CRACKERS

MANNEQUINS
Store mannequins all look formless by now. Before, they used to look like human beings and the first thing they made you think of were blow-up dolls. They’re also whiter, or otherwise more colorful. That’s interesting, because it’s as though the color skin-pink – that is, the human element – actually clashed with contemporary design.
Ormai i manichini dei negozi sembrano tutti senza forme. Prima assomigliavano molto agli esseri umani e la prima cosa che ti veniva in mente erano le bambole gonfiabili. Sono anche più bianchi, o molto colorati. È interessante, perché è come se il color rosa-pelle, cioè l’elemento umano, stonasse col design contemporaneo.

DC’s BLOG
Internal politics and conspiracy theories aside, there’s nothing more boring than a magazine writing about a blog. But for Dennis Cooper (one of the greatest interpreters of contemporary American literature), we’re willing to make an exception. His is the loftiest example available to us, and perhaps the only instance of a blog attaining to the status of religion. A veritable Gesamtkunstwerk, where private writings, images, videos and information come together to give life to something virtually unclassifiable and all-encompassing; something resembling a new and unprecedented literary form.
Parlare di blog su una rivista è una delle cose più noiose che ci sia, insieme alla politica interna e alle teorie cospirazioniste, ma per Dennis Cooper (uno dei migliori interpreti della letteratura statunitense contemporanea) si può fare un’eccezione. Il suo è l’esempio più alto a cui si possa fare riferimento, ed è forse l’unico caso in cui un blog abbia raggiunto il grado di religione. Un vero e proprio Gesamtkunstwerk, dove la scrittura privata, le immagini, i video e l’informazione si fondono insieme per dare vita ad un qualcosa difficilmente catalogabile e onnicomprensivo, che assomiglia ad una nuova ed inedita forma di letteratura.

SEXY CAR WASH
It may have gone out of fashion, but it is one of the most widespread sex fantasies in the western world, and it represents an almost philosophical form of disorientation. The problem is, it’s never been too clear whether the idea of a sexy car wash is best related to from inside or outside the car. What’s better, the clear or the intimate view? The lucid-distance or the opaque-vicinity? This question has a certain bearing: in effect, it describes the inexactitude of all aesthetic knowledge.
Forse non va più tanto di moda, ma è una delle fantasie sexy più diffuse nel mondo occidentale e rappresenta una forma quasi filosofica di spaesamento. Il fatto è che non è mai stato troppo chiaro se, in relazione all’idea di sexy car wash, sia più giusto posizionare se stessi dentro o fuori la macchina. Meglio la visione chiara o quella intima? Il ben visibile-lontano o l’opaco-vicino? La questione è di un certo livello, in pratica descrive l’inesattezza di ogni conoscenza estetica.

CAR POETRY
Bravo, Brava. Maxi, Mini. Punto, Linea. Uno, Sedici, Cinquecento, Seicento. Seven, Twenty. Flaminia, Flavia, Fulvia, Picasso. Fiesta, Mexico, Capri, Cortina, Palio Weekend, Siena, Europa. Ulysse. Silver Cloud, Testa Rossa.

HIPSTAH
It’s a smartphone application (that shall remain nameless but that you might have heard about). Basically, it lets you take apparently creative mobile phone photos. If the light is pretty and your hand trembles, you turn into Ryan McGinley. All the photo-enthusiasts say it’s awful, but that’s only because they feel a little lampooned. In just 1.3 MB, this application condenses the tics of an entire genre of contemporary photography. Better than any art critic could.
È un’applicazione per smartphone (di cui non diciamo il nome ma di cui avrete forse sentito parlare) che permette di fare foto col telefonino in modo apparentemente creativo. Se c’è una bella luce e la tua mano trema un po’, diventi Ryan McGinley. Tutti gli appassionati dicono che è una cosa orrenda, ma in fondo è perché si sentono presi in giro. In 1.3 Mb questa applicazione condensa i tic di un intero genere di fotografia contemporanea, meglio di qualsiasi critico d’arte.

CLEANING IS SEXY
If you hate cleaning, you’ll still know that removing dust from a dust-covered table, given the right utensils, is beautiful. There are some things that represent a form of universal subjectivity – one in particular: domestic-product pornography. Basically, all those home-shopping shows for knives, mops, window-cleaners, vacuum cleaners, vaporizers. Removing a dirt-stain from a dusty tabletop is an arousing, aesthetically pornographic gesture. In a sense, it recalls the anthropological act of distinguishing the forest from the village, the human from the wild.
Se odii pulire la casa, saprai però che togliere la polvere da un tavolo completamente impolverato, con l’attrezzo giusto, è molto bello. Ci sono cose che rappresentano una forma di universalità soggettiva, una in particolare: la pornografia dei prodotti per la casa. In pratica tutte le televendite di coltelli, scope, spazzole lavavetri, aspirapolvere, vaporizzatori. Togliere via una macchia di sporco da un tavolo pieno di polvere è un gesto eccitante, esteticamente sexy. In un certo senso ricorda l’atto antropologico di distinguere la foresta dal villaggio, il selvaggio dall’umano.

