LA LINEA

by Adriano Aymonino

STRAWBERRY HILL - HORACE WALPOLE’S GOTHIC FOLLY

In a residential area west of London, sandwiched between Victorian terrace houses and the bank of the Thames, stands a strange Gothic construction, half castle and half convent. This apparently modest building, off the beaten track and today visited by very few people, was for more than one century one of England's most influential pieces of architecture. Hundreds of visitors tried to visit it every year, attracted by its interiors and by the collections amassed within. This little house with a sweet name, Strawberry Hill, was built as a suburban villa by one of the most eccentric characters of eighteenth-century England: Horace Walpole. Dandy before the invention of Dandyism, affected, pale and thin as few others, Walpole was the perfect incarnation of the English snob aesthete.
If Oscar Wilde was the brilliant commentator of late Victorian society, Walpole was the ferocious and bitter exegete of the ‘manners and morals’ of Georgian England. In the thousands of letters, commentaries or history works produced by Walpole during his long life, aristocrats, artists, politicians and many other influential characters were dissected and ridiculed or, more rarely, exalted.
Walpole’s fame is today inevitably tied to The Castle of Otranto, a tale of ghosts, visions and knights set in medieval Italy, in which he inaugurated the Gothic novel as a literary genre.
Strawberry Hill belongs to the same morbid aesthetic and was the direct inspiration for Walpole’s fiction. Built between 1749 and 1776, it was conceived as a joke from the start, an eccentric reconstruction of the English past, without any pretention to seriousness or academic pedantry. The Gothic style chosen for the architecture is a playful mixture of very different sources, far removed from the absurd nationalistic pretentions and lack of imagination that characterised nineteenth-century Gothic Revival.
Walpole’s small castle is really the archetype of the house-museum in the modern sense of the term and was used as a model for successive creations, such as the Sir John Soane’s Museum in London. From the outset it was conceived with the intention of being shown to the public; Walpole compiled a catalogue of his collections for visitors, printed at his own expense at the Strawberry Hill Printing Press, founded in 1757.
The interiors were built step by step and filled with an exceptional quantity of collections. At the time of Walpole’s death in 1797, Strawberry Hill contained more than 4000 objects – without counting the huge number of books, prints and drawings it also held. Portraits, paintings, miniatures exhibited in a purpose-built cabinet, gems, armours, historical curiosities, were displayed thematically in every room to evocate English and European history and the development of the arts in general.
One of the most unusual and treasured objects was the black obsidian mirror, the ‘devil looking-glass’, used by the Elizabethan necromancer and alchemist John Dee to summon the spirits. This object, charged with ‘Gothic’ values, had reached Strawberry Hill as a gift from an aristocratic friend. At that time Walpole could not know that its demonic aura was even greater, given the fact that it was originally used by the Aztecs in their human sacrificial rituals. After various passages and owners it now rests in the Department of Prehistory and Europe of the British Museum.
All of Walpole’s collections were sold and dispersed in 1842 in one of the most famous auction sales of the nineteenth century. Since then Strawberry Hills remains a skeleton with no soul, an empty architecture whose original meaning and purpose has been destroyed forever.
For the first time in 150 years, an exhibition at the Victoria and Albert Museum in London has reassembled most of Walpole’s collections and after years of restoration Strawberry Hill will reopen its doors to visitors next September. This is probably the only occasion to directly experience the original assemblage of Walpole’s objects, before they return to the hands of public institutions or private collectors scattered all over the world.





