Christian Frosi at Francesco Pantaleone

Domani a Palermo is a series of residencies and shows organized by Francesco Pantaleone. Now it’s time for Christian Frosi, one of the most interesting italian artists from his generation.

Opening April 30 2010

Opera in tre atti, senza fine (e senza titolo)

Il progetto di Christian Frosi per la sua prima personale a Palermo inizia nei giorni in cui una parte del globo viene accerchiata dall’enorme nube di vapore acqueo, anidride solforosa, fluoro e ceneri di silicio scaturita dal vulcano islandese Eyjafjallajökull. Poco da fare, rimane bloccato a Milano, arrivando a Palermo tre giorni dopo la data d’inizio prefissata per la sua residenza siciliana. Christian decide comunque di intraprendere il suo viaggio, ma in un altro modo, e soprattutto in un altro luogo. Così, con la collaborazione di Francesco Pantaleone, nasce la pagina web www.oooooooblackcloud.net, uno spazio attivato come un vero e proprio progetto editoriale on line, in cui a partire dal 18 aprile, l’artista immette fotografie, mappe, immagini trovate in ogni dove sull’evoluzione della nuvola, ma non solo. Aggiornata randomicamente, e senza una cadenza stabilita, la pagina web contiene tutto ciò che Christian trova interessante, curioso, suggestivo, bizzarro. Quello che finisce dentro www.oooooooblackcloud.net è il risultato di un’opera aperta, continuamente rinnovata, dove l’imprevedibilità e l’indeterminatezza partecipano a rendere vivo questo luogo, prima, durante e dopo la mostra a Palermo. L’interesse per Frosi per le nuvole, e in generale per le dinamiche chimiche che modificano i cambiamenti di stato dei corpi ha inizio alcuni anni fa. In particolare nel 2008 quando la nuvola yippipie, si forma sui cieli dell’Australia, l’artista parte per il continente per osservarla e studiarla, con una borsa del Castello di Rivoli, convinto che anche una nuvola nella sua evanescenza esprime l’idea di scultura in una forma utopica e futuribile. Il titolo con ben sette “o” che precedono la “black cloud” appare come un’imprecazione, un urlo forse, la ripetizione calligrafica di un segno come nelle poesie futuriste di Marinetti -le “poesie da guardare”- in cui le parole si dispongono per formare disegni, per costruire il senso dell’immagine, anche nel nome di un sito internet. Questa storia dei titoli però non è casuale, ed anzi come scrive lo stesso Frosi a proposito del titolo con dieci O dato all’opera esposta alla mostra Ambient Tour, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2007: “lo trovo interessante nel suo aspetto sonoro”. Marinetti e Russolo, siamo certi, sarebbero d’accordo.

La nuvola nera del vulcano Eyjafjallajökull che nel frattempo ha bloccato mezzo mondo, si è dissolta, è sparita chissà dove sulle nostre teste e gli aerei hanno ripreso a volare, anche quello che ha portato Christian a destinazione. L’arrivo a Palermo Christian lo racconta con l’entusiasmo di chi inizia per davvero il viaggio della scoperta, con gli occhi e la mente pronti a ricevere e darsi reciprocamente. Nel lavoro di Frosi, come in quello di un esploratore, accadono cose spesso imprevedibili, volutamente imprevedibili, che ad un tratto segnano nuovi percorsi entro cui l’artista si muove, ad esempio trovare per le strade del quartiere della Zisa una vecchia finestra, poi utilizzata per diventare l’anima di una scultura esposta in mostra. La pratica dell’oggetto trovato, come quella di accumulare cose, relitti, chincaglierie che nel Merzbau di Karl Swittters ha il suo primo monumento storico, ritorna nell’opera dell’artista milanese come scelta linguistica. Come il Merzbau, disintegrato sotto le bombe della Prima Guerra Mondiale, la finestra di Frosi finisce in tanti pezzetti dentro due grandi tubi di legno di abete, poggiati su delle basi indirizzate lì dove la galleria di Francesco Pantaleone si affaccia sulla Piazzetta Garraffello, nel quartiere della Vuccirìa (nel cuore di Palermo, anch’esso squarciato dai bombardamenti bellici, insomma anche questo una specie di Merzbau di dimensioni urbane). Le sculture di legno New Title YYYYYYY Window, 2010, raccontano la piazza, la città, i brandelli della sua storia, cosa è rimasto di quel passato e di questo presente storico, fermandone la memoria dentro un oggetto. L’approccio di Frosi, per certi versi archivistico, riflette la volontà dell’artista di scomporre, analizzare e poi ricostruire, mettendo in atto un processo, a cui viene affidata un’interpretazione critica, la registrazione di un qui e ora, fermato dentro la geometria di una scultura. La struttura appare come “un espediente grafico con cui viene descritto l’aumento di velocità prossimo alla velocità della luce”, funzionale a “restituire un movimento, una verticalizzazione o un accelerazione”.

In un ambiente oscurato, e visibile solo attraverso la luce fioca di torce elettriche, quattro sfere gonfiabili reggono una struttura piramidale costituita da sostegni in legno. L’installazione New Title OOOO la stanza favorita, 2010, è un ambiente da attraversare nella sua consistenza fisica all’interno dello spazio espositivo.

Nel terzo dei progetti che Christian Frosi ha realizzato a Palermo, Dalk CCCCCCC, 2010, l’artista ci mette ancora una volta davanti al fatto che l’opera è in realtà un processo e non un oggetto, e che gli oggetti servono ad instaurare relazioni con i luoghi e con le persone, funzionando come elementi di contaminazione con lo spazio, in forma quasi virale. Alcune delle sculture di dimensioni variabili a forma di “C” sono esposte nello spazio della galleria, che è il luogo deputato a presentarle, ma finiscono anche sui banchi dei negozi della Vuccirìa, disseminate per la città, oppure tra le mani della gente che l’artista sceglie di fotografare, per documentarne le infinite variazioni possibili. Nello stesso spazio, nel giardino delle “C”, l’installazione a parete Braccio TV e foglie di palma, 2010, rappresenta l’ultima ipotesi di scultura possibile, l’ossimoro tra due materie diametralmente opposte, l’una deperisce, l’altra sopravvive nella sua eterna durezza.