoli dell’articolo con un omaggio improvvisato a quel I.C., ispiratore di questo testo. Una sorta di improvvisazione testuale per creare un titolo all’interno del testo. Giocare con la parola e con la lingua come lui stesso fece per un periodo della sua vita insieme a Raymond Queneau, George Perec, Claude Berge e agli autori della “Bibliothèque Oulipienne”. Gli Oulipiani usavano le lettere come numeri, le frasi come linee. Applicavano la matematica alla letteratura. Elevavano i giochi di parola a raffinati campi da gioco in cui “sfidarsi” e confrontare i propri stili. Cosi……………………………..

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