In un’area residenziale a ovest di Londra, schiacciata tra case a schiera vittoriane e la sponda del Tamigi, si erge una strana costruzione gotica, metà castello e metà monastero. Un edificio apparentemente modesto, fuori mano, che oggi pochissimi visitano, fu in realtà per più di un secolo una delle costruzioni più influenti d’Inghilterra, quotidianamente presa d’assalto da torme di visitatori affascinati dalla sua architettura e dalle collezioni ammassate al suo interno. La piccola casa dal nome soave, ‘Strawberry Hill’, fu costruita come villa suburbana da uno dei personaggi più eccentrici dell’Inghilterra del Settecento: Horace Walpole. Dandy prima dell’invenzione del Dandysmo, affettato, pallidissimo e magro fino all’inverosimile, Walpole è la perfetta incarnazione dell’esteta snob anlgosassone.
Se Oscar Wilde fu il brillante commentatore dell’età tardo vittoriana, Walpole fu il feroce e sprezzante esegeta delle ‘maniere e costumi’ dell’Inghilterra Georgiana. Aristocratici, artisti, politici e personalità influenti, vennero tutti impassibilmente sezionati, ridicolizzati, o più raramente esaltati, nelle migliaia di lettere, commentari e opere storiche prodotte da Walpole nel corso della sua lunga vita.
La fama di Walpole è oggi indissolubilmente legata al Castello di Otranto, racconto di fantasmi, apparizioni e cavalieri ambientata nell’Italia del Medioevo, iniziatore del romanzo gotico come genere letterario.
Strawberry Hill fa parte della stessa estetica morbosa e fu la diretta ispirazione per il romanzo di Walpole. Costruita tra il 1749 e il 1776, fu concepita fin dall’inizio come scherzo, eccentrica ricostruzione del passato inglese in miniatura, senza nessuna pretesa di serietà o pedanteria accademica. Lo stesso stile gotico usato per l’architettura è un’insieme di citazioni diversissime e volutamente incoerenti, senza le assurde pretese nazionalistiche e la pedanteria filologica del Gothic Revival ottocentesco.
Il piccolo castello di Walpole è a pieno titolo l’iniziatore della casa-museo in senso moderno e servì da modello per successive simili creazioni, tra cui il Sir John Soane’s Museum. Fin dall’inizio fu concepita con l’intenzione di essere mostrata al pubblico e Walpole creò un catalogo delle proprie collezioni a uso dei visitatori, stampato a proprie spese dalla Strawberry Hill Printing Press, inaugurata nel 1757.
Gli interni furono costruiti a più riprese e riempiti da un numero eccezionale di collezioni. A prescindere da una vasta raccolta di libri, stampe e disegni, alla morte di Walpole nel 1797 Strawberry Hill conteneva più di 4000 oggetti. Ritratti, dipinti, miniature esibite in un gabinetto fatto costruire appositamente, gemme, armature, curiosità storiche, vennero disposte tematicamente in ogni stanza a evocare la storia anglosassone ed europea e lo sviluppo della storia dell’arte in generale.
Uno degli oggetti più inusuali era lo specchio di ossidiana nera, lo “specchio del diavolo”, usato dal necromante e alchimista elisabettiano John Dee per evocare gli spiriti. Questo oggetto carico di valenze ‘gotiche’ era giunto a Strawberry Hill come dono di un amico aristocratico. Walpole ignorava che la sua aura demoniaca era rinvigorita dal fatto che originariamente era stato scolpito e usato dagli Aztechi per i loro sacrifici umani. Dopo vari proprietari e peregrinazioni lo specchio ora riposa nel British Museum a Londra.
Tutti le collezioni di Walpole vennero vedute e disperse nel 1842 in quella che fu una delle aste più celebri dell’Ottocento e da allora Strawberry Hill rimane uno scheletro senza anima, un’architettura vuota e snaturata del suo significato originario.
Per la prima volta dopo più di 150 anni una mostra al Victoria and Albert Museum di Londra ha riassemblato gran parte delle collezioni di Walpole, e dopo anni di restauri in settembre Strawberry Hill riaprirà le porte ai visitatori. Questa è probabilmente l’unica occasione per vedere la disposizione originaria degli oggetti di Walpole, prima che ritornino nelle mani di collezionisti privati o istituzioni pubbliche sparse in tutto il mondo.



(01/9)