How to work better

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10 regole per lavorare meglio. Seguite il consiglio di Fischli&Weiss. Loro sono ricchi, felici e hanno successo. (llp)

Gran Torino

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Clint mi ha fatto sentire in colpa per non saper aggiustare un lavandino. E anche per non avere una macchina, né saperla guidare, perché alla veneranda età di ventisette anni la patente non ce l’ho ancora. Non ci possiamo far niente, pur cresciuti dall’altra parte dell’oceano le scorie dell’American Dream, anche sotto gli aspetti più deteriori, piaccia o no, le abbiamo nel sangue. Quindi un film come Gran Torino lo capiamo. A patto di essere maschietti, perché le ragazze che uscivano dal cinema deluse hanno la mia comprensione, troppa mitologia virile in un’ora e mezza. L’altra faccia di Million Dollar Baby. Dalla figlia negata al figlio negato. Con l’identica abilità nello spingere i clichè sull’orlo del patetismo senza mai caderci. Perché un clichè è ridicolo e cento commuovono. E nessuno lo sa bene come Clint. (fr)

… E Prini

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Emilio Prini in an old picture. One of the greatest and most complex artists and thinkers ever. (llp)

The Scene

Che gli afro americani avessero un qualcosa di superiore nel ballare e nel suonare lo sapevamo già. Questo breve spezzone preso da The Scene, uno show televisivo in onda tra il 1975 e il 1987 sulla WGRP di Detroit (la prima stazione televisiva americana ad essere gestita da un afro americano), non fa altro che confermarlo. Questo programma ha pubblicizzato la Techno di Detroit e ha rivoluzionato il format televisivo del “dance show” addirittura prima di Boncompagni. Nel video che vedete va in onda Sharevari dei A Number of Names, un pezzo proto-techno dagli echi sonori tedeschi che fa pensare anche alla Val Gardena. Era il 1981. Per gli amanti dell’abbigliamento consiglio di dare un’occhiata al sito dedicato a The Scene: http://www.thescenedetroit.com/index.html. p.s.: grazie all’amico Fab per averci segnalato il video. (lmg)

Traffic

Sono passati quasi due mesi da quando ha chiuso “il tempio della musica a Roma” e, in questo quartiere, a parte il grigiore sovietico della Stazione Tiburtina e la skyline vegetale del Verano in lontananza, non è rimasto poi molto. E’ stato forse il primo locale dove ho messo piede quando mi sono trasferito a Roma. Ancor prima di “Sonica” si chiamava Moon Club e facevano concerti heavy metal con “ingresso con litro di birra” a tredicimila lire. La cosa che più mi manca, vi potrà sembrare stupido, è che si poteva fumare dentro. Che suonassero i Cripple Bastards piuttosto che i Camerata Mediolanense, i Concrete piuttosto che Moltheni, c’era sempre quel tanfo aspro di nicotina, sudore e chiazze di birra a buon mercato sui vestiti di sconosciuti. Da ragazzino mi piaceva pensare che il CBGB fosse così. Ora le sigarette a straforo me le posso fumare solo al Sinister Noise o, a seconda dell’audience, all’Init. Ciao Traffic. (fr)

Never Stop with Rita Ackermann for Kai Kuhne by Marcelo Krasilcic

Presentare le collezioni con un video è orami una moda assodata (vedi Adam Kimmel/Ari Marcopolous). Questo che vedete è il videoclip realizzato dal fotografo Marcelo Krasilcic, già collaboratore di Butt e altre riviste gaie,  per la campagna dello stilista di base a New York Kai Kuhne. La musa non poteva non essere un’artista. E chi meglio di Rita Ackermann? (llp)