BEN SANSBURY
It’s cool having a friend who’s eight feet tall, who time-travels, speaks three times as fast as you, and is already two topics ahead by the time you try to answer him. You have a cup of tea and he talks about what he did tomorrow. You see him knocking down walls to build some kind of Mayan pyramid-shaped sculpture that he’s going to live and take photos in. There you go.
È bello avere un amico alto due metri e trenta, che viaggia nel tempo, parla tre volte più veloce di te e mentre tu stai per rispondergli è già saltato due argomenti più avanti. Bevete del tè e lui discute di quello che ha fatto domani. Lo vedi mentre butta giù i piani per costruire una qualche scultura a forma di piramide maya dove lui abiterà e ci si farà le foto dentro. Ecco.

K-PUNK
Usually, you surf the net in a kind of loop, returning to the same sites again and again. So when you’ve tired of tits, trash journalism and idiotic comments, maybe you feel like reading a Marxist review of The Dark Knight, followed by an article that speaks ill of Johnny Depp.
Di solito si gira sul web in maniera ciclica, tornando e ritornando sempre agli stessi siti. Le volte che uno si rompe di tette, giornalismo trash e messaggini idioti, magari gli va invece di leggersi una recensione di The Dark Knight in chiave marxista, seguita da un articolo che parla male di Johnny Depp.

WIDE-NECK T-SHIRTS
There’s a prophetic comment to be found on one well-known electronic music blog: “…can you explain to me why everyone who plays Minus stuff wears wide-neck t-shirts???” A difficult question, which draws attention to one thing: alongside skinny jeans and colored Ray-Bans, wide-neck t-shirts represent the overt symbol of correspondence between a certain kind of fashion and a certain kind of music. It’s an ugly sort of return to the concept of musical belonging: if I dress like this, you know what I like. However, the fact that both the music and the fashion are rather questionable leads us to conclude that, in the end, it’s all a matter of the proportion between neck and neck, and that being one of them requires having a hairless chest.
In un famoso blog di musica elettronica c’è un commento profetico: “(…)mi spiegate perchè chi suona la roba Minus c’ha sempre le magliette col collo largo???” Domanda non facile che mette in evidenza una cosa: oltre ai pantaloni a tubo e ai rayban colorati, le t-shirts a collo largo sono il simbolo evidente della corrispondenza tra certa moda e certa musica. È una specie di brutto ritorno al concetto di appartenenza musicale: se mi vesto così, sai cosa mi piace. Però, il fatto che sia il modo di vestire che la musica siano parecchio discutibili, ci porta a dire che alla fine è tutto un fatto di proporzioni tra collo e colletto, e che per essere uno di loro non devi avere i peli sul petto.

ROBERT SMITHSON
THE COLLECTED WRITINGS

One of the most beautiful books ever published. Confirmation of the fact that a good artist speaks clearly to the whole world. Or that, like a dub record, he leads you to imagine the sounds between the beats. Here, the beats are the words/images. For instance, the piece where he and Donald Judd go around New Jersey looking for minerals, then polish off a giant smoothie. Like our uncle would say: dry style, big soul.
Uno dei libri più belli mai pubblicati. La conferma che un artista bravo comunica tutto in modo chiaro. Oppure, come un disco dub, ti lascia a immaginare i suoni negli spazi fra i beat. In questo caso i beat sono le parole/immagini. Per esempio, il pezzo in cui lui e Donald Judd vanno in giro per il New Jersey a cercare minerali e poi si sparano un frullato gigante. Come direbbe nostro zio: stile secco, grande anima.

MY GIRLS
My Girls is a song by Animal Collective, and, objectively speaking, it’s annoyed the heck out of us. Pitchfork rightly considers it the number one single of 2009. Considering that the band’s been making growls, tinkles, mumbles, and little chip‘n’dale voices since the year 2000, we can deduce that the concept of “the decade” is still the most valid one from an aesthetic point of view. In the meantime, Brian Wilson’s bought a grave to turn in, on purpose.
My Girls è una canzone degli Animal Collective e, oggettivamente, ce l’ha fatti a peperini. Pitchfork la considera la canzone numero uno del 2009, non a torto. Contando che è dal 2000 che il gruppo produce guaiti, suoni di campanellini, mugugnii e vocine alla cip&ciop, si può dedurre che il concetto di decade sia ancora il più valido da un punto di vista estetico. Nel frattempo Brian Wilson ha comprato una tomba per rivoltarcisi dentro, apposta.

JAIKO SUZUKI
We met her a million years ago in the mountains of central Italy. She was going around looking for Lucio Battisti EPs. The fact that she was going around in a t-shirt that said “TUTTO IL RESTO È NOIA” (“everything else is boredom”) already put her in the Top 5. Then we discovered that she’s also a siren, a proper one, that she plays the drums with the Immortali, has thirty-four other talents and a great smile. Like a friend of hers says: “she’s like this little burning sparkler that never burns out.”
L’abbiamo incontrata un milione d’anni fa sulle montagne del centro Italia. Girava cercando 45 giri di Lucio Battisti. Il fatto che andasse in giro con una maglietta sui cui c’era scritto “TUTTO IL RESTO È NOIA” l’ha subito messa nella Top 5. Poi abbiamo scoperto che è anche una sirena, di quelle vere, suona la batteria con gli Immortali, ha altri trentaquattro talenti diversi e un gran sorriso. Come dice una sua amica: “she’s like this little burning sparkler that never burns out.”

CRIPTOZOOLOGY
The term cryptozoology dates back to the 1950s, when it was coined by the Belgian zoologist Bernard Heuvelmans. Of Greek etymology, it literally means “the science of hidden animals” – that is, those species of animals assumed to exist on the basis of material evidence deemed inconclusive by mainstream science. Now, it’s not so much about investigating the purported existence of bunyips and chupacabras, as about losing yourself in the plethora of literary and scientific writing dedicated to all this stuff. With one question in mind: what came first, the egg or the eggs.
Il termine criptozoologia risale alla metà degli anni ‘50 ed è stato coniato dallo zoologo belga Bernard Heuvelmans. Deriva dal greco e significa letteralmente “la scienza degli animali nascosti”, ovvero specie di animali ritenute viventi sulla base di evidenze materiali non considerate sufficienti dalla scienza ufficiale. Ora, non è tanto indagare sulla verità dell’esistenza di bunyip e chupacabra, ma perdersi nella vastità letteraria e scientifica a tutto questo dedicata. Con una domanda: è nato prima l’uovo o le uova.

WOLFBOY
That vanity and thirst for success turn artists into carpet salesmen is well known. Instead of thinking about crap like being seen here or there, it might be better to try to simply carry out the profession with a little more humility and dedication. To work in a store or a red-light video rental, recount the experience in a series of photocopied booklets, sold for next to nothing and well-written – that yes. Kafka used to work in insurance, not PR.
La vanità e la brama di successo trasformano l’artista in venditore di tappeti, si sa. Invece di stare a pensare alle cazzate tipo apparire qui o lì, bisognerebbe semplicemente provare a svolgere la professione con un po’ più di umiltà e dedizione. Lavorare come commesso in un videonoleggio a luci rosse o in un negozio, riportarne le esperienze in una serie di libretti fotocopiati e venduti quasi a niente, scritti bene, questo sì. Kafka faceva l’assicuratore, mica il PR.

NASONI
An English friend of ours says that Rome is the best city to live in if you’re a bum. One of the reasons could be that it’s full of fountains, and above all drinking fountains, continuously flowing with fresh spring water. Which allow you, for example, to shave and freshen up after sleeping under a pine tree in one of the city’s marvelous parks. Finding yourself in front of the crystalline stream, you feel like you’re in Arcadia, the pile of garbage facing you no less than a Greek temple.
Un nostro amico inglese dice che Roma è la città migliore per fare il barbone. Uno dei motivi potrebbe essere il fatto che è piena di fontane e soprattutto fontanelle da cui sgorga in continuazione acqua fresca di sorgente. Che ti permette, dopo che hai dormito sotto a un pino in uno dei meravigliosi parchi della città, di raderti e renderti presentabile, per dirne una. Ti trovi davanti al getto cristallino e ti sembra di essere in Arcadia, e il cumulo di rifiuti che hai davanti ti sembra un tempio greco.

DUST
If you too are familiar with the sensation of staring at a fleck of dust at the foot of your bed, melancholically contemplating your state of confusion, the netherworld and entropy; if all that makes you want to deepen your understanding of this most challenged of all domestic detritus, to learn its taxonomy and comprehend its effects: Dust, the Hartmut Bitomsky documentary. It’s so concrete and exhaustive that it’s actually romantic. And without even coughing, you’ll know more about entropy, forgetting, and the origin of the world.
Se anche per voi non è una sensazione così astratta fissare un grumo di polvere ai piedi del vostro letto pensando con malinconia: al vostro stato confusionale, all’oltretomba e all’entropia. Se tutto questo vi fa venire voglia di approfondire l’esistenza del più combattuto detrito domestico, conoscerne la tassonomia e gli effetti che provoca: Dust, il documentario di Hartmut Bitomsky. E’ così concreto ed esaustivo da essere romantico. E senza tossire ne saprete di più sull’entropia, l’oblio e l’origine del mondo. 

(01/